sabato, Maggio 21

Il ‘volontario sherpa’ Il volontario ha superato lo stereotipo dell'ancillarità estetica ed insieme agli altri operatori, gioca il suo ruolo di servizio anche in nuovi e qualificati campi strutturali per il sistema

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Volontario sherpa’ è una associazione positiva dei due termini e ci sono analogie di attività e sviluppo. Quando parlo o scrivo del ‘volontario sherpa’, l’atteggiamento dell’interlocutore è in parte di curiosità e in parte di percezione che potrebbe essere un vezzo culturale ed intellettuale. Solitamente sorride in modo interlocutorio e, quindi, cerco di spiegare perchè questa relazione.

Il volontario gioca un ruolo di aiuto e di attività senza la quale non si riuscirebbe a raggiungere il risultato ottimale che molte organizzazioni-imprese sociali si prefiggono.

Se analizziamo l’esperienza di volontariato, notiamo come è ormai acquisito che il suo ruolo, in molti settori, non solo non è più un ‘optional’, ma è condizione indispensabile per avere efficacia di servizio e di azione con un coivolgimento ‘di condizione necessaria’ su cui si innesta la relazione e il suo know how che ha maturato con l’esperienza, ma anche con una professionalità formata e strutturata. Quindi, ruolo agìto e concreto, professionalizzato e con una abnegazione equilibrata: come lo ‘sherpa’.

Analogamente lo ‘sherpa’ gioca il suo ruolo di portatore di carichi, a volte massacranti, per creare i ‘campi base’ delle spedizioni di scalatori, ma fa anche da guida che accompagna le spedizioni fin sulle più alte montagne della Terra. Traccia itinerari, batte nuove piste, coordina le spedizioni con una capacità tecnica e organizzativa decisamente unica.
Stiamo parlando degli Sherpa, gruppo etnico che abita le montagne del Nepal.

Il nome Sherpa significa ‘uomini dell’est’ e li distingue da altre popolazioni nepalesi provenienti dal Tibet . Il nome personale viene invece attribuito, al momento della nascita, dal Lama, il capo spirituale buddista.

Ricordo che lo sherpa Kami Rita ha raggiunto  23 volte la vetta dell’Everest (8.850 m), battendo il suo stesso record di ascensioni complete della montagna più alta del Pianeta. Ricordo anche la grande impresa, dal leggendario sherpa Tenzin Norgay che insieme a Edmund Hillary conquistò la vetta dell’Everest nel 1953 in una prima invernale.

Essi si adattano alle alte quote perché hanno un’alta capacità polmonare, assenza di iperventilazione e una grande concentrazione di emoglobina. Caratteristiche che consentono a questo popolo di adattarsi con facilità alla vita sopra i 3000 metri.

Nella loro cultura hanno il rispetto per l’essere umano e per la sua dignità, hanno un forte spirito di altruismo e di solidarietà: il clima di coesione delle spedizioni è un differenziale importante per  il loro successo. Inoltre condividono la ricchezza con i più bisognosi. Hanno spirito d’accoglienza, generosità ed hanno la fede nell’anima.

Per loro non esiste la parola ‘vetta’ e chiamano le montagne con i nomi delle divinità in cui credono e che pregano, prima di ogni scalata, tramite la Puja al campo base, una preghiera per chiedere alla montagna di lasciarli passare.

Anche il volontario va alle alte quote della motivazione svolgendo la sua attività di ‘portatore di relazione con l’altro’, facendo da guida, spesso operativa ed innovando i servizi alla luce dell’esperienza sul campo. Specialmente in campo socio sanitario il suo ruolo è evidente.

Lo sherpa scruta le nuvole, capisce l’evoluzione del tempo contemperando il bollettino meteorologico. Come il volontario, che comprende il clima interiore del paziente e dell’’altro’. Assiste nelle attese il paziente-degente ed aiuta a raggiungere la vetta dello stare meglio, analogamente al comportamento dello  scherpa nel campo base. Ormai è superata la percezione di ‘diminutio’ nel pensare allo sherpa.

Oggi la parola sherpa si associa anche  ad una evoluzione di ruolo: nel gergo politico e giornalistico, è persona con compiti organizzativi e complessi quali la ricerca e la preparazione dei flussi informativi indispensabili per prendere decisioni importanti e di rilievo nonchè la gestione dell’indispensabile logistica.

Anche il volontario si professionalizza costantemente  e sviluppa know how organizzativo e professionale. Fa in modo che i flussi di persone negli ospedali siano scorrevoli, ‘dirige il traffico’ dei pazienti, con la relazione accompagna e ridimensiona l’ansia del paziente, fisicamente aiuta spesso i pazienti o gestisce la mobilità (magari tramite ‘sedie a rotelle’), guida le ambulanze e così via. Ormai con il valore aggiunto della conoscenza e della competenza.

Inoltre, il volontariato sfida la complessità delle situazioni ed aumenta sempre piu’ il valore anche professionale del suo ruolo. Quindi, dire che ‘il volontario è uno sherpa’ non è riduttivo, ma è simbolo di supporto indispensabile per ottenere risultati alti: si direbbe ‘sopra gli 8.000’.

La parola insieme sdogana il ruolo dello sherpa da ‘portatore’ a scalatore. Il volontario ha superato lo stereotipo dell’ancillarità estetica ed insieme agli altri operatori, gioca il suo ruolo di servizio anche in nuovi e qualificati campi strutturali per il sistema.

Ad esempio, il nuovo ruolo di ‘volontariato di ricerca’ inteso come attività di ricerca e sperimentazione clinica che è fondamentale per il progresso della Medicina; nella ricerca di base ed applicata in medicina, si svolgono trials clinici per sperimentare nuovi farmaci e valutare ‘nei pazienti’ e ‘tramite i pazienti’ i risultati di nuove terapie. Si valutano nuove metodiche diagnostiche e si fanno ‘nuove ricerche’. Oltre al fondamentale personale sanitario che assiste gli sperimentatori della ricerca clinica, i volontari offrono un ruolo di  distribuzione e ‘redemption’ di alcuni strumenti di indagine (questionari  distribuiti di persona oppure on line ai pazienti ,spiegazione di alcune domande, elaborazione statistica di base,assistenza al consenso informato ed alle informative per la privacy ecc) per il tramite dei propri volontari. E’ un ruolo di ‘Volontario sherpa di ricerca’ e di ‘Research volunteer’. Queste attività sono in realtà elementi fondamentali per un corretto ed efficace svolgimento della ricerca e per ottenere dati affidabili che consentano poi di valutare le ipotesi fatte. E’ un modo nuovo di fare volontariato  e ‘filiera di ricerca’ che è composta da ricercatori e da coloro che permettono l’attuazione dei flussi informativi per la ricerca ed i volontari svolgono anche questa funzione convinti che: “L’inizio della ricerca scientifica è costituito dai problemi. Il proseguimento consiste nel fare un passo avanti”.(Karl Ramund Popper)

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Sull'autore

Professore associato di Economia delle aziende e delle amministrazioni pubbliche presso l'Istituto di Pubblica Amministrazione e Sanità (IPAS). Direttore del Master in Management delle aziende cooperative e imprese sociali non profit (NP&COOP). Docente senior dell' Area Public Management & Policy della SDA Bocconi. Membro del comitato scientifico della rivista Non Profit, Maggioli Editore. Membro del comitato medico-scientifico della rivista Vivere oggi del Comune di Milano. Membro del comitato scientifico della rivista Azienda Pubblica, Maggioli Editore. Fondatore e promotore della collana "Aziende non profit. Strategie, struttura e sistema informativo", EGEA, Milano. Membro dell'editorial advisory committee di Health Marketing Quarterly e del Journal of Professional Services Marketing, The Haworth Press, Inc., Binghamton, New York. Membro del comitato scientifico dell'Unione Nazionale Imprese di Comunicazione, UNICOM. Membro dell'Associazione Italiana di Economia Sanitaria, AIES. Membro dell'Osservatorio Camerale Economia Civile, Camera di Commercio di Milano. Membro del comitato scientifico dell'Associazione Italiana Fundraiser di Forlì, ASSIFF. Membro del Consiglio di Gestione della Fondazione a sostegno della solidarietà sociale Umanamente, gruppo RAS. Membro del comitato etico di Coop Lombardia, Milano. Membro del comitato etico di Investietico, BPM Milano. Membro del comitato scientifico dell'Associazione Italiana della Comunicazione Pubblica e Istituzionale.

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