venerdì, Luglio 1

Immigrazione, l'insolita alleanza Orban – Cameron

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Sembra che a Budapest la comunanza di interessi che Cameron ha sottolineato con inusuale calore, faccia addirittura immaginare una vera e propria alleanza per correggere il corso degli affari europei. A ciò probabilmente non si arriverà, perché ci sono limiti anche alle novità che il primo ministro britannico può permettersi e un’alleanza come quella prefigurata da parte ungherese li sorpasserebbe. Quel che conta però è che, pur rimanendo informale, l’idem sentire fra Budapest e Londra disturba e limita il ruolo centrale e tendenzialmente egemonico della Germania nell’Unione.

Ma, come sempre succede, è l’attualità a dettare i tempi alla politica. In questo momento l’attualità è rappresentata in primo luogo dalla questione degli immigrati. Qui la Germania, che ha già dovuto incassare una sensibile sconfitta con la bocciatura di fatto dell’idea delle quote obbligatorie, sconfitta nella quale ha trascinato anche la Commissione che le si era posta al fianco, deve prendere atto di come il fidato alleato francese adotta sì negli incontri bilaterali il linguaggio di Berlino ma poi all’atto pratico, quando si tratta di manifestare reale volontà di accoglienza di persone richiedenti asilo, si esprime sempre nel prudente ordine delle migliaia (quelle seimila che le assegnava il così detto piano Jean-Claude Juncker, che nato nel settembre dello scorso anno, risulta già morto e sepolto: prevedeva di “allocare” 167.000 immigrati e al 31 dicembre gli allocati erano 272 ).

Suonano ora curiose le dichiarazioni del Commissario Frans Timmermann, responsabile della politica sull’immigrazione, il quale sostiene che: «Possiamo superare questa crisi soltanto assieme. Il 2016 deve portare risultati chiari e tangibili nel recuperare il controllo dei flussi illegali e delle nostre frontiere.. Dobbiamo tornare al normale funzionamento dell’area Schengen. La Commissione farà di tutto perché ciò avvenga».

Mantenere il controllo sui flussi migratori, assicurare il rispetto delle frontiere, far funzionare Schengen: questo è quel che chiedeva Orbán alla Commissione durante la sua visita a Bruxelles nel gennaio 2015. Ne seguì una politica sull’immigrazione opposta a queste richieste e che anzi faceva passare chi le presentava come un estremista populista. A dire il vero Orbán aveva anche sostenuto che l’arrivo di milioni di immigrati di fede islamica in Europa avrebbe provocato tensioni sull’ordine pubblico e problemi di integrazione irrisolvibili. C’è da sperare che almeno su questo abbia torto.

 

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