venerdì, Maggio 14

Il voto locale premia l’opposizione field_506ffb1d3dbe2

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L’inverno dello scontento alla fine sembra essere confluito nei seggi elettorali, per quanto secondari. Ma per pacificare il turbolento scontro politico e confessionale costato al Bangladesh centinaia di morti e feriti nell’ultimo anno, questo potrebbe non bastare. Perché i vincitori di quest’ultima tornata vedono in quanto sta accadendo come una conferma di una vittoria rubata dal partito di governo.

Il voto per il controllo dei Consigli Locali del Bangladesh, soprannominati Upazilla o Thana, è stato finora considerato come la Cenerentola delle consultazioni elettorali per lo scarso peso che li caratterizza. L’impianto amministrativo del Paese è stato infatti a lungo tra i più centralizzati dell’intera Asia. Al di sotto del livello del Governo centrale vi sono due cerchie amministrative, che sono i 64 Distretti (Zila) a loro volta suddivisi, per l’appunto, in Upazilla, il cui numero è stato recentemente portato da 493 a 503. I Commissari Deputati, reggenti del governo delle amministrazioni dei Distretti, non sono però sottoposti al voto popolare, e vengono bensì nominati direttamente dal governo in carica. Ad ogni cambio di esecutivo, in Bangladesh corrisponde dunque un totale spoil system nei confronti dell’amministrazione locale più grande ed importante del territorio.

Dal 1992 al 2010, lo stesso è valso in scala minore per le amministrazioni degli Upazilla, il cui dirigente veniva nominato dal Commissario Deputato dello Zila di riferimento. Nelle intenzioni dei padri fondatori del Bangladesh indipendente, l’amministrazione dei Consigli Locali avrebbe dovuto essere eletta direttamente dai cittadini. Dopo la giunta militare di M. Ershad negli anni ’80, il processo di democratizzazione vide prima un ritorno all’eleggibilità della carica, e poi nuovamente l’eliminazione del decentramento nel nome della stabilità politica. Il Bangladesh, si sostenne, era un paese troppo piccolo, caotico ed affollato per poter delegare i governi locali al voto popolare; una considerazione che si rivelò drammaticamente errata.

Il verticismo del rapporto tra cittadini e Governo che ne derivò rese infatti ancor più aspro il conflitto politico interno, specialmente quando la popolazione laica o viceversa osservante dei dettami religiosi si trovò a contatto con amministratori locali di segno opposto. È anche per questo che il Bangladesh, in 23 anni di democrazia ha conosciuto ben poche stagioni elettorali pacifiche. Sia nel 1995-96 che nel 2006-07, lo scontro tra l’Awami League ed il Bangladesh National Party è culminato in colpi di Stato militari e regimi provvisori fino a nuove elezioni.

Il Governo di Sheik Hasina, eletto nel 2008, ha dunque tentato di tagliare anche questo nodo, rendendo nuovamente eleggibili i consigli locali, senza però rinunciare del tutto ad una porzione di rappresentanza del governo centrale. Ogni Upazilla nel 2010 è stato dunque dotato di due consiglieri eletti ed uno nominato dall’esecutivo, che ha peraltro mantenuto il centro decisionale per quanto riguarda i distretti. La première delle elezioni locali non è stata però esattamente un manifesto di trasparenza. La tornata elettorale del 2010 ha visto il governo di Hasina accusato di brogli e condizionamenti di vario genere sugli scrutatori, complice il fatto che tutte le amministrazioni uscenti erano governato del suo partito, l’Awami League, proprio in quanto ancora nominate e non elette. Ed è stato proprio dalle contestazioni elettorali del 2010, che è partita l’onda lunga delle proteste dell’opposizione contro il modus operandi di Hasina, accusato di autoritarismo e repressione del dissenso dall’opposizione sia islamista che nazional-conservatrice.

Il caos politico è poi definitivamente esplose nel 2013 e per due motivi fondamentali. Il primo è stato l’abrogazione del regime governativo dell’interim elettorale, istituito nel 1990 proprio per assicurare contro manipolazioni durante le elezioni da parte del governo in carica. Ma a guidare le proteste più violente sono stati gli integralisti islamici della Jamaat-e-Islami. La leadership sia storica che recente del partito islamista è stata oggetto di arresti e condanne, a volte anche capitali, nell’ambito dei processi del Tribunale penale internazionale istituiti nel 2009 per indagare sui crimini di guerra consumatisi durante il conflitto del 1971, che portò il Paese all’indipendenza. In quella occasione i fondamentalisti combatterono infatti dalla parte del Pakistan, compiendo innumerevoli atti criminali contro la popolazione civile delle aree ribelli.

Il 17 luglio 2013 l’ex Segretario Generale del movimento, Ali Ashan Mohamed Mojaheed, è stato condannato all’impiccagione, e il 12 dicembre successivo il suo vice Abdul Quader Molla è stato giustiziato. Agli islamisti non accusati di crimini di guerra o attività sovversive, è stato però consentito di proseguire le attività politiche, anche se la Jamaat-e-Islami è stata bandita dalle elezioni politiche del 5 gennaio scorso.

Elezioni che hanno visto il culmine della violenza e dello scontro politico, con islamisti e conservatori del BNP che hanno boicottato con forza il voto, risoltosi dunque con una vittoria forfait per il partito di Hasina.

Il già poco entusiasmo dei governativi per la vittoria di Pirro registrata è però durato ben poco. Le prossime elezioni per il rinnovo dei consigli locali degli Upazilla erano infatti programmate per il febbraio-marzo dell’anno in corso. A causa dell’elevato numero di consigli da eleggere, esse sono state scaglionate in turni: i primi due si sono già svolti il 18 e 27 febbraio, mentre il prossimo è previsto per il  15 marzo prossimo. Le prime due tornate sembrano aver dato all’opposizione una vittoria considerevole. Il 18 febbraio il BNP si è aggiudicato ben 40 Consigli su 97 in ballo, e 52 su 100 in corsa nel turno successivo, ma come si evince dai risultati la vittoria non gli ha consegnato finora una maggioranza assoluta di amministrazioni.

Ben 11 amministrazioni durante il primo turno ed otto il secondo sono infatti finite inaspettatamente nelle mani proprio della Jamaat-e-Islami. Banditi solo dalle elezioni politiche generali, i fondamentalisti non solo hanno ottenuto un risultato tutt’altro che trascurabile alla luce della repressione appena subito. Ma il loro risultato ha anche creato lo spettro di un loro ruolo chiave in un futuro governo qualora la situazione dovesse precipitare verso nuove elezioni generali. È solo grazie ad essi che il BNP ha potuto proclamare vittoria ed accusare le elezioni politiche del 5 gennaio di avere avuto un ruolo farsesco.

I risultati delle Upazilla Pools sembrano aver dunque rinfocolato la polemica politica piuttosto che chetarla, rendendo per giunta gli islamisti ancora più agguerriti nonostante la sostanziale decapitazione del loro movimento politico.

 

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