lunedì, Settembre 20

Immigrazione: è il caso di capirsi L’equazione clandestino uguale delinquente: idiozia di una società ipocrita ben manovrata da certa politica

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Il mio vissuto e la mia cultura mi portano sempre ad impegnarmi per dare il massimo a tutti ma, razionalmente, devo accontentarmi di fare quel che posso. La mia morale m’impone degli obblighi, primo fra tutti quello del rispetto massimo della persona umana sul quale non transigo mai. Per questo, sono convinto che accogliere gli immigrati sia giusto. Se vogliamo agire nel modo più giusto, però, occorre ragionare sul fenomeno, capire cosa sia e come funziona realmente.
Il primo punto poco chiaro su cui far luce è la marcata differenza tra immigrati e rifugiati: non sono la stessa cosa!
L’immigrato è uno che esce dal suo Paese alla ricerca di una condizione di vita migliore, ma non è minacciato da alcun pericolo; il rifugiato è una persona che fugge da un pericolo di vita immediato, come ad esempio catastrofi naturali e guerre o che scappa da un regime politico antidemocratico che minaccia i più elementari diritti umani.
La legge ci dice che mentre gli immigrati vanno considerati in un’ottica di cooperazione, verso i rifugiati ci sono obblighi di soccorso, come li avremmo, ad esempio, nei confronti di persone coinvolte in un semplicissimo incidente stradale. Chi non sente questo dovere di solidarietà nei confronti di un altro uomo, solo per ragioni di diversa etnia o nazionalità, lo ritengo personalmente un essere vivente privo di ogni connotato umano.

Altra differenza rilevante è quella tra clandestino e delinquente.
Il clandestino è lo straniero che entra o soggiorna in una Nazione in violazione delle sue leggi sull’immigrazione. Un delinquente è una persona che commette un reato previsto come tale dalla legge. Dunque il clandestino è un delinquente? Assolutamente no! Il fatto di essere clandestino non significa per forza essere delinquente.
Il clandestino spesso è l’extracomunitario condannato da leggi precise a non potersi mettere in regola, con tutto ciò che ne consegue: cercare un lavoro regolare, cercare un luogo in cui abitare, pretendere diritti e sottostare a doveri. Lasciando una realtà che lo vede vivere in condizioni molto disagiate si ritrova nel nostro Paese senza alcuna possibilità di poteresistere’, in pratica per lo Stato è invisibile. I clandestini, quindi, per vivere sono costretti a campare di espedienti: ci sono quelli che si fanno sfruttare da imprenditori senza scrupoli lavorando venti ore al giorno per pochi euro, quelli che vendono le loro cose sui marciapiedi e sulle spiagge e quelli che si fanno assoldare da associazioni criminali. Chi lavora in nero è accusato di rubare i nostri posti di lavoro (quando in realtà nessun italiano andrebbe mai a occupare quel posto), chi vende le proprie cose è additato come un concorrente sleale per i negozi che pagano le tasse (in verità la stragrande maggioranza dei grandi negozi evadono, ma preferiscono incolpare gli immigrati che fanno loro concorrenza piuttosto che alla mafia o alla camorra che con il pizzo si prendono la metà dei loro incassi). Chi si fa assoldare da associazioni criminali invece, viene, giustamente, additato come criminale.
L’equazione clandestino uguale delinquente dunque è un’idiozia.
I clandestini sono prima di tutto persone e vanno considerate tali. Ogni persona è diversa, ha una sua storia personale che va considerata.
Per me è un criminale chi schiavizza i clandestini e non il povero immigrato che se aiutato potrebbe diventare un lavoratore regolare.

Il problema immigrazione, però, non pone solo gli aspetti in precedenza delineati. Ci sono, purtroppo, i disagi sofferti da comunità sempre più insofferenti nei confronti di chi ha poca attenzione verso i costumi locali e le regole che garantiscono una pacifica convivenza e favoriscono la vera integrazione. Non intendo giustificare assolutamente atteggiamenti razzisti ma da cittadino non posso far finta di non vedere il disagio di chi vive in strade, piazze o quartieri meno puliti e meno tranquilli proprio a causa della presenza di immigrati. Ma questa è un’altra storia che coinvolge maggiori controlli preventivi sui flussi d’ingresso e sulla programmazione economica e sociale dello Stato. Tutto ciò, tuttavia, non ci esime dall’organizzare un’accoglienza adeguata a garantire standard accettabili di vivibilità e allo stesso tempo richiedere la collaborazione di chi è ospitato nel nostro territorio (penso ad esempio ai rifugiati che benissimo potrebbero svolgere lavori socialmente utili presso i Comuni dove sono ospitati).
Dal punto di vista repressivo bisogna accorciare i tempi dei processi, rendendo più efficiente la macchina della giustizia, e bisogna essere efficaci, con pena certa, che produca effetti, rimuovendo la differenza tra pena comminata e pena effettivamente eseguita. Oggi, purtroppo, non c’è nulla di tutto questo. Con una legge si aumentano le pene per il furto in appartamento e con un’altra s’introduce l’istituto della tenuità del fatto. In questo modo non si fa politica criminale ma leggi a casaccio. Il sistema penale ha validità se la pena ha efficacia ed effettività.
Tanto per fare un esempio, la Germania ha le galere più affollate di detenuti per reati di corruzione, fiscali ed economici. Rispetto ai tedeschi l’Italia ne ha sessanta volte di meno. In Germania la pena una volta comminata, è effettiva e i recidivi sono puniti in maniera molto pesante, in Italia invece questo purtroppo non accade. Non inciderà anche questo, sulle scelte di chi vuole venire in questo Paese anche per delinquere?
Da porre in evidenza anche il fatto che nelle nostre carceri, il 15% dei condannati con pena definitiva è dentro per omicidio, il 5,4 per stupro, il 14,0 per rapina, il 5,2 per vari tipi di furto, il 39,5 per droga il 16,4 per reati vari ma su tutto spicca vergognosamente quello 0,3% dei detenuti per reati di corruzione, economici e finanziari, incluse le false fatturazioni, cioè l’unica imputazione che può portare un evasore a varcare i cancelli di un penitenziario.

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