martedì, Agosto 3

Imagine: Conte ter abortisce, arriva Churchill ‘Puoi dire che sono un sognatore’, ma potrebbe essere il gambetto del PD: Conte si dimette, prova a fare il ter, non ci riesce, a quel punto il PD cambia cavallo e ci riesce: pericoloso, ma il gioco varrebbe la candela

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Chi era quel tale che disse «vile tu uccidi un uomo morto», lo ricordate? Si trattava della nobile difesa di Firenze (guarda un po’) dai lanzichenecchi, se non sbaglio. Ma, insomma. Mi veniva in mente per cominciare così questo intervento, ma poi mi sono detto “no, cosa troppo nobile … sì certo di una porcata si trattava, ma sempre di una porcata di prospettiva politica, di un certo livello”. Mah, chi sa!
Certo che la frase mi veniva in mente l’altro giorno ascoltando un giovanotto tuttoleccatello’, come diremmo noi a Napoli, un ragazzotto adatto a giocare a sottomuro e non più di tanto, un giovincello mandato da un comico desideroso di sorteggiare i parlamentari e che perciò aveva scelto lui, che, per prepararsi bene il futuro girava l’Europa parlando male dei francesi e di Macron (marchettaro, diceva), attualmente niente meno che Ministro degli Esteri, per cui il mondo francofono ci scansa, il resto ci ride appresso, pensavo a quella frase, dico, quando ho sentito il predetto pronunciare con voce chiara e faccia gelida la frase «Conte ha 48 ore di tempo». In termini tecnici si chiama parricidio. E quindi, la frase con cui ho iniziato non si addice. Lì, si trattava di una battaglia, di uno scontro impari in cui il più debole periva; qui si tratta di parricidio, di coltellata alle spalle.

Ebbene, sì, chi mi ha letto anche una sola volta, sa bene che di Giuseppe Conte ho meno che nessuna stima, ma vederlo accoltellare cinicamente da quello che esiste perché esiste lui e non il contrario come molti credono -pensateci bene-, mi ha fatto un po’ pena.
Sì perché, pur essendo la persona che è, uno senza anima e senza bandiera, uno pronto a tutto, hagiustificatol’esistenza degli stellini e del loro capo di allora, che, messi di fronte alla necessità di governare, e avendo rinunciato a fare l’impeachment contro Sergio Mattarella (loro usano sempre le parole inglesi, specie se non le capiscono, e in questo caso è uno strafalcione da matita blu, se uno andasse a scuola!), hanno trovato in lui uno che, almeno, era laureato e poteva dare una patina leggera di smalto alla loro inesistenza.
Lo ripeto, a costo di prendermi i vostri insulti, è Giggino che deve tutto a Conte, ed è anche Grillo che deve tutto a lui. Che poi quel tutto abbia un pessimo odore è un’altra storia: attiene alle qualità morali e intellettuali dei personaggi in commedia.
E dunque, col coltello ancora tra le scapole, Conte cerca di salvare sé stesso e la poltrona, perché questo è il problema.

Perché riceve il secondo colpo, questo, almeno, di fronte. Il PD dice chiaro che non ne può più, né di lui né del suo Governo, né di Renzi. Ecco, vediamo bene.
Su quest’ultimo già vedo tentennamenti forti. Macaluso, poverino morto in mezzo a questa confusione manco lo hanno ricordato un minuto, ma certo si rivolta nella tomba a vedere quello che combina Renzi, ma specialmente il cinismo vomitevole di chi, dopo i disastri che ha combinato, ancora viene corteggiato e difeso da alcuni del PD, tipo Andrea Marcucci, la rediviva Marianna Màdia e vari altri (la famosa quinta colonna che ora si sveglia, come nei migliori romanzi di spionaggio), che dicono che in fondo con lui si può riaprire una trattativa. E ben si capisce. Se si va ad elezioni, Renzi scompare (speriamo), ma per i renziani interni al PD, compreso forse il mitico Luca Lotti, del quale si dice sia stato l’ammaliatore di Renata Polverini (mah, mi pare strano, ma ormai io non mi stupisco di nulla) che entra e esce da processi vari per motivi oscuri, per costoro, dico, la vita potrebbe essere dura assai. Come del resto per il PD, se resta com’è, con Nicola Zingaretti tremolante come una mozzarella fresca ma non troppo e Goffredo Bettini che lo manipola.
Ho detto più volte che in caso di elezioni non è detto che vincaMelini’ (il duo Giorgia Meloni Matteo Salvini), ma solo se il PD fa politica per almeno un paio di mesi e la fa serissimamente. Certo non con Bettni, il giovane turco, il mieloso Graziano Del Rio e Debora Serracchiani con frangetta e mascherina che sembra una talebana di buona famiglia!
Perché, ora spiego anche perché, sarebbe venuto il momento di rimboccarsi le maniche e mettersi finalmente a fare politica, ma sul serio, molto sul serio.

Sì, dicevo, perché la terza coltellata, Conte, se la è procurata (ma qui è tutta e solo colpa sua, solo l’innominabile superpagato poteva pensare che non arrivasse) lui stesso facendo la solita maratona di incontri insulsi con la Confindustria e i sindacati.
Dico io, caro Conte, lo sai che Carlo Bonomi, da buon padrone delle ferriere, ti vede come il fumo negli occhi, e tu che fai? Lo convochi in videoconferenza -che è già una castroneria, visto che la sede della Confindustria è a Roma- e gli racconti quanto è bello il tuo piano di rinascita (tutto tuo, caro Conte: hai voluto fare tutto tu, e ora ne paghi il fio!) -poi chiamalo recovery plan se ti fa piacere, affari tuoi-, e quello, come era prevedibile, ti spara addosso a palle incatenate, sia perché il piano vale poco o nulla, sia perché effettivamente non prevede le cose essenziali, cioè come si fanno le cose, non i soldi ipotetici per farle, sia perché, emulo di quel Maramaldo di cui sopra, ha capito che sei alle corde e già non ti poteva vedere prima, figuriamoci ora che sei a terra, aspetta solo il momento di affondare il colpo. E infatti lo affonda, dicendoti che il piano gli fa schifo, ma specialmente che se non elimini la burocrazia, lui (e gli altri) non ci sta.

Eh sì, mio caro Conte e chi ti sostiene ancora. Il tema della burocrazia è fondamentale e tu non hai fatto nulla: parli di digitalizzazione come se fosse ‘sim sala bim’ e invece non lo è. Poi, certo lo sappiamo tutti, Bonomi non vuole controlli e decisioni rapide e serie, vuole decisioni veloci e controlli niente. Il Governo, e per esso Conte, potrebbe anche dire che lo fa (e lo farebbe pure, figuriamoci, mica sarebbe tanto schizzinoso) è che prima dovrebbe uccidere il Presidente del Consiglio di Stato e tutti i giudici e poi vedersela con gli stellini che si ricorderebbero improvvisamente che per loro il tema era ‘o-ne-stà-o-ne-stà’, che si traduce in bloccare tutto perché i ricchi rubano e si arricchiscono.

Dicevo, sarebbe il momento per il PD di scendere in campo, certo, ha truppe stanche e male armate, ma se mostrasse di volerlo fare, troverebbe la fila di persone per bene e competenti pronte a rimboccarsi le maniche gratis. Ma invece che fa? Negozia con Matteo Renzi e con Clemente Mastella (con tutto il rispetto, per carità, in tutta questa vicenda è quello che ne esce meglio, e non scherzo!) per fare ilConte ter’, mentre Conte prepara il partito ConTe (attento che è il logo di una società di assicurazione, rischi pure una causa per violazione di brevetto o copyright!) per fregare qualche voto al PD! machiavellici, sti pdiini.

Eppure il problema è relativamente semplice. Alle elezioni non vuole andare nessuno, anche gli stellini, per folli che siano. Conte ha mostrato tutti i suoi limiti ed è stato cestinato dagli stellini, o almeno da una parte di essi (certo Dibba è un’altra cosa, ammesso che esista). Silvio Berlusconi ha detto chiaro che: a.- non sostiene Conte; b.- che sosterebbe un Governo che lo includesse, pur tagliando con Salvini … per il bene della Nazione. Renzi va cestinato per principio e per sicurezza, ma qualche renziano pentito si potrebbe anche accogliere. E dunque?
E dunque un Churchill italiano -lo avevo nuovamente proposto ieri, lo ribadisco ora. Un nuovo Presidente, vicino al PD, e subito un nuovo Governo, sostenuto in qualche modo da Berlusconi, che, da quella dichiarazione che ha fatto, sembra disponibile.
Impiccarsi a Conte (copio un titolo di ‘Huffingtonpost’) è follia allo stato puro. Ma, alla fine: potrebbe essere il gambetto del PD di cui ho parlato a suo tempo? Conte si dimette, prova a fare il ter, non ci riesce, e il PD cambia cavallo e ci riesce: pericoloso, ma il gioco varrebbe la candela, per restare alle frasi celebri: “chi non beve con me peste lo colga!”

E noi, qui a guardare. Conte sale al colle. No, forse scende a cena. No, ci sale domani (ovvero oggi), ma se nevica poi scivola, ci va domani. E subito Renzi chiede di prendere tempo e di fare lunghe consultazioni. E intanto si negozia, si tratta, si inciucia, ci si spartiscono i soldi europei, omettendo di tenere conto di una piccolissima cosa, anzi due: … e se non arrivassero, ma anche, già che ci siamo, che ne direste Signori Potenti e Giornalisti Facondi di discutere un po’, giusto un po’, degli interessi degli italiani?

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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