sabato, Luglio 24

Imprese, ecco le regole d'oro per non morire di credito

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La non fallibilità per le piccole e medie imprese affette da ritardi dei tempi medi di pagamento con una relativa modifica della Legge Fallimentare; la sospensione fiscale da acconti Irpef, Ires, Irap; l’esenzione da verifica Durc (documento unico di regolarità contributiva) con fissazione soglia per gli importi inferiori a 10 mila euro a carico delle pmi; un intervento normativo che preveda il raddoppio dei termini per il rateizzo di debiti tributari iscritti a ruolo; l’istituzione di un Fondo Nazionale di garanzia che supporti finanziariamente le pmi; l’emissione di Titoli di Stato che agevolino le imprese; baratto e transazioni con monete complementari (esperienza inglese del Comune di Bristol); estensione normativa del Job Act; Codice etico per le pmi che aderiscono volontariamente obbligandosi a pagamenti liquidabili nei 30 giorni dall’emissione delle fatture e accordo con Equitalia e Inps attraverso un intervento normativo che preveda il raddoppio dei termini per il rateizzo previdenziale, tributario, esattoriale con sospensione coattiva dei recuperi erariali.

Sono le proposte normative e le soluzioni manageriali sui ritardi dei tempi medi di pagamento che i giovani imprenditori italiani presentano al Governo e al Parlamento, per avere la possibilità di crescere in un’ Italia che agevoli ed incoraggi i suoi migliori talenti e che possa competere alla pari con il resto del Mondo.

Angelo Bruscino, imprenditore impegnato nella green economy, Presidente nazionale Giovani Confapi, spiega l’esigenza e il bisogno di normalizzare l’eco-sistema di questo Paese da parte della sua categoria, considerando che anche in questo 2015 la lista delle pmi fallite si è allungata di circa 53 imprese al giorno che si aggiungono alle 80.000 degli ultimi sette anni di crisi che hanno profondamente segnato il nostro Paese.

 

E’ vero che in Italia sono ancora migliaia le aziende che quest’anno falliranno a causa di crediti non pagati nonostante le evoluzioni normative?

Purtroppo sì, nonostante l’obbligo europeo ed il continuo richiamo a normalizzare nel nostro Paese sul tema dei tempi di pagamento, la situazione resta gravissima. Le imprese non possono fare sempre da banca allo Stato sottraendo così risorse alla ricerca e all’innovazione di processi e di prodotti.

Si spieghi meglio. Quali sono i fattori che più contribuiscono a scoraggiare la ripresa nello Stivale?

In questi anni di crisi al danno spesso si è aggiunta anche la beffa subìta da moltissime pmi che ‘muoiono di credito’. Molte imprese si ritrovano schiacciate tra il credit crunch e tra clienti che non pagano generando così una spirale che si ripercuote sui fornitori ed i dipendenti.

Un altro anno è passato e non è facile guardarsi indietro perché oggi il nostro sguardo è quello dei sopravvissuti. Gli uomini e le donne di questa Italia hanno visto spegnersi la loro possibilità di futuro, di uno Stato che ha letteralmente bruciato un immenso capitale di creatività, innovazione, lavoro, spesso a causa delle sue storture ed ingiustizie.

Ci sono quindi cause e questioni ancora aperte ed insolute?

Certamente. Ne potremmo elencare migliaia, dalla burocrazia inefficiente, dai tempi di definizione di un giudizio, dall’assenza di servizi essenziali in molte aree del Paese. Ma la più odiosa ed ipocrita delle condizioni che hanno condannato migliaia di persone e di aziende al fallimento è senza dubbio l’incapacità della Pubblica Amministrazione e delle società direttamente o indirettamente controllate dallo Stato di onorare i propri debiti, per una cifra mostruosa che si ipotizza superi i 70 miliardi di euro.

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