sabato, Settembre 18

Immigrati, salvati dalle onde: e poi? Presentato al Parlamento europeo il rapporto di Jesuit Refugee Service

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 Lampedusa, nuovi sbarchi di immigrati

Un rapporto del Jesuit Refugee Service (Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati -JRS), presentato in questi giorni al Parlamento europeo ha messo in luce le anomalie della politica di immigrazione in atto in Europa dove alcuni Paesi come l’Italia vengono lasciati ad affrontare da soli l’emergenza.
La situazione è anche all’esame in Lussemburgo in questi giorni nell’incontro dei Ministri europei di Affari Interni e Giustizia, presenti Angelino Alfano e Andrea Orlando. Fonti della presidenza italiana dell’UE hanno spiegato che il problema dei migranti che attraversano il Mediterraneo «è stato finora oggetto di un infinito ping pong tra istituzioni europee». Quello che si cerca di fare ora, hanno detto, è di applicare la legislazione esistente tenendo conto che le migrazioni sono un problema strutturale e non un’emergenza, riconoscendo la necessità di applicare principi di solidarietà per cercare di strutturare il fenomeno trovando soluzioni congiunte.
Mare Nostrum, il servizio di reperimento in mare dei migranti da parte delle forze militari italiane, è stato creato perché all’epoca non c’erano altre soluzioni europee. Fu fatto per salvare la vita a tanti migranti abbandonati nelle ‘carrette del mare’ dirette verso le sponde europee da trafficanti senza scrupoli. «Se si riuscirà invece a creare una cooperazione a livello europeo», hanno detto le fonti, «l’operazione Mare Nostrum potrebbe essere addirittura inclusa nelle competenze di Frontex , l’agenzia europea per la protezione delle frontiere esterne dell’Ue». Mare Nostrum in effetti è un’operazione di ricerca e salvataggio‘ ma non implica un proseguimento dell’accompagnamento dei migranti a cui è stata salvata la vita. E l’Italia è stata obbligata a creare l’operazione Mare Nostrum a causa della sua posizione geografica.
Ma questo non vuol dire che il peso della gestione degli immigrati debba ricadere solo sull’Italia come è avvenuto fino ad ora. Sull’ argomento si è anche soffermata la stessa Alta Rappresentante europea per gli Affari Esteri designata Federica Mogherini martedì nel corso dell’audizione dinanzi alla commissione esteri del Parlamento europeo incaricato di convalidare la sua nomina. «Bisogna assolutamente trovare», ha detto Mogherini, «le vie legali per l’arrivo in Europa dei rifugiati».
L’eurodeputata tedesca Barbara Lochbihler, vicepresidente della Commissione del Parlamento europeo per i Diritti Umani, che ha presieduto l’incontro dei Jesuit Refugee Service, ha sostolineato l’importanza di questo coordinamento europeo. «Abbiamo bisogno di uno studio a livello europeo», ha detto, «per valutare quali settori dell’economia hanno maggior bisogno di apporto lavorativo e addestrare gli immigrati di conseguenza. Un esempio di quello che si è fatto e si sta facendo è quello della sanità».
Per le condizioni dei rifugiati, ha detto Lochbihler, non esiste in Europa uno statuto speciale. «I profughi che da Lampedusa riescono a raggiungere la Germania», ha aggiunto, «hanno chiesto di avere uno status speciale. Ma questo in Europa non è possibile dato che l’Europa non ha previsto la possibilità di una protezione speciale per i rifugiati né c’è la possibilità di un riconoscimento reciproco tra stati. Per il momento vale solo la convenzione di Dublino che rimanda i rifugiati al paese di primo sbarco».
Della necessità per l’Europa di introdurre una definizione speciale delle persone bisognose di protezione tratta anche il rapporto dei GesuitiRescued: what’s next?‘. Quali sono le alternative a Dublino che possano dare ai rifugiati sbarcati a Lampedusa la possibilità di recarsi nei Paesi di loro scelta? Per discutere l’argomento la deputata Lochbihler ha suggerito l’idea di indire una grande conferenza europea sull’argomento. Ha risposto il rappresentante del Jesuit Refugee Service Stefan Kessler spiegando che «una conferenza si potrà fare solo se avrà un mandato chiaro e una tematica chiara. Non serve una conferenza che diventi una passerella per una serie di personaggi rappresentativi dei loro governi. Devono invece intervenire anche le persone che lavorano nel settore in grado di fare vere promesse. Abbiamo bisogno di una conferenza che possa dare dei veri risultati e dove vengano presi impegni precisi nei confronti dei rifugiati».
La necessità di dar seguito a tante promesse mentre la vita dei rifugiati si consuma nella solitudine e nell’attesa di un documento che dia loro la possibilità di alloggiare legalmente in Europa si sofferma il rapporto del JRS dove si ricorda che da quando la task force di Mare Nostrum è stata creata nell’ottobre del 2013 oltre 100.000 vite di migranti sono state salvate. In alcuni giorni oltre 1000 persone al giorno sono arrivate a Lampedusa e sulle coste della Sicilia. Un numero elevatissimo che ha messo a dura prova i sistemi di prima accoglienza italiani con centri per rifugiati sovrapopolati in condizioni spesso difficili da gestire. A piu’ riprese vengono citate le denunce di Caritas Catania dove molti dei nuovi arrivati vengono avviati specie nel centro per riugiati CARA di Mineo, un luogo lontano dal mondo in mezzo alla campagna dove spesso passano anni prima di avere un risultato alle richieste di concessione dello status di rifugiato.
La necessità di un sistema di accoglienza più strutturato viene  messa in rilievo nel rapporto in base anche alle denunce degli operatori dei centri di prima accoglienza.
La reazione delle autorità a un fenomeno che le sovrasta è spesso di panico data la mancanza di supporti esterni, governativi o europei. Coloro che riescono ad arrivare in altri Paesi, come la Germania, corrono il rischio del carcere, è quanto accade a chi viene trovato senza documenti, e del rinvio alla casella di partenza, il centro di accoglienza italiano dove erano sbarcati. Per coloro che cercano di evitare le vie legali e restano nel territorio italiano si profila invece una vita di sfruttamento preda del crimine organizzato e del racket della droga. Il rapporto parla a questo proposito degli scandali emersi, e messi in luce da alcuni giornali locali in Italia, sul ‘Business profughi’ che fa arricchire le mafie lasciando gli immigrati senza sostegno alcuno.
Anche alcuni servizi di accoglienza, gestiti da persone che approfittano della condizioni di indigenza dei rifugiati, vengono criticati dal rapporto che pure rende onore a tanti cittadini che si fanno in quattro per assistere i migranti in difficoltà. Ma al centro delle critiche è soprattutto la grande assente, l’Europa, dove i migranti vengono visti come un peso da scrollarsi di dosso e dove la priorità viene data al controllo delle frontiere esterne. Una cifra basta a confermarlo: nel 2013 l’Ue ha destinato 700 milioni di euro al sostegno per le procedure di asilo e 1.820 euro ai controlli di frontiera!

 

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