mercoledì, Dicembre 8

Impeachment: la psicologia della comunicazione condanna Trump La risoluzione d’impeachment accusa Trump di ‘incitamento all'insurrezione’, ecco perché l’accusa, per quanto difficile da dimostrare, in punta di psicologia della comunicazione sarebbe fondata

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La Camera dei Rappresentanti Usa ha votato nella notte per approvare una risoluzione per chiedere la rimozione di Donald Trump dalla presidenza attraverso l’applicazione del 25°Emendamento della Costituzione, in seguito all’azione violenta di estremisti trumpiani che il 6 gennaio hanno dato l’assalto al Congresso.

La risoluzione, presentata dal rappresentante democratico del Maryland, Jamie Riskin, e approvata con 223 voti favorevoli e 205 contrari, chiede al vice Presidente Mike Pence di «usare immediatamente i suoi poteri in base alla sezione 4 del XXV Emendamento per convocare e mobilitare i principali funzionari dei dipartimenti esecutivi del gabinetto per dichiarare quello che è ovvio a una nazione atterrita: che il Presidente non è in grado di svolgere in maniera efficace gli incarichi del suo ufficio“». E di assumere «i poteri e le competenze dell’ufficio come Presidente ad acta».

L’approvazione della risoluzione non ha effettonella pratica. Infatti, mentre era in corso il dibattito in aula, Pence ha fatto recapitare una lettera alla Speaker della Camera, Nancy Pelosi, nella quale spiega che il ricorso al 25° emendamento non ènel miglior interesse del Paese.
Posto ciò, i democratici avvieranno la una procedura d’impeachment.

E’ la seconda volta che il Presidente uscente viene sottoposto a questo processo. Il voto sull’impeachment, secondo i piani dei democratici, dovrebbe arrivare oggi stesso, a una settimana dall’azione violenta dei suprematisti ed estremisti filo-Trump che hanno fatto irruzione violenta nel Campidoglio.
Il Senato esaminerà la procedura nelle prossime settimane, non prima però dell’insediamento del Presidente eletto Joe Biden, il 20 gennaio, anzi, probabilmente dopo i primi 100 giorni di presidenza Biden, in modo da dare priorità ai primi provvedimenti del Presidente e far decantare la vicenda.

Secondo informazioni delle ultime ore, il leader della maggioranza repubblicana al Senato, Mitch McConnell -per quattro anni stretto alleato di Trump e suo grande difensore nel primo tentativo di impeachment- sarebbe convinto che il Presidente uscente abbia commesso reati tali da ricorrere all’impeachment. Dicendo ai suoi consiglieri di aver apprezzato l’iniziativa dei democratici, il leader repubblicano ha sostenuto che con l’impeachment sarebbe più semplice estromettere Trump dal partito.

Trump ieri ha definitoridicolol’impeachmentche i democratici voteranno di nuovo contro di lui, aggiungendo una minaccia: «Se Nancy Pelosi e Chuck Schumer continueranno su questa via, credo che esporranno il nostro Paese ad un tremendo pericolo provocando una enorme rabbia», mentre nelle stesse dall’FBI trapelava un report secondo il quale ‘proteste armate’ erano in programma in tutti i 50 Stati. Aggiungendo poi, come una appendice dovuta quanto poco convinta: « Io non voglio violenze».
E però un numero crescente di repubblicani pare convinto della fondatezza, a partire dal loro leader McConnell. Il perché sarebbe fondato sarebbe rintracciabile nel discorso del Presidente del 6 gennaio, in quelle parole che lui ieri ha ancora difeso definendole ‘appropriate’.

La risoluzione d’impeachment accusa Trump diincitamento all’insurrezioneper la suacontinua diffusione di menzogne e teorie del complotto sulle elezioni del 2020, nonché per la sua violenta retorica immediatamente precedente l’attacco a Capitol Hill. L’articolo sostiene che le bugie e la retorica di Trump hanno portato direttamente alla violenza con l’obiettivo di minare il conteggio dei voti elettorali.

Il Presidente, si legge nell’articolo sull’impeachment, «ha rilasciato intenzionalmente dichiarazioni che, contestualizzate, incoraggiano-e prevedibilmente hanno avuto come conseguenza-un’azione illegale al Campidoglio».

I procedimenti di impeachment che considerano l’incitamento all’insurrezione sono rari nella storia americana. Eppure dozzine di legislatori -inclusi alcuni repubblicani– affermano che le azioni di Trump che hanno portato all’attacco del 6 gennaio al Campidoglio hanno contribuito a un tentativo di insurrezione contro la stessa democrazia americana.

Kurt Braddock, docente di comunicazione all’American University School of Communication, spiega perché l’accusa sarebbe fondata, per quanto sia complicato dimostrarne la fondatezza. «Alcuni, compreso il Presidente, hanno ribattuto che il collegamento tra le parole del Presidente Trump e la violenza del 6 gennaio è troppo tenue, troppo astratto, troppo indiretto per essere considerato praticabile. La difficoltà nella dimostrazione sta nel fatto che «piuttosto che fare una guerra diretta contro i rappresentanti statunitensi in carica, Trump ha usato il linguaggio per motivare gli altri a farlo», e qui sta l’accusa di incitamento all’insurrezione.

Tesi per nulla infondata, anzi, afferma Braddock«decenni di ricerca sull’influenza sociale, la persuasione e la psicologia mostrano che i messaggi che le persone incontrano influenzano pesantemente le loro decisioni di impegnarsi in determinati comportamenti».

«La ricerca mostra che i messaggi che consumiamo influenzano i nostri comportamenti in tre modi.
In primo luogo,
quando una persona incontra un messaggio che sostiene un comportamento, è probabile che quella persona creda che il comportamento avrà risultati positivi. Ciò è particolarmente vero se l’oratore di quel messaggio è apprezzato o considerato attendibiledal destinatario del messaggio.
In secondo luogo,
quando questi messaggi comunicano convinzioni o atteggiamenti positivi riguardo a un comportamento -come quando i nostri amici ci hanno detto che fumare era ‘cool’ quando eravamo adolescenti – gli obiettivi del messaggio arrivano a credere che coloro a cui tengono approverebbero se si impegnassero in tale comportamento stessi. Infine, quando quei messaggi contengono un linguaggio che evidenzia la capacità del bersaglio di eseguire un comportamento, come quando un Presidente dice ai sostenitori chiassosi che hanno il potere di ribaltare un’elezione, sviluppano la convinzione di poter effettivamente mettere in atto quel comportamento». Tutto ciò sulla base dei principi di persuasione, ben noti al marketing, per esempiomessaggi progettati per motivare l’esercizio fisico.«Questi messaggi spesso ci dicono una (o più) di tre cose. Ci dicono che l’esercizio porterà a risultati positivi -‘Otterrai forma fisica!’Ci dicono che altri si esercitano o approverebbero la nostra partecipazione all’esercizio -‘Allenati con un amico!’E ci dicono che è in nostro potere iniziare un programma di esercizi -‘Chiunque può farlo!’».

Torniamo a Washington, a quel 6 gennaio. «Nelle settimane prima delle elezioni, la retorica di Trump è stata bellicosa», afferma Braddock. «La sua campagna ha sollecitato i sostenitori ad ‘arruolarsi’ all’‘esercito per Trump per aiutarlo a nella rielezione. Dopo le elezioni e in vista dell’attacco al Campidoglio, il Presidente Trump ha fatto ripetute false dichiarazioni di frode elettorale, sostenendo che occorreva fare qualcosa per porre rimedio alla presunta frode. Il suo linguaggio ha spesso assunto un tono aggressivo, suggerendo che i suoi sostenitori dovevanocombattere’ per preservare l’integrità delle elezioni».
Così facendo, con queste bugie, «Trump ha reso accettabili due convinzioni chiave per i suoi seguaci. In primo luogo, che l‘aggressione contro coloro che sono accusati di aver tentato di minare la sua ‘vittoria è un mezzo di azione politica accettabile e utile. In secondo luogo, gli atteggiamenti aggressivi, forse violenti, contro gli avversari politici di Trump sono comuni a tutti i suoi sostenitori».
A seguire, nelle settimane successive all’elezione, gli alleati del Presidente, «hanno rafforzato queste convinzioni tra i sostenitori di Trumpperpetuando le sue bugie».
In questo stato mentale sconvolto, infarcito di convinzioni fasulle, si arriva al 6 gennaio, «il discorso di Trump del 6 gennaio fuori dalla Casa Bianca è servito da acceleratore chiave per l’attacco, innescando la folla chiassosa all’azione.

«Nel suo discorso prima dell’attacco, Trump ha detto che lui e i suoi seguaci dovevanocombattere’ contro le ‘persone cattive’, ‘se non combatti come un diavolo non avrai più un Paese’.Ha detto che avrebbero ‘camminato lungo Pennsylvania Avenue’ per dare ai legislatori repubblicani l’audacia di cui hanno bisogno per ‘riprendersi il Paese’. Ha detto che ‘questo è un momento di forza’ e che la folla era vincolata a ‘regole molto diverse da quelle normalmente richieste».
Meno di due ore dopo,
l’attacco al Campidoglio.

E’ su questa scansione di parole e fatti, su questa analisi delle parole dal punto di vista della psicologia della comunicazione che limpeachment sarebbe fondato. Il resto, a partire dalla ‘tardiva’ conversione di alcuni repubblicani, a partire da Mitch McConnell, appare solo esclusivamente opportunismo politico.

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