venerdì, Dicembre 3

Imprese familiari e non: casi di cultura e business Sia il passato che il presente offrono delle buone opportunità di sviluppo integrando l’interesse del privato industriale, l’intelligenza artistica e culturale nonché il patrimonio della cosa pubblica

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Perché le imprese, prevalentemente familiari, adottano arte e cultura in generale come parte integrante della loro mission imprenditoriale? Ci sono varie risposte integrabili fra loro: per legare il proprio nome a un segno d’arte e di cultura che spesso sopravvive all’impresa stessa; per una manovra di joint brand fra quello dell’impresa e dell’opera d’arte e culturale; per dare un valore aggiunto alla motivazione d’acquisto dei prodotti dell’impresa. Tutto questo oggi,in termini aziendali, si chiama ‘purpose’ e cioè l’insieme integrato delle attività che proattivamente sono  condizione necessaria per il successo (a breve, medio, lungo periodo) dell’azienda; cioè l’impatto sociale positivo generato sul territorio e sulla popolazione, misurato per gli stakeholders e gli shareholders.

Il purpose ha un senso come orientamento positivo ambientale, sociale e di governance (ESG: si, no, non lo so) sia del management e dei dipendenti sia della strategia deliberata. L’impatto positivo è sociale; si raggiunge con un allineamento organizzativo di condivisione di senso (andare verso una meta olistica:economico-sociale) e di incremento dell’orientamento alla ricchezza morale e culturale dell’impresa e del commitment conseguente con il sistema.

Forse che cultura ed arte non sono definibili come azioni economico-sociali e di incremento dell’orientamento alla ricchezza morale e culturale dell’impresa e del commitment conseguente con il sistema?

Anche spigolando nella storia dell’industria (familiare e non) del nostro Paese, si potrebbe costruire ‘una storia infinita’ di generatività di valore sociale tramite cultura ed arte. Qui solo qualche storia esemplificativa.

A Milano, nel XIX e nel XX secolo, la borghesia del commercio e dell’industria promosse il rapporto con le arti e con gli artisti, mutuato dall’aristocrazia e dalla Chiesa. L’oggetto d’arte era inteso come uno status symbol, ma anche come capacità di promozione sociale e responsabilità sociale imprenditoriale. La forza generativa e trasformativa delle risorse erano le imprese familiari. Questo interesse milanese per l’arte e la cultura ha permesso alla città di sviluppare importanti opere artistiche, architettoniche, scultoree, pittoriche e letterarie. Anche oggi c’è interesse, ma si dovrebbe incentivare.

Alcuni ‘cammei’.

Collezioni private delle famiglie milanesi, che hanno contribuito all’arricchimento del patrimonio artistico del nostro Paese: come l’acquisto di opere di Picasso da parte di Carlo De Angeli-Frua della fabbrica ‘De Angeli-Frua, Società per l’industria dei tessuti stampati S.p.A.’.

Ettore Conti, fondatore della società elettrica Conti e C., ha assunto nel corso della sua vita importanti cariche all’interno di imprese industriali e finanziarie (è stato presidente dell’AGIP e della Banca Commerciale Italiana). Dal punto di vista artistico e del suo mecenatismo, a Milano, è ricordato per l’acquisto della casa abitata nel quindicesimo secolo dagli Atellani e la sua rivalorizzazione. Ristrutturò la cappella degli Atellani nella chiesa di Santa Maria delle Grazie. Nel 1935 si assunse l’onere dell’intero restauro della chiesa, cui provvide anche a seguito dei bombardamenti post bellici.

La famiglia Bernocchi, da una piccola attività di candeggio dei tessuti vicino a Legnano, fu in grado di aprire un grande stabilimento per lo stampaggio di tessuti in cotone, di cui Antonio Bernocchi fu il gestore principale. Dopo la sua scomparsa, la Fondazione Bernocchi donò al Comune di Milano il palazzo della Triennale.

Tra Ottocento e Novecento la famiglia Feltrinelli si occupava di attività bancarie, finanziarie e immobiliari. La generazione successiva diede vita, con Giangiacomo, all’omonima casa editrice. Alla sua morte, venne fondata la fondazione omonima che è un importante centro di ricerca sulla storia e sulla politica internazionali.

La famiglia Falck con Giorgio Enrico Falck che fu il fondatore dell’omonima acciaieria milanese. Tra l’altro presidente e membro di istituzioni culturali, come gli Amici della Scala, museo di Brera, museo Poldi Pezzoli. fondatore della Casa per anziani Giorgio Enrico  Falck e delle Case dei bambini Montessori.

I Crespi con la fabbrica di tessuti di cotone, fondata a inizio Ottocento. Cristoforo Benigno divenne in poco tempo un collezionista d’arte importantissimo, con tele di Correggio, Tiepolo, Canaletto…

E come dimenticare Ferdinando Bocconi con il suo commercio di tessuti, a cui è legata l’università Bocconi?

La fortuna dei Pirelli nacque a fine Ottocento, quando iniziarono a produrre i primi pneumatici italiani e poi successivamente espansero le loro attività, incrementando costantemente i fatturati. Furono i committenti dell’omonimo grattacielo di Milano, che è grande esempio del potere economico milanese oltre che dell’architettura civile dell’epoca. I Pirelli sono anche, insieme ai Falck e ai Crespi, una delle famiglie più munifiche del museo Poldi Pezzoli.

Rizzoli, iniziando l’attività in una piccola tipografia, divenne in pochi anni un grande editore, occupandosi anche di progetti cinematografici. La sede della Rizzoli si spostò in un nuovo edificio, a ridosso del Lambro, progettato dall’ingegnere Pestalozza, e fu considerato il più funzionale stabilimento editoriale d’Italia. Ovviamente c’è un collegamento forte con il ‘Corriere della Sera’.

Un’altra imprenditorialità è quella pubblica che può trasformare un evento culturale in una icona di sviluppo economico e sociale. Anche qui, (scontando purtroppo l’era Covid-19 imperante) l’Italia è una fucina di festival, expo che hanno come tema la cultura. Sia il passato che il presente offrono delle buone opportunità di sviluppo integrando l’interesse del privato industriale, l’intelligenza artistica e culturale nonché il patrimonio della cosa pubblica.

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Sull'autore

Professore associato di Economia delle aziende e delle amministrazioni pubbliche presso l'Istituto di Pubblica Amministrazione e Sanità (IPAS). Direttore del Master in Management delle aziende cooperative e imprese sociali non profit (NP&COOP). Docente senior dell' Area Public Management & Policy della SDA Bocconi. Membro del comitato scientifico della rivista Non Profit, Maggioli Editore. Membro del comitato medico-scientifico della rivista Vivere oggi del Comune di Milano. Membro del comitato scientifico della rivista Azienda Pubblica, Maggioli Editore. Fondatore e promotore della collana "Aziende non profit. Strategie, struttura e sistema informativo", EGEA, Milano. Membro dell'editorial advisory committee di Health Marketing Quarterly e del Journal of Professional Services Marketing, The Haworth Press, Inc., Binghamton, New York. Membro del comitato scientifico dell'Unione Nazionale Imprese di Comunicazione, UNICOM. Membro dell'Associazione Italiana di Economia Sanitaria, AIES. Membro dell'Osservatorio Camerale Economia Civile, Camera di Commercio di Milano. Membro del comitato scientifico dell'Associazione Italiana Fundraiser di Forlì, ASSIFF. Membro del Consiglio di Gestione della Fondazione a sostegno della solidarietà sociale Umanamente, gruppo RAS. Membro del comitato etico di Coop Lombardia, Milano. Membro del comitato etico di Investietico, BPM Milano. Membro del comitato scientifico dell'Associazione Italiana della Comunicazione Pubblica e Istituzionale.

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