lunedì, Settembre 27

Illegalità e riciclaggio, un freno per l’economia field_506ffb1d3dbe2

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La legalità è un valore da sempre fondamentale in una società che funziona e che può assicurare l’uguaglianza tra le persone. Il rispetto delle regole è fondamentale anche in un sistema economico che possa dirsi sano e prosperoso. «Un mondo degli affari privo di codici morali sarebbe non solo povero normativamente, ma anche molto debole in termini di prestazioni» diceva l’economista e premio Nobel Amartya Kumar Sen, che ha sviluppato un approccio radicalmente nuovo alla teoria dell’eguaglianza e delle libertà.

L’illegalità, infatti, ha delle pesanti conseguenze sulla crescita economica di un Paese, condiziona le attività delle imprese, l’accumulazione di capitale umano e l’allocazione di fondi pubblici destinati allo sviluppo. I danni prodotti sono resi ancora più evidenti dall’immissione dei proventi dei reati, tramite il riciclaggio, nel circuito economico legale, determinando un potenziale distruttivo che rischia di pregiudicare la corretta allocazione del credito e di contaminare i vertici degli intermediari compromettendo la stabilità dell’intero sistema. Il rischio diventa ancora più consistente in periodi di crisi economica, come quello che stiamo vivendo. “Durante una crisi intensa e prolungata come quella attuale” spiega Carmelo Barbagallo, direttore centrale per la vigilanza bancaria e finanziaria della Banca d’Italia, le imprese sono particolarmente esposte alla penetrazione delle organizzazioni criminali. I pericoli di coinvolgimento, anche inconsapevole, degli intermediari divengono immanenti, l’inquinamento del circuito legale accresce sensibilmente i rischi di ‘avvitamento’ dell’economia. È per questo motivo che la regolamentazione prudenziale bancaria e finanziaria pone, tra i valori fondanti dell’attività di vigilanza, il perseguimento della ‘sana’ gestione degli intermediari e del ‘buon funzionamento’ del sistema finanziario, finalità che presuppongono l’integrità degli intermediari”.

L’integrità delle persone che lavorano all’interno dei mercati e che potenzialmente potrebbero alterarne il funzionamento con conseguenze gravi sull’intero sistema economico, è quindi uno dei valori fondamentali per garantire la legalità. “Integrità” spiega Barbagallo “significa ‘pieno orientamento dell’agire imprenditoriale al principio della legalità, autonomia da qualsiasi forma di condizionamento interno ed esterno mirante a deviare la gestione dalle regole tecniche che presiedono al corretto svolgimento dell’attività bancaria e finanziaria”.

Per tenere sotto controllo il propagarsi di attività illegali all’interno dei mercati, la Banca d’Italia, insieme ad altre istituzioni e con l’aiuto dell’Unione europea, svolge un lavoro di verifica e di analisi, che porta alla segnalazione, laddove necessaria, di azioni illegali alla competente Autorità giudiziaria. Nel 2012 le denunce da parte della Banca d’Italia sono state 289, con un incremento del 41% rispetto all’anno precedente, e tra di esse 127 erano relative a irregolarità in materia di antiriciclaggio. D’altra parte sono aumentate anche le richieste di informazioni e di documentazione da parte dell’Autorità giudiziaria relative a indagini che coinvolgono intermediari vigilati. L’attenzione al problema, quindi, cresce in modo proporzionale rispetto alle difficoltà create dalla crisi economica al mercato, che rischia maggiormente di essere vittima di azioni illegali.

Il problema è consistente e può essere diffuso attraverso diversi canali e in diversi luoghi. Ecco perché, come sostiene il dottor Barbagallo “l’armonizzazione tra i vari soggetti deve tendere ad essere massima. Differenze nelle regole consentono arbitraggi normativi e creano spazi per l’infiltrazione delle attività illegali e di riciclaggio”. In questa direzione è fondamentale il ruolo di guida ricoperto dal Gruppo di azione finanziaria internazionale, Gafi, un organismo internazionale che definisce e promuove standard e best practice per la lotta al riciclaggio, contribuendo al coordinamento degli Stati. In Italia è stato introdotto l’approccio basato sul rischio, che richiede di graduare il livello delle difese alle varie situazioni e sono stati rafforzati gli obblighi di collaborazione, prevedendo scambi informativi e l’istituzione dell’Unità di informazione finanziaria.

Il problema ha dimensioni sovranazionali e quindi un ruolo fondamentale è ricoperto anche dall’Unione europea, che deve tenersi costantemente aggiornata sulle nuove forme di criminalità ed essere in grado di trovare delle soluzioni. “Il processo di adeguamento della normativa” precisa Barbagallo “non si è arrestato e non deve arrestarsi se vuole tenere il passo con le dinamiche e le tecniche sempre più avanzate di riciclaggio seguite dalla criminalità”. Così la Commissione europea, lo scorso 5 febbraio, recependo le raccomandazioni del Gafi, ha adottato una nuova proposta di direttiva con lo scopo di armonizzare ulteriormente le norme già adottate dagli Stati membri. “La direttiva” spiega Barbagallo “prevede la formulazione di politiche di prevenzione e contrasto al fine di concentrare le attività di prevenzione nei settori più esposti; l’istituzione di meccanismi che promuovano una maggiore trasparenza dei veicoli societari, dei trust e delle fiduciarie; l’estensione delle disposizioni di verifica sulle persone politicamente esposte e l’inclusione tra i ‘reati presupposto’ del riciclaggio di quelli fiscali annoverati tra le violazioni gravi dell’ordinamento”.

L’impegno a contrastare azioni di illegalità e riciclaggio è richiesto anche alle banche. “Si richiede alle banche” spiega Barbagallo “di individuare obiettivi di rischio coerenti con le strategie e il modello di business. Nei confronti dei rischi di compliance in generale, e di quello di coinvolgimento in fatti di riciclaggio in particolare, l’obiettivo di rischio deve tendere a zero. Non vi può essere un livello accettabile di non conformità alle norme”.

Per continuare a combattere il fenomeno è prevista, a breve termine, l’introduzione di nuove disposizioni, una delle quali sarà introdotta da Banca d’Italia ed entrerà in vigore il 1 gennaio 2014. “In questa disposizione” spiega Barbagallo “sono stati precisati i criteri per la valutazione del rischio di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo associato a clienti e attività e fornite indicazioni esemplificative sulle caratteristiche, le situazioni e le circostanze da considerare a tal fine. Sono state date indicazioni sulle diverse forme di adeguata verifica e, anticipando il contenuto della proposta di quarta Direttiva comunitaria, le nuove disposizioni hanno esteso il trattamento previsto per le persone politicamente esposte e ai soggetti che svolgono funzioni simili nel territorio nazionale, qualora l’operatività con tali persone presenti un elevato rischio di riciclaggio o di finanziamento al terrorismo. È stata, infine, rafforzata l’attenzione alle operazioni con banconote da 500 e 200 euro per importi oltre i 2.500 euro”.

Disposizioni costantemente aggiornate che devono affiancarsi a un attento lavoro ispettivo. Delle vere e proprie campagne antiriciclaggio, rivolte ai singoli sportelli e alle direzioni generali. “Dal 2008 a oggi” spiega Barbagallo “sono state controllate quasi 500 dipendenze. Gli esiti mostrano un sostanziale adeguamento alle prescrizioni normative relative alle registrazioni nell’Archivio unico informatico. Permangono ampi margini di miglioramento nell’adeguata verifica della clientela, in particolare con riguardo all’individuazione del titolare effettivo e alla valutazione delle informazioni disponibili per la corretta profilatura del rischio e per l’inoltro delle segnalazioni di operazioni sospette. Le verifiche condotte nel ciclo di follow up, che ha interessato 22 dipendenze in Campania, hanno confermato l’esigenza di interventi correttivi sulle procedure per la profilatura del rischio, ancora condizionate da elementi di debolezza, con ricadute negative sull’adeguata verifica”.

L’attività di controllo, tuttavia, richiede una collaborazione e una sinergia a livello nazionale. La questione dell’illegalità e del riciclaggio nel mercato interessa, infatti, il livello globale dell’economia, che non conosce barriere fisiche nel movimento di cose, persone e denaro. “In vista della creazione di una Unione bancaria europea” spiega Barbagallo “che vuole porre rimedio alle gravi carenze presenti nell’architettura istituzionale e nella regolamentazione, nel 2014 prenderà avvio il Sistema unico di vigilanza europeo, costituito dalla Banca centrale europea e dalle autorità di vigilanza nazionali dei Paesi dell’Eurozona, cui verrà trasferita la vigilanza sugli enti creditizi considerati significativi. Le autorità di vigilanza nazionali collaboreranno con la Bce per il controllo sulle grandi banche e continueranno in via diretta la supervisione sulle banche di minori dimensioni”.

Per fronteggiare la questione serve quindi “l’adozione di un insieme di regole uniformi e un rapporto sinergico e bidirezionale tra i soggetti chiamati a controllare”.

 

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