martedì, Maggio 18

Il Wahhabismo sotto processo Per molto tempo, i sovrani assoluti dell’Arabia Saudita hanno affermato di avere un certo monopolio sui luoghi sacri dell’Islam dal punto di vista geografico

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BeirutPer molto tempo, i sovrani assoluti dell’Arabia Saudita hanno affermato di avere un certo monopolio sui luoghi sacri dell’Islam dal punto di vista geografico, dato che il regno è la casa delle città sante di La Mecca e Medina; ma molto presto la casa di Saud potrebbe essere privata della “custodia” e legittimità islamiche autoproclamate sul mondo musulmano.

La tragedia doppia della Mecca nei giorni scorsi, che ha visto la caduta di una gru sui pellegrini e un incendio devastante in uno degli hotel più lussuosi, ha riacceso il dibattito sull’autorità legittima di Al Saud non solo sui luoghi sacri dell’Islam ma sulla comunità islamica in generale. La sua scuola di pensiero islamica, il wahhabismo, ha agito più come separatore che come catalizzatore di dialogo e collaborazione.

Inutile dire che il sostegno al radicalismo di Al Saud, il gioco dei suoi capi per il controllo politico tramite il patrocinio finanziario e l’insistenza del clero per l’istituzionalizzazione del settarismo hanno contribuito solo ad aumentare il dissenso, spingendo milioni di persone a respingere l’impronta prepotente del regno sull’Islam. Nonostante i leader della dinastia saudita considerino loro stessi onnipotenti, trovandosi a capo di una comunità religiosa il cui unico scopo sembra essere l’obbedienza assoluta al loro diktat, i musulmani sono stanchi di tale assolutismo, soprattutto perché appare contaminato dal settarismo e dal profiling etnico. Mentre il Corano afferma che uomini e donne sono uguali davanti a Dio, a prescindere dal colore della pelle e dalle condizioni sociali ed economiche, le politiche elitarie di Al Saud di fronte ai pellegrini, e alla fede in generale, proclamano un’altra verità che non riflette più i principi dell’Islam.

Gli eredi e i custodi di un’invenzione religiosa, il Wahhabismo, si sono allontanati talmente tanto dai meandri religiosi che la maggior parte dei musulmani non può più riconoscere la fede nell’autorità che li governa, soprattutto perché la sua legittimità è stata imposta e non concessa. Nel 1986 il re Fahd bin Abdul Aziz è diventato Custode delle due sacre moschee. Questo titolo era tradizionalmente detenuto dagli Ottomani fin dal XVI secolo come mezzo per affermare e consolidare la loro legittimità politica su un impero altrimenti frammentato. Il re Abdul Aziz era un uomo ambizioso e noto per essere l’erede di una dinastia duratura, la monarchia di Al Saud, profondamente radicata all’interno dell’Islam. La fede islamica oggi richiama oltre 1,6 miliardi di seguaci e la dinastia saudita regna dall’alto dei monumenti più amati e simbolici dell’Islam.

Coloro i quali detengono il controllo di La Mecca e Medina possono fingere di avere nelle loro mani il destino dell’Islam, se non spiritualmente almeno politicamente. I reali di Al Saud hanno fatto proprio questo. Da quando i re sauditi si sono autoproclamati gli unici guardiani dell’Islam, il loro potere sulla comunità musulmana globale ha raggiunto altezze vertiginose, che anche prima del saccheggio del patrimonio storico dell’Islam pochi hanno avuto il coraggio di criticare.

La trasformazione architettonica, o meglio il decentramento della Mecca trova testimonianza nella custodia capitalistica di Al Saud. Sotto l’impulso dei beduini Nejd, La Mecca è diventata il centro nevralgico per capitalisti impavidi e magnati immobiliari. Come gran parte della fede islamica, sia La Mecca che Medina si sono trovate assediate, le loro memorie contaminate da coloro i quali possiedono una comprensione della spiritualità limitata alle proiezioni finanziarie.

I musulmani sono rimasti inorriditi alla vista del loro patrimonio calpestato dalla mania di costruzione sostenuta da ecclesiastici inflessibili che predicano contro la conservazione del loro stesso patrimonio. La Mecca, che un tempo era il luogo in cui il profeta Maometto sosteneva che tutti i Musulmani sono uguali, è diventata il paese dei balocchi per ricchi, in cui il puro capitalismo ha usurpato la spiritualità, un tempo unica ragion d’essere della città e che riflette perfettamente  le ambizioni dei suoi maestri.

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