sabato, Settembre 18

Il volto è il luogo della politica? Facce … di bronzo! Le affermazioni di Agamben e Cacciari sono troppo complesse per essere portate all’analisi politico-giornalistica

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Se ne sentono di tutti i colori, ivi comprese le affermazioni di Giorgio Agamben e Massimo Cacciari, troppo complesse per essere portate all’analisi politico-giornalistica. E questo è un torto loro, che finiscono per volgarizzare e offrire ad un uso politico immediato, odierno, quotidiano, di politicanti viventi eagentiqui e oggi, mentre il loro discorso, a mio modestissimo parere, come ho spiegato ieri, è molto più ampio e complesso di quanto non si voglia farlo apparire per usarlo a fini –a piccoli fini- immediati. Questo, se me lo permettete, è il loro errore. Ma, forse, ci tornerò.

Oggi, invece, apprendo con malcelata soddisfazione, che Mario Draghi è salvo. Finalmente, credetemi, ero in ansia, in grande ansia: attaccato brutalmente da quel gigante politico che è Claudio Borghi, quello che vuole fare una moneta col suo nome e la sua immagine, o da quel più piccolo gigante, ma dai possenti pettorali, che è l’uomo ormai centrale della nostra vita, Salvini Matteo, spesso d’accordo con l’altro Matteo, che una ne fa e dieci ne pensa e spesso, per riposarsi, scatena quel raffinato personaggio che risponde al nome di Roberto Giacchetti. Bene. Costoro hanno attaccato e attaccano Draghi sul certificato di vaccinazione (green pass, lo chiamate voi!) e sulla vaccinazione nella scuola, ma principalmente, benché trasversalmente, sul progetto disalvataggiodel Monte dei Paschi di Siena.
Ma, ripeto, ora Draghi è salvo. Sono certo che sta già celebrando con la moglie, regolarmente vaccinata, e, magari, il cane, ne ha sicuramente uno o più d’uno nella sua casa di campagna, non vaccinati, però. È salvo, dico, perché Giggino, sì scusate se ho osato chiamarlo col vezzeggiativo, Luigi Di Maio, l’onorevole Luigi Di Maio, Ministro degli Affari Esteri di non so quale Stato, perché costui è sceso fermamente in campo a difendere Draghi: non hai nulla da temere, gli dice, tranquillo è vero Conte non è contento di te, Grillo chi sa, i due Matteo forse anche, Borghi non ne parliamo, ma Luigi è lì, forte e puro a difenderti e rassicurarti.
Ora, direte, io sto sfottendo amabilmente il giovane Luigi? Ma no, sto guardando la politica italiana. La ‘politica’? , la ‘politica‘, loro la chiamano così.
“Io e i ‘miei’”, dice Luigino “siamo con te”.

È l’immagine lievemente rivoltante, devo dire, della vera politica italiana. “Io e i ‘miei’”, perché Luigi Di Maio (come altri, e innanzitutto quello che lo odia di più, il Matteo di Rignano) è uno furbo, uno bravo, e ha ‘i suoi’, cioè ha persone che fanno quello che dice lui, e quindi può garantire a Draghi i propri voti e li può contare, per rassicurarlo. Ma può fare di più, può assicurargli che cercherà in ogni modo di ostacolare qualunque tentativo del suo collega di partito (anzi, formalmente, da oggi o dalla settimana prossima non so, il suo capo) che è avvisato: sarà (o è, non mi ricordo, ho perso il conto dei passaggi procedurali) il capo, ma Giggino è, per ora, il capo dei ‘suoi’ e il contro-capo del capo.

Mi viene da citare, manco a farlo apposta, una frase di Agamben, quando dice: «il volto è il luogo della politica. Se gli uomini avessero da comunicarsi sempre e soltanto delle informazioni, sempre questa o quella cosa, non vi sarebbe mai propriamente politica, ma unicamente scambio di messaggi. Ma poiché gli uomini hanno innanzitutto da comunicarsi la loro apertura, il loro riconoscersi l’un l’altro in un volto, il volto è la condizione stessa della politica, ciò in cui si fonda tutto ciò che gli uomini si dicono e scambiano». Dicevo, prendere Agamben e trasferirlo nella nostra realtà, porta a risultati sballati. Il volto, i volti, si scambiano messaggi, che messaggi? le facce? Le facce … di bronzo!
Ma vi rendete conto o no di cosa è ormai lapolitica in questo Paese? Io appoggio te, se tu appoggi me, che mi appoggi perché io ti offro il posto x e tu ti prendi il posto y. Et voila, il gioco è fatto.

Perché Di Maio difende Draghi? Qual è la sottigliezza del progetto Cartabia (beh, si fa per dire) che lo ha colpito e illuminato? al punto da lasciare cadere i borbottii indignati di quell’altro gigante della politica italiana che risponde al nome di Alfonso Bonafede? Quali sono le sottigliezze della politica estera di Draghi che lo affascinano benché sia il Ministro degli Esteri? un ritorno alle marchette per Macron, suo vecchio cavallo di battaglia o l’amicizia per i giubbotti gialli di Parigi, che … si rifiutarono, loro, di accordarsi con lui? Certo, lo sappiamo, Luigi porta in dote a Draghi, il fatto che per al Sisi «Regeni è uno di noi», come ben si vede.
Sono polemico, ce l’ho con Luigi perché è giovane e già tanto importante e io sono vecchio e non conto niente?

No, per carità. Vogliamo parlare del rifiuto della certificazione verde (che poi alla fine sarà accettata) da parte del duo Salvini-Borghi, anzi del trio perché c’è anche la Meloni, recentemente ricevuta da Berlusconi nella villetta in Sardegna? In Sardegna? In Sardegna.

Eh no, attenzione, questo è un problema serio, serissimo. L’altro giorno il direttore del ‘Corriere’, a dimostrazione del fatto che certe volte non sono solo io ad essere un po’ acido, si domandava «ma qualcuno sta davvero organizzando il rientro in classe?». Viste le performance del Ministro competente (cioè deputato ad occuparsene, non preoccupatevi) il dubbio è legittimo. Ma è un fatto tanto certo quanto incontrovertibile che se si aprono le scuole e dopo dieci giorni si richiudono perché si cominciano a vedere casi di Covid che si fa?
Certo, si potrebbe anche dire: beh, se ci sono casi di Covid ce ne freghiamo e andiamo avanti lo stesso, tanto … Già, tanto che? Secondo Salvini, noto virologo ora aiutato da Borghi e dalla Meloni (emuli della signora Viola) dare i vaccini ai ‘bambini’ è sbagliato (chi sa perché) e imporli ai professori è orwelliano, come gli ha spiegato la Meloni a cui lo ha spiegato Berlusconi, forte della sua ricca biblioteca.
Il punto è che, se è vero che noi non sappiamo che effetti potrebbero avere i vaccini tra trenta anni, non sappiamo nemmeno che effetti potrebbe avere il virus se circola liberamente.
E dunque è un problema di semplice cautela, di competenza dello Stato come dice l’art. 32 della Costituzione dove la parola importante è «tutela», la Repubblica tutela la salute. Lo preciso anche a beneficio di quella grande costituzionalista della signora Concita De Gregorio, che pensa che sia ‘interesse’. Tanto più che, se lo Stato se ne frega come vorrebbero Salvini e i suoi amici, poi se la gente si ammala e restano conseguenze gravi dalla malattia magari contratta da bambini a scuola, o tra insegnati adulti che poi diventano anziani e scoprono di avere dei danni, i danni a queste persone chi li paga? Per restare solo all’aspetto economico.
E sorvolo sul fatto che la scuola è importantissima e l’Università anche. Molto, ma molto, ma moltissimo di più di un campionato di calcio o di una partita di palla a volo e, udite udite, perfino di un concerto sinfonico, lo dico piangendo. Uno Stato decente, e la sua Costituzione, e questo va detto a tutti, da Salvini ad Agamben, ha una graduazione di valori, che sono definiti dalla Costituzione e dalla legislazione, anche in termini gerarchici, ma principalmente strumentali e logici. Le Costituzioni sono scritte dagli uomini per servire gli uomini … certo, talvolta per fregarli, ma in tal caso la rivoluzione è lì, a portata di mano, garantita dal diritto internazionale.
Ma questo discorso richiederebbe dei politici appena capaci di intendere e di volere, non dei politicanti, che balbettano frasi di Agamben e Cacciari, delle quali nemmeno lontanamente intuiscono il senso.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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