venerdì, Aprile 16

Immigrazione: il ‘Piano Merkel’ di Beppe Grillo

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Beppe Grillo propone un ‘Piano Merkel‘ per affrontare l’emergenza immigrazione attraverso investimenti mirati nei paesi poveri e l’eliminazione della produzione di armi: fantapolitica. Gli risponde il professor Giovanni Sartori, convinto che l’unica soluzione sia «affondare i barconi». Marco Pannella, invece, riferendosi alle migliaia di morti nel Mediterraneo, si rivolge al presidente Sergio Mattarella e a papa Bergoglio parlando di «nuovo Olocausto». Oggi è il giorno dei commenti politici al ‘commissariamento a metà’ del Comune di Roma deciso dal trio Renzi-Alfano-Gabrielli che umilia il già chiacchierato sindaco Ignazio Marino, ancora impegnato nelle vacanze ai Caraibi. La solita censura mediatica cala sulla notizia che la procura di Firenze ha aperto un fascicolo per il reato di omissione in atti di ufficio a seguito della pubblicazione delle intercettazioni Renzi-Adinolfi, in cui nel 2014 il futuro premier parlava col generale della Gdf Michele Adinolfi della imminente caduta di Enrico Letta da Palazzo Chigi. Giovanni Serpelloni, ex zar del proibizionismo antidroga e braccio destro di Carlo Giovanardi, licenziato e per ora reintegrato dal Sert di Verona per aver speso 100mila euro in strumenti musicali. La procura scaligera indaga la ‘gestione Serpelloni’ per concussione, estorsione e tentata truffa.

 

Con un post dal titolo Il piano Merkel, pubblicato questa mattina sul suo blog, Beppe Grillo fornisce la ‘soluzione a 5 Stelle’ al problema immigrazione. «La migrazione biblica in corso non la fermeranno i carri armati, né i fili spinati o l’affondamento dei barconi», esordisce il guru del M5S secondo il quale «non si è udita una sola voce di condanna delle cause, né una strategia di lungo termine per integrare queste persone in una Europa devastata dalla disoccupazione». Grillo si dice contrario alla creazione di ghetti o banlieue e critica la «carità pelosa» dei Paesi europei che sta facendo risorgere «movimenti neonazisti». Respinte con forza anche le strumentali accuse di razzismo piovute spesso addosso al Movimento per aver chiesto con forza la modifica del Regolamento di Dublino, come invece stanno facendo in questi ultimi giorni i redivivi Angela Merkel e Francois Hollande, terrorizzati dall’invasione di ‘clandestini’. A detta di Grillo bisogna scongiurare l’arrivo di 200 mln di profughi nei prossimi anni dando «a queste persone delle migliori opportunità di vita nelle loro nazioni con investimenti mirati (sanità, infrastrutture, delocalizzazione di aziende produttive) con un nuovo Piano Marshall» che lui stesso ribattezza Piano Merkel «finanziato con una quota dei Pil nazionali da destinare all’Africa». Interessante anche la proposta di eliminare «la produzione di armi» e farla finita con l’ingerenza occidentale sul resto del mondo esercitata attraverso le cosiddette missioni di pace. Appello che, se ripreso da qualcuno che non sia ‘il diavolo Grillo’, questa volta potrebbe non cadere del tutto nel vuoto. Come nel vuoto è destinata a cadere la supplica formulata dall’eterno Radicale Marco Pannella al Presidente della Repubblica e a Papa Francesco. «Cari Presidente Mattarella e Papa Bergoglio», ha detto pannella, «voi paventate l’esplosione della terza guerra mondiale, non vi rendete conto però che non ci sarà la nuova guerra mondiale ma il nuovo Olocausto».

All’indomani del commissariamentode facto‘ a cui il Governo Renzi, per mano del Ministro dell’Interno Angelino Alfano, ha sottoposto il Comune di Roma guidato da Ignazio Marino, si sprecano i commenti più o meno ironici alla grottesca vicenda di Mafia Capitale.
Il senatore grillino Mario Giarrusso critica la decisione del Cdm di non sciogliere l’amministrazione comunale infiltrata dalla mafia parlando di «nuova Gomorra». Il suo collega di Movimento Nicola Morra consiglia al Sindaco semi commissariato di «restarsene in vacanza ai Caraibi». Anche l’ex primo cittadino capitolino Francesco Rutelli, uno dei padrini politici del ‘fenomeno’ renziano, ha la faccia tosta da ‘Cicciobello’ di affermare «che Roma dopo duemila anni torna al consolato», con chiaro riferimento al console-prefetto Franco Gabrielli, messo a fare la chioccia alla gestione ‘caraibica’ a cui il Campidoglio è stato sottoposto negli ultimi decenni. Mentre il Sindaco festeggia come un bambino per essere stato posto sotto tutela (non si capisce se ci è o ci fa), al suo posto ci pensa Francesco Storace de La Destra a denunciare la «incostituzionale sottrazione di poteri» perpetrata dagli uomini di Renzi. E Fabio Rampelli di Fd’I parla di «democrazia sospesa» visto che Roma si ritrova con due sindaci. In questa commedia dell’assurdo, mentre la Capitale d’Italia è ridotta ad una immensa discarica, altro che Malagrotta, non poteva mancare il commento del vicesindaco Marco Causi che, lui solo (anche se usa uno sconveniente pluralis maiestatis), confessa che «noi ci sentiamo pienamente sostenuti dal Partito Democratico».

Al momento, secondo un articolo pubblicato questa mattina sul ‘Fatto Quotidiano’, risulta che la procura di Firenze abbia solo aperto un fascicolo contro ignoti per il reato di omissione in atti di ufficio nella vicenda legata alle intercettazioni Renzi-Adinolfi che tanti patemi d’animo sta causando all’Esecutivo renziano. Un atto dovuto che segue la denuncia presentata da un dipendente del Comune di Firenze, Alessandro Maiorano, attraverso il famoso avvocato Carlo Taormina. Il sospetto del solerte impiegato è che Adinolfi si sia prodigato per bloccare alcune indagini a carico dell’amico Matteo tra il 2011 e il 2014, quando il primo ricopriva il ruolo di comandante interregionale di Emilia e Toscana e il secondo sedeva a Palazzo Vecchio. Si tratta del mistero della casa fiorentina di via degli Alfani, concessa gratuitamente in uso a Renzi dall’amico Marco Carrai; delle presunte ‘spese folli’ sostenute alla presidenza della Provincia; dei milioni di euro rastrellati dall’attuale premier attraverso Fondazioni e Associazioni. «Adinolfi si era costituito un canale preferenziale con Renzi, Luca Lotti e soprattutto Marco Carrai», si legge nell’esposto-denuncia presentato strategicamente da Taormina a Genova che poi, per competenza, ha girato gli atti a Firenze. Il duo Maiorano-Taormina chiede dunque alla procura di accertare «se amicizie e interconnessioni abbiano in qualche modo influito sul fatto che nessuna iniziativa risulti essere stata assunta nei confronti di Renzi». Accuse gravissime, se confermate, ma che il circo mediatico agli ordini del Regime ha già provveduto ad insabbiare.

La notizia è di quelle all’apparenza insignificanti, ma che risultano civicamente e moralmente molto istruttive. Giovanni Serpelloni -per anni protagonista del disastro sociale provocato dalle politiche antidroga iper proibizioniste, da lui praticate alla direzione del Dipartimento politiche antidroga di Palazzo Chigi dal 2008 al 2014- è indagato a Verona per concussione, estorsione e tentata truffa. Il figlioccio politico dell’inquisitore oscurantista Carlo Giovanardi (vedi i casi Cucchi, Aldrovandi, Giuliani, Englaro, Welby, unioni gay, cannabis legale etc..) è prima stato licenziato nel gennaio scorso dalla Ulss 20 veronese, dove ricopriva il ruolo di primo dirigente (aveva accampato diritti economici su un software prodotto con soldi pubblici), e poi reintegrato nel Sert di sua competenza a causa di un vizio di forma. Ma i dubbi sulle presunte ‘spese pazze’ compiute dal (im)moralista Serpelloni restano tutti. Strumenti musicali costosissimi, compresi alcuni pezzi da collezione, utilizzati dall’uomo allergico alla marijuana per organizzare, dice lui, corsi di recupero per gli odiati ‘tossici’.

 

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