lunedì, Settembre 20

Il volume della preghiera argomento di scontro field_506ffb1d3dbe2

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Adhaan preghiera Gerusalemme

L’Adhaan è la chiamata alla preghiera, ad effettuarla è il Muezzin, cioè l’incaricato della moschea, che fa in modo che la chiamata si propaghi dal minareto, accanto ad ogni moschea. Avviene cinque volte al giorno in concomitanza con le scadenze della preghiera, l’ultima poco dopo le quattro del mattino.

Naturalmente, con l’evolversi dei tempi, la chiamata non avviene più tramite la viva voce del Muezzin, ma tramite altoparlanti posti alla sommità dei minareti. Le autorità municipali di Gerusalemme, starebbero progettando di richiedere un abbassamento del volume della chiamata, secondo quanto riferito dal Gran Mufti cittadino Muhammad Hussein domenica scorsa. Ha aggiunto che le moschee palestinesi sarebbero oggetto di una continua campagna di attacchi diretti, volta a modificare l’orientamento culturale cittadino in maniera da cancellare tutti i punti di riferimento arabi a favore di quelli ebraici.

Queste politiche discriminatorie, messe in atto fin dalla presa di Gerusalemme est nel 1967, avrebbero la finalità di indurre gli abitanti ad ovest a lasciare la città. L’intromissione negli affari interni alla gestione del culto è stata duramente condannata dal Mufti, che oltre ad aver puntualizzato che la gestione degli affari interni riguardo la preghiera, è competenza esclusiva dell’autorità musulmana, ha ricordato come questa pratica di disturbo sia già avvenuta in maniera sistematica nelle aree in cui la popolazione coloniale ha superato la maggioranza assoluta.

Ad Hebron infatti, l’autorità israeliana, nel solo mese di Gennaio, avrebbe impedito l’Adhaan per ben 49 volte, con la finalità di tutelare la serenità della popolazione non musulmana. Nel 2012, il quotidiano Haaretz dava addirittura notizia di ricerche in ambito tecnologico dell’amministrazione civile israeliana, riguardo lo sviluppo di strumenti volti ad ammutolire il richiamo. Se notizie di questo tipo possono risultare potenzialmente esplosive nelle aree fra Cisgiordania ed Israele, non sono comunque fisiologiche della sola zona in questione, a Dubai infatti, si sono registrati numerosi casi di denuncia all’autorità civile per disturbo della quiete, dovuti alle chiamate alla preghiera, da parte di cittadini che, misuratore di decibel alla mano, accusavano le direzioni delle moschee di non poter condurre una vita tranquilla con tanto di bambini in lacrime nel cuore della notte a causa della fragorosa voce del Muezzin. La risposta più condivisa, venne in quel caso dalla voce di Jocyl, una cittadina filippina trentaduenne, che ai microfoni di The National riassunse:  «E’ un Paese musulmano».

E’ quindi evidente che argomenti di importanza più o meno vitale, prendano una piega esasperata quando la discussione a riguardo avviene fra l’est e l’ovest di Gerusalemme, divenendo in maniera estremamente veloce un argomento scottante. Nei giorni scorsi la discussione fra i due lati cittadini però, riguardava una limitazione della libertà personale difficilmente ascrivibile all’ambito del civile: il Knesset israeliano infatti, ha presentato un disegno di legge che autorizzerebbe le direzioni degli istituti di pena a provvedere all’alimentazione forzata per i detenuti in sciopero della fame, tramite cannula endovenosa.

Questa scelta ha trovato l’immediata presa di posizione dell’ Associazione Medici Israeliani per voce del segretario Leonid Eidelman che ha dichiarato la contiguità con l’Associazione Mondiale dei Medici a riguardo, condannando il metodo e definendolo «una forma di tortura ed umiliazione».

Nonostante sia una norma generale, e quindi applicabile alla totalità della popolazione carceraria, le manifestazioni di sciopero sono spesso utilizzate come forma di protesta dai 4500 detenuti palestinesi, in particolare dai detenuti in custodia cautelare in attesa di processo.

 

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