venerdì, Settembre 17

Imagine: la nazionale europea 40

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europacalcio


Ogni tanto a chiunque viene un’idea
. Capita. In genere si dissolvono  come sono venute, le idee, dopo un approfondimento  che risulta letale per la stragrande maggioranza delle intuizioni che di primo acchito erano sembrate piuttosto interessanti, se non addirittura geniali.

Ieri stavo guardando Uruguay – Inghilterra, un match teso, combattuto ma corretto, giocato a viso aperto tra due squadre non stellari ma blasonate, che il grande Brera avrebbe definito un classico, tra vincitori di una Coppa del Mondo, anche se così lontano nel tempo che nessuno se lo ricorda più.

E improvvisamente ho avuto una visione. In campo, oltre lo schermo televisivo e anche oltre il muro retrostante, ho visto una squadra interamente vestita di blu. Un blu scuro ma non troppo, brillante ma signorile, elegantissimo. L’unico tocco cromatico diverso l’ho visto quando la visione ha zoomato, fino a mostrare da vicino il petto di un giocatore. Era un cerchietto giallo, spostato a sinistra del torace. Quando l’immagine è diventata un primissimo piano, mi sono accorto che il cerchietto giallo, una decina di centimetro di diametro,  era formato da piccole stelle.

In campo c’era la nazionale europea.

Una squadra formidabile, piena di campioni di valore assoluto, alcuni scuri di pelle, altri biondi, si scambiavano il pallone con sicurezza per poi partire in verticale con scatti brucianti, che mettevano costantemente in difficoltà gli avversari aiutandosi l’un l’altro in un’armonia di gioco che era un piacere ammirare.

Non so davvero se questa idea l’abbia già avuta qualcun altro, quasi certamente sì. E’ quasi impossibile oggi che ti venga un’idea originale, praticamente tutto è già stato inventato.

Eppure.

Cosa può cementare fra loro popoli antichissimi, che pensano e parlano in lingue diverse ma in fondo appartengono a un’unica lontanissima radice culturale, più della passione per il gioco più bello e appassionante del mondo?

Dopo qualche vittoria della selezione blu con le stelle, la gente, magari, imparerebbe a sentirsi unita ben più che ascoltando i discorsi dei banchieri. Forse, comincerebbe a sentirsi parte di qualcosa di più grande così, quasi senza volerlo, che è esattamente come devono succedere le cose  che hanno a che fare non coi soldi, i mercati, l’economia, ma col sentimento. Che è proprio quello che manca, nell’ Unione Europea.

Insomma, io la butto lì. «You may say I’m a dreamer, but I’m not the only one» scrisse uno che di sogni se ne intendeva. Poi finì ammazzato, è vero, ma la poesia dolce e allucinata di John Lennon resterà impressa in milioni di anime, senza limiti di razza e confini politici.

Intanto proprio l’Inghilterra di John esce sconfitta dallo stadio di San Paolo del Brasile, trafitta dopo una battaglia epica dai fortissimi attaccanti della ‘celeste’ uruguagia, cinica e letale.

Però, Imagine in maglia blu Cristiano Ronaldo, Iniesta, Balotelli, Gerrard e Muller. Non ce ne sarebbe stata per nessuno.

    

 

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