giovedì, Settembre 16

Immigrazione e Regolamento di Dublino: UE nel guado

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Il regolamento di Dublino 604/2013, altrimenti detto Dublino 3, fu rielaborato nel luglio 2013 per aumentare l’efficienza del sistema d’immigrazione e per meglio proteggere i richiedenti asilo. Esso stabilisce una gerarchia di criteri per identificare il Paese responsabile dell’esame di una richiesta di asilo. Molto dipende dai legami familiari del richiedente asilo e dalla responsabilità presa dallo stato sul cui territorio è avvenuto l’ingresso dell’immigrato. Il regolamento mirava ad evitare richieste di asilo multiple e serviva a individuare senza dubbi di sorta lo stato membro responsabile per completare rapidamente la procedura di asilo. Il Dublino 3 è entrato in vigore il 1 gennaio 2014 .

Insieme al regolamento di Dublino ci sono altri due strumenti che compongono il “sistema di Dublino”: il regolamento 603/2013 che riguarda la creazione di Eurodac, la banca dati per il confronto delle impronte digitali e il nuovo regolamento 118/2014 che modifica il primo regolamento di Dublino del 2003.

Purtroppo il sistema di Dublino funziona a svantaggio dei rifugiati date le lungaggini che la sua applicazione richiede. Molti rifugiati vengono messi in attesa di una decisione mentre sono detenuti in centri chiusi in attesa del responso delle autorità, spesso con famiglie separate e l’impossibilità di appello per coloro a cui viene rifiutato l’asilo. Altro problema è la difficoltà di integrazione del rifugiato che viene costretto a rimanere nel Paese di arrivo in cui però magari non ha nessun legame (affettivo, di amicizia o di conoscenza). Ulteriore problema è l’eccessiva pressione sugli stati che hanno le frontiere esterne dell’Unione e che spesso sono i meno adatti ad accogliere gli immigrati.

Cosa succede ora? Negli anni recenti molte sono state le vertenze avviate dai richiedenti asilo che contestavano il trasferimento in altri stati. Uno di questi casi è arrivato dinanzi alla Corte Europea dei Diritti Umani di Strasburgo ed è quello di M.S.S. contro Belgio e Grecia: i richiedenti asilo giunti in Belgio venivano respinti di nuovo verso la Grecia dove erano arrivati, secondo quanto prevede il regolamento di Dublino. Secondo la Corte così facendo il Belgio ha violato l’art. 3 della Convenzione dei Diritti Umani esponendo il richiedente ai rischi delle deficienze delle procedure d’asilo in Grecia dove per i richiedenti asilo è prevista la detenzione in condizioni spesso disastrose. La Corte aveva anche giudicato il Belgio colpevole di aver violato l’art. 13 della Convenzione europea sui Diritti Umani per non aver cercato un rimedio contro il sistema di Dublino. Sempre nel Dicembre 2011 la Corte di Giustizia dell’Ue, che ha sede in Lussemburgo, aveva sentenziato nel caso NS & ME che i Paesi Ue hanno l’obbligo di non trasferire i richiedenti asilo nei paesi membri dove rischiano di venir sottoposti a trattamenti disumani e degradanti. Da queste sentenze emerge che il sistema di Dublino non può funzionare quando ci sia la presunzione di non rispetto dei diritti fondamentali dei richiedenti asilo da parte di alcuni Paesi membri che devono quindi poter garantire tale rispetto.

Due sono i nomi che sono diventati autentici spauracchi dei giorni nostri per i richiedenti asilo: Schengen e Dublino. Nel 1985 viene firmata la convenzione di Schengen che decide l’apertura delle frontiere dei paesi UE (nel gruppetto di testa mancava l’Italia che non aveva ancora approntato la banca dati SIS necessaria per entrare a far parte del sistema Schengen. L’Italia vi entrerà solo qualche anno dopo).

Il Regolamento di Dublino invece risale al 1990: si applica a tutti i paesi dell’Ue più Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera. Ma non si applica nei Balcani dove l’estate scorsa c’è stato il maggiore afflusso di rifugiati provenienti dalla Grecia , specie in Serbia e Macedonia. Ne sono fuori anche altri paesi dei Balcani (Albania, Bosnia Herzegovina, Kosovo e Montenegro). E’ dal 2011 che i rifugiati non vengono più respinti in Grecia mentre l’Ungheria ha bloccato l’afflusso lo scorso giugno con la costruzione di un muro. Nell’agosto 2015 la Germania ha deciso di sospendere le regole di Dublino per i siriani che giungono sul suo territorio e ha chiesto di poter esaminare direttamente le loro richieste di asilo. La Gran Bretagna invece è contraria all’abbandono del sistema di Dublino che rischia di esporla ad un flusso elevato di immigrati. Gran parte del negoziato per evitare il Brexit si riferisce anche a questo aspetto.

Il prossimo marzo la Commissione si accinge a presentare una sua proposta di riforma del regolamento di Dublino. Che cosa non ha funzionato nel sistema? Il gran numero di rifugiati giunti in Europa: 850.000 solo in Grecia, 200.000 in Italia. Il regolamento di Dublino non prevedeva cifre del genere. Quando la Germania ha cominciato ad aprire le braccia agli immigrati rinunciando a rinviare al punto di arrivo le migliaia che erano sbarcate in Italia o in Grecia, il sistema si è di fatto bloccato. In effetti erano gli stessi migranti che evitavano di farsi prendere le impronte digitali ben sapendo che le regole prevedevano in questo caso una riduzione delle loro possibilità di emigrare verso altri paesi di loro preferenza (dove magari abitavano altri membri della loro famiglia o amici e conoscenti). In molti casi le deportazioni non sono state effettuate dalle autorità nazionali anche per risparmiare tempo e danaro.

Il nuovo piano che la Commissione europea sta studiando dovrebbe ovviare a queste difficoltà. Nel frattempo alcuni partiti politici al Parlamento europeo hanno già provveduto a far conoscere le loro proposte per una riforma del sistema di Dublino. Questa la proposta che i ‘verdi’ europei hanno presentato giovedì alla stampa: No alla regola per cui l’asilo si chiede nel Paese d’arrivo e una gestione più europea e meno nazionale. Secondo la deputata “verde” tedesca Ska Keller: “E’ fondamentale che i rifugiati vengano trattati come persone”.

Solidarietà e responsabilità condivisa tra gli Stati membri: sono questi secondo i Verdi gli ingredienti chiave per dare una risposta alla crisi dei migranti e per migliorare il sistema di Dublino, ovvero le regole sull’asilo politico in Europa. «E’ chiaro che il sistema di Dublino cosi com’è si sta sgretolando» ha detto Jean Lambert, deputata britannica del gruppo. «Mentre gli stati membri mostrano le loro reticenze a regolare  la crisi dei rifugiati, noi sosteniamo che questa crisi è dovuta specialmente all’assenza di volontà politica più che al numero di richiedenti asilo. Il rapporto che abbiamo pubblicato oggi presenta proposte concrete che permettono di gestire al meglio il flusso di rifugiati che arrivano alle nostre frontiere» ha aggiunto Lambert. E’ quindi possibile a suo avviso mettere in atto un sistema basato sulla solidarietà e una ripartizione equa delle responsabilità, cioè un sistema giusto sia per gli stati che per i richiedenti asilo che tenga conto sin dall’inizio del processo della loro volontà di installarsi in un paese membro piuttosto che in un altro.

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