lunedì, Agosto 2

Il voto in Colombia, un referendum sulle FARC

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Mentre tutta la Colombia trattiene il fiato per l’esito delle lotta serrata che vede Juan Manuel Santos e Oscar Ivan Zuluaga contendersi la Presidenza in un imminente ballottaggio, la delegazione di Governo che sta trattando all’Avana con le FARC ha compiuto un altro importante passo avanti verso un accordo di pace che ponga fine a un conflitto che ha appena compiuto cinquant’anni di storia.

Lo stesso giorno in cui entrambi i principali gruppi di ribelli marxisti impegnati a combattere lo Stato colombiano, le FARC (Forze armate rivoluzionarie colombiane) e l’ELN (Esercito di liberazione nazionale), hanno decretato un cessate il fuoco in occasione della campagna elettorale, il gruppo di negoziatori governativi e i rappresentanti della guerriglia hanno raggiunto un accordo preliminare sul terzo dei sei temi su cui si basano le contrattazioni, relativo al narcotraffico e alla coltivazione degli stupefacenti.

In un comunicato congiunto sono stati resi pubblici i termini dell’intesa. Questi prevedono, anzitutto, un impegno da parte del Governo a intensificare l’eradicazione manuale dei campi di coca. In questo senso, si lascerà ai contadini il compito di rimuovere le piante entro un termine ragionevole, e solo a quel punto interverrà lo Stato, dopo aver informato dovutamente le comunità inadempienti. Da parte loro, le FARC taglieranno ogni legame con il narcotraffico, aiutando il Governo a mappare le catene di riciclaggio di denaro sporco, all’interno di un nuovo quadro normativo e bonificando le zone minate nelle regioni interessate.

Un altro aspetto molto importante dell’agreement riguarda l’implementazione di nuove strategie sul fronte del consumo di stupefacenti. Si prevede che da un regime basato sulla coercizione si passi a un approccio più orientato alla salvaguardia della salute dei consumatori, da costruirsi attraverso ‘la promozione della salute, la prevenzione, la riduzione del danno, l’attenzione e l’inclusione sociale’. Un cambio di politica in linea con le posizioni che Santos va esprimendo da tempo sul tema della lotta alle droga. Il Presidente è infatti uno dei principali fautori, almeno sulla carta, di un vasto fronte riformista che vuole abbandonare la war on drugs iniziata negli anni sessanta contro le droghe e il narcotraffico.

Il Presidente ha salutato con una certa emozione il depennamento di un altro punto. ‘Se la Colombia è riuscita a fare così tanto nel mezzo della guerra, immaginatevi cosa potremmo fare se terminasse. Oggi abbiamo un motivo in più per dire che la pace è davvero possibile’. La soddisfazione del leader del Partito della U, la compagine liberale che ha avviato i dialoghi di pace più di anno fa, rompendo con un decennio di aspre battaglie sotto l’ex Presidente Alvaro Uribe, è comprensibile. Santos ha costruito la sua campagna per la rielezione facendo della pace con la guerriglia il suo cavallo di battaglia, chiedendo ai colombiani di confermarlo per poter portare a termine il lavoro.

Ma se buona parte dei colombiani vede la pace con favore, vasti strati della società sono convinti che lo Stato, scendendo a patti con i ribelli, stia garantendo l’impunità a chi ha commesso gravi crimini. È di questo avviso Uribe, l’uomo che nel corso dei suoi due mandati (2002-2010) ha fortemente ridimensionato, attraverso il confronto militare e l’appoggio statunitense, le capacità belliche della guerriglia. L’apertura di Santos lo ha spinto a lasciare il Partito della U (dove la U sta proprio per Uribe) e lanciarsi in una lotta senza quartiere contro il suo ex Ministro della Difesa.

Zuluaga, che il Centro Democratico di Uribe ha proposto come candidato per le Presidenziali, ha costruito parte del suo successo proprio sullo slogan ‘pace senza impunità’. I critici dei negoziati dell’Avana sono convinti che gli accordi garantiranno ai ribelli la possibilità di non pagare per i crimini commessi.

Effettivamente, tra i prossimi punti sul tavolo delle trattative c’è proprio il trattamento penale da riservare ai militanti delle FARC e le modalità del loro reinserimento nella vita pubblica. Se una qualche amnistia è necessaria per ovvie ragioni, qualcuno ai vertici dovrà necessariamente pagare per gli omicidi, i sequestri e gli attentati. Tutto risiede in quale grado e in quale modo questo accadrà. Per quanto riguarda il ritorno alla politica democratica, i precedenti non sono fausti. Una parte delle FARC aveva esplorato questa via nel 1985, con la creazione di un Partito, l’Unione Patriottica. Il triste epilogo fu il massacro, da parte di milizia di destra, di migliaia di militanti dell’UP, tra cui due candidati presidenziali e otto senatori.

Malgrado il dibattito in campagna elettorale sia stato dominato dagli scandali che hanno coinvolto i due principali sfidanti, il tema delle FARC rimane un elemento imprescindibile della vita politica colombiana. Per questo motivo, il ballottaggio tra Santos e Zuluaga è stato considerato da molti analisti come un referendum sui colloqui di pace e sul loro futuro.

La loro importanza sta risultando chiara anche nella strutturazione delle alleanze intorno a due contendenti. Zuluaga ha già raggiunto un accordo con il Partito Consevatore di Marta Lucia Ramirez, che al primo turno ha ricevuto il 15,5% delle preferenze, promettendo di addolcire la sua totale opposizione ai negoziati. Questo, però, a patto che la guerriglia rispetti alcune richieste specifiche, tra cui figurano la cessazione totale delle ostilità, gli attacchi contro i civili e contro le infrastrutture. Richieste che la guerriglia molto difficilmente accetterà, o rispetterà. Zuluaga lo sa. Il suo schieramento rimane quello di Uribe, e cioè del compromesso zero.

Si tratta di un’abile mossa che consente al candidato uribista di guadagnare il supporto del terzo partito nazionale ed erodere, tramite una debole apertura al negoziato con la guerriglia, l’immagine di Santos come uomo di pace.

Dal canto suo Santos punterà a sinistra, dove spera di convincere quegli elettori che, malgrado abbiano visioni economiche lontane dal liberalismo, sono sensibili al richiamo della pacificazione nel Paese. Del resto, la sinistra colombiana, proprio a causa dll’esistenza di un gruppo marxista ribelle, si è vista condannata a decenni di marginalizzazione politica. Un isolamento che il ritorno delle FARC alla contesa democratica potrebbe rompere una volta per tutte.

Secondo le ultime inchieste, i due candidati sono praticamente appaiati. Santos viene dato al 38%, Zuluaga al 37%. Si profila dunque un entusiasmante testa a testa. Malgrado Zuluaga sembri più possibilista sul proseguimento delle trattative a Cuba, una sua elezione imprimerebbe una svolta decisa alla strategia del Governo, che potrebbe rivelarsi fatale per il risultato finale.

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