lunedì, Maggio 17

Imposta di soggiorno gioia dei Comuni

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Imposta di soggiorno si o imposta di soggiorno no. Dal 2010 ad oggi sembra che in Italia il calo del turismo sia dipeso principalmente da tale tassa, nascondendo quelli che sono i reali problemi di un Paese che dal punto di vista culturale ha tanto da offrire. Periodicamente si animano accesi dibattiti in merito alla sua utilità.

Istituita  in Italia nel 1910 per le sole stazioni termali, climatiche e balneari ed estesa nel 1938 alle altre località di interesse turistico, la tassa di soggiorno venne poi abolita a decorrere dal 1° gennaio 1989 in vista dei mondiali di calcio del 1990.  In un decreto legge del 2010 venne reinserita per la sola città di Roma ma giusto un anno dopo venne data la possibilità anche agli altri Comuni di poterla istituire.

L’imposta è calcolata per persona e pernottamento, in base alle caratteristiche della struttura ospitante. Essa è a discrezione dei Comuni e non tutti possono applicarla, poiché la legge (D.L. 23/2011, art. 4) indica espressamente che possono adottarla solo i Comuni capoluogo di Provincia, unioni di Comuni e Comuni presenti negli elenchi regionali delle località turistiche e le città d’arte. Considerata la ricchezza artistica e turistica dell’Italia è difficile dire quali Comuni non l’adotteranno. E’ compito dell’Amministrazione predisporre una delibera con un regolamento recante disposizioni in merito a esenzioni o riduzioni per particolari categorie o in determinati periodi dell’anno.

Il motivo per cui è stata istituita la tassa di soggiorno è quello di sostenere le spese amministrative per la manutenzione, la fruizione e il recupero dei beni culturali. Il tetto massimo previsto è di cinque euro per ogni notte che si soggiorna in albergo o altre strutture ricettive e l’imposta è modulabile sulle tariffe. La tassa di soggiorno viene riscossa dai gestori dell’esercizio alberghiero o ospitalità alla fine del pernottamento e deve essere chiaramente espressa in una ricevuta separata dal conto o in un’unica ricevuta specificando la riscossione dell’imposta alla voce ‘operazione fuori campo IVA’. Successivamente, il gestore deve effettuare il versamento al Comune. Nel caso in cui il versamento non venisse effettuato, il gestore dell’albergo sarebbe sanzionato in base alle modalità stabilite dall’Amministrazione di appartenenza.

Il Capodanno del 2014 sarà per le maggiori città italiane un giorno molto interessante dal punto di vista economico, soprattutto grazie alla tassa di soggiorno. Italiani e stranieri affolleranno soprattutto le località montane e le città d’arte per trascorrere una serata all’insegna del divertimento, in compagnia di amici e familiari, ed una buona parte di questi soggiornerà fuori casa. Secondo lo studio effettuato dalla società di consulenza e marketing turistico JFC, l’indice di occupazione delle camere nelle strutture ricettive – alberghiere ed extra-alberghiere – delle città d’arte italiane si assesterà, nella notte di Capodanno, su una media nazionale del 77%, con picchi per Venezia (previsione di occupazione/camere del 92%), seguita da Firenze (occupazione prevista dell’88%) e Roma, che avrà un’occupazione media dell’84,5%. Ottime anche le performances per Verona e Napoli.

Otterranno grande successo in quel periodo anche le località montane italiane: da Cortina d’Ampezzo a Madonna di Campiglio, da Courmayeur a Ortisei, non solo la notte del 31 dicembre ma anche dal 27 dicembre al 6 gennaio 2015 sarà praticamente impossibile trovare un letto libero.

Per quanto riguarda gli introiti derivanti dall’imposta di soggiorno”, afferma Massimo Feruzzi, Amministratore Unico di JFC e responsabile dell’Osservatorio Nazionale JFC sulla Tassa di Soggiorno, “nella notte di Capodanno si prevede un incasso, a livello nazionale, di 1Milione550mila Euro”. La città che otterrà maggiori benefici dal grande afflusso di turisti è Roma: la Capitale è la città che effettuerà i maggiori incassi relativi all’imposta di soggiorno a livello nazionale, assestandosi a circa 320mila euro. “Basti pensare che nella stessa Capitale, in media, ogni ora di ‘sonno’ costerà al singolo ospite una ‘quota tassa di soggiorno’ pari a 74 cent”.

Ottimi gli incassi di Capodanno anche per l’Amministrazione Comunale di Milano (circa 120mila Euro), per Firenze (86mila Euro) e per Venezia (71mila Euro).

Una considerazione va fatta in merito al gettito previsto per l’imposta di soggiorno per il 2014, afferma Feruzzi,  “che passerà dai 287Milioni 350Mila Euro dell’anno 2013 ai circa 383Milioni dell’anno in corso, con un incremento percentuale del +33,3%. Questo dato è collegato al fatto che a dicembre 2014 l’imposta di soggiorno è in vigore in 651 Comuni, ben 151 in più rispetto a dicembre dello scorso anno (+30,2%).

Dunque, grazie alla tassa di soggiorno, l’Italia saluterà il 2014 leggermente più ricca di come ha salutato il 2013. L’augurio per il 2015 sarà che le Amministrazioni Comunali non prendano spunto da questo grande successo per modificare la tassa di soggiorno che, se da un lato può essere supportata tranquillamente dagli stranieri, dall’altro lato per gli italiani diventerebbe ancora più pesante.

Dell’imposta di soggiorno e dei problemi italiani legati al turismo, ne abbiamo parlato, dunque, con Massimo Feruzzi.

 

Feruzzi, l’imposta di soggiorno è stata reintrodotta nel 2010 per Roma e nel 2011 anche per le altre città. Perchè?

Roma, come Roma Capitale, ha avuto la possibilità di reintrodurla prima. Essa è stata reintrodotta su richiesta dell’Anci e dei Comuni più forti che, vedendo che avevano meno introiti per via della Spending Review, hanno visto nell’imposta di soggiorno una possibile soluzione per avere maggiori fondi. Tenga conto che solo nel Friuli Venezia Giulia nessun Comune ha applicato l’imposta di soggiorno. Da giugno invece tutti i Comuni della Provincia di Trento l’applicheranno. Attualmente i Comuni che hanno optato per tale tassa sono 651 ed è palese che è stata una scelta per fare incassi. Tenga conto che i piccoli Comuni che applicano tale imposta creano problemi per il turismo. Infatti, da uno studio effettuato da noi, dove andavamo a chiedere a tour operator, italiani e tedeschi, cosa pensano dell’imposta di soggiorno, è emerso che, soprattutto per i primi, essa è un problema in quanto capita che i Comuni decidono di inserirla a stagione in corso creando così una differenza nel prezzo tra il pacchetto presentato dal tour operator al cliente e quella che è la cifra reale della spesa.

Quali sono i pro e i contro di tale tassa?

I pro sono legati al buono utilizzo dell’imposta. Alcuni comuni l’utilizzano per migliorare i servizi per attività promozionali a fini turistici. Altri comuni, al contrario, lo utilizzano come spesa corrente o per attività pubbliche che dovrebbero rientrare in altre imposte di bilancio. Quello di cui si lamentano gli albergatori è che non sempre vengono utilizzati i fondi per incentivare il turismo ma per ottemperare ad altri problemi che dovrebbero essere risolti con altri fondi. Un altro fattore negativo riguarda la comunicazione: molte volte non si informa prima il cliente del pagamento di tale tassa e soprattutto in che modo poi vengo investiti i soldi che derivano dalla suddetta. Infine, c’è il problema dell’assenza di una regolamentazione nazionale: per tale motivo può capitare di trovare due Comuni vicini dove l’uno ha applicato la tassa di soggiorno mentre l’altro no.

Si è detto che l’imposta di soggiorno rende più ricchi i Comuni che dopo investono sulle infrastrutture. E’ vero? Quali sono realmente le città che hanno investito di più grazie alla suddetta imposta?

Roma si attesta sui circa sui 60 milioni d’imposta l’anno, così come Milano e Venezia. Firenze ad esempio l’investe nell’ambito culturale con mostre e altri eventi culturali.

Molti italiani sostengono che il calo del turismo non sia dipeso dalla tassa di soggiorno ma dalla mancanza di servizi e da un’offerta culturale scadente malgrado l’Italia sia un paese molto ricco sotto questo punto di vista. Qual è il suo pensiero a riguardo?

Penso che non si possa trovare giustificazioni per il calo del turismo italiano solo con questi due fattori. L’imposta di soggiorno può aver inciso solo lievemente su alcuni Comuni e nel giro di un anno è stato assorbito tranquillamente. Il problema  del turismo in Italia è che non abbiamo una programmazione a livello nazionale per quanto riguarda le strategie turistiche. Abbiamo un piano di quando Monti era premier che però deve essere sviluppato. Abbiamo un ente turistico che non ha finanziamenti per sviluppare le proprie attività in quanto l’Enit sui 18 milioni che ha a disposizione 14 li utilizza per i dipendenti e per le strutture. Abbiamo un problema disgregato in quanto, con l’articolo 5 della costituzione, ogni regione può decidere come operare in questo settore. Per quanto concerne la parte imprenditoriale, spesso il problema è sul prodotto. Mentre fino a 10 anni fa poteva competere a livello internazionale, adesso non è più così perché solo in alcune località sono stati fatti degli ammodernamenti e quindi quello che offriamo costa tanto ma le nostre strutture sono datate. Per quanto riguarda a livello regionale, ogni regione programma per conto suo senza una visione turistica e basta vedere come i distretti turistici siano stati creati e distrutti in poco tempo senza una programmazione reale e ciò non consente alle regioni di attuare una politica turistica valida. Dal punto di vista locale, i Comuni cercano di ottemperare alle mancanze nazionali e regionali come possono.

Per questo Capodanno, la sua società ha stimato entrate pari a 1 milione e 550 mila euro per le nostre Amministrazioni locali. E’ realmente conveniente?

Le valutazioni si fanno sempre a posteriori. Possiamo dire per ora che l’indice di occupazioni è elevato e quindi non penso che possiamo dire che ci sarà un calo del fatturato nelle grandi città.

 

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