lunedì, Novembre 29

Il volontario è un ‘utile idiota’? Essere utili senza competenze è un ‘bias’ di sistema: rischieremmo di generare risultati i cui KPIs (Key Performance Indicators), nel quadro del PNRR, non sarebbero riconosciuti come condizione per ‘incassare’ i finanziamenti stanziati dalla UE

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Questa domanda sarebbe retorica se non fosse che, spesso, il sistema pubblico e socio economico così lo ritiene come opportunità, ma in modo opportunistico. Il volontariato è utile funzionalmente; non costa e si puo’ blandire con qualche rituale dichiarazione di apprezzamento. Peraltro, una lentezza esasperante rispetto alla riforma del Terzo Settore (effetto annuncio sul RUNTS), ‘ruota di scortaper l’attuazione del PNRR, investimenti quasi nulli: in sintesi, sempre la logica di un volontariato di servizio di basso profilo.

L’approccio è ‘ragazzo-spazzola’ (nei barbieri di una volta questa frase era il tocco finale del servizio. Un ragazzo, potenziale barbiere, si prodigava nel migliore dei modi a far girare il ‘piumino’ spazza capelli sulle spalle del cliente, sul collo e sui calzoni fino all’altezza delle tasche, onde favorire l’eventuale tintinnio delle monete per la doverosa mancia).

Quindi, la domanda non è  una provocazione, ma richiede una risposta di chiarimento: i volontari sono utili ed acquisiscono sempre più competenze. Se assumiamo ‘utile idiota’ come ‘una locuzione di tipo generico che si riferisce a chiunque agisce a vantaggio di altri senza che il proprio merito sia riconosciuto e senza guadagnarci nulla’ (Treccani), i volontari in Italia (circa 6 milioni, seppur con criteri di appartenenza diversi fra loro e quindi con il rischio della celebrazione ), in un processo di evidenza continuasono funzionali al Servizio Sanitario Nazionale. La sanità italiana conta il 67,5% di ODV (organizzazioni di volontariato) che svolgono servizi sanitari integrati alle prestazioni delle strutture pubbliche e private.

Per esempio, danno un valore aggiunto indispensabile ai servizi sanitari che alcuni ospedali offrono. Ma non è solo presenza in ore, ma operatività qualificata ed, infatti, acquisiscono sempre più competenze sfidando l’attuazione dell’innovazione organizzativa, della gestione del paziente nel ruolo di caregiver (per esempio, il tema dell’aderenza e della dis-aderenza terapeutica del paziente). Ed ancora accettare la sfida della telemedicina, dell’ e-health, del mobile health in una visione di medicina di precisione.

Solo parole e concetti? No ed un esempio concreto è il volontariato integrato con l’offerta dei servizi di IEO e Monzino a Milano con una professionalità che si basa sulle competenze che si acquisiscono. Senza tirarsi indietro, in regime di pandemia endemica ed eraCovid: infatti, tutto questo si traduce in 24.661 ore di servizio dal 4 maggio 2020 ad oggi 1 novembre 2021.

Un volontariato attivo che, oltre ad accogliere i pazienti quando entrano nelle strutture, stabiliscono, spesso, una relazione costante e duratura, gestiscono, in progress, la risposta alle domande di orientamento logistico, burocratico, di informazione delle opportunità normative e suggeriscono dove trovare le strutture di risposta (una specie di ‘google map’ sulle opportunità dei servizi). Un volontariato integrato nell’offerta dei servizi con una professionalità che si basa sulle competenze che si acquisiscono tramite formazione costante.

Il valore aggiunto si inserisce anche nel filone delle teorie sulla conferma-disconferma delle aspettative del paziente che ha e sviluppa fiducia nell’istituzione sanitaria che offre i servizi sanitari. Ovviamente, la prima aspettativa è la guarigione o lo ‘stare meglio’ che si sviluppa contemporaneamente alla fruizione delle attività offerte nel loro ciclo di vita. Un tema aperto è il differenziale fra la percezione del servizio sanitario offerto e la soddisfazione agìta. Le aspettative possono essere desiderate o previste. Infatti, il paziente ha aspettativenormative’ (ideali e desiderate) o aspettativepredittive’ che sono legate spesso al valore dell’offerta (‘firm specific’ o ‘brand specific’). Una caratteristica del processo è la generazione di ‘qualità percepita’.

Il volontario attiene a questo processo e sviluppa performance di accoglienza, orientamento, accompagnamento relazionale ed è percepito come aiuto a ‘giocare’ un corretto e compliante ruolo di paziente. Tutto questo avviene sia ‘de visu’ sia on line.

In generale, ed oltre la sanità, la domanda, quindi, non è provocatoria, ma delinea il contesto di risorse e di opportunità del PNRR in situazione vigente di pandemia e ci si accorge che il volontariato con il settore delle imprese sociali non profit sono condizione necessaria e ‘cinghia di trasmissione’ fra i vari attori dell’attuazione del PNRR (imprese, istituzioni, cittadini collaborativi ecc.) e della gestione degli investimenti. Il volontariato è struttura portante che interfaccia il bisogno-domanda dei cittadini.

La grande opportunità è la ‘messa a terra’ operativa della co-programmazione e co-progettazione tra i comuni ed il volontariato e e gli Enti di Terzo settore (ed io aggiungo delle imprese sociali profit) dell’art.55 del Codice del Terzo Settore (D. Lgs.117/17). E’una opportunità! Una collaborazione in ‘filiera’ tra aziende pubbliche, private profit e non profit con la finalità di perseguire risultati di interesse generale della comunità e in piena attuazione al principio costituzionale di sussidiarietà. E’ uno snodo critico per gli investimenti del Recovery Fund, del MES sanitario e del SURE.

Inoltre, in termini di narrazione pubblica e convegnistica c’è, sotto traccia, la convinzione concettuale che se si fa sviluppo economico, si fa anche sviluppo sociale. Ma è vero anche il contrario! Infatti, economico e sociale sono due azioni che, in modo sincrono, sviluppano il benessere della nazione. Che è olistico, cioè sociale ed economico. Sono due facce della stessa meddaglia.

Questa progressione ‘economico-sociale’ degli investimenti del Recovery Fund, del Mes sanitario e del Sure non si potrà ottenere senza la ‘filiera sussidiaria’ che è un processo di integrazione fra aziende pubbliche, private profit e non profit (e quindi di integrazione di attività) continuo, progressivo e cooperante. In combinazioni diverse e tali da convergere verso risultati (outcome) di produzione di utilità pubblica. La politica degli investimenti non si può fare senza la filigrana fra pubblico e privato ad impatto economico e sociale.

Perché il volontariato ed il Terzo Settore non sono l’’utile idiota’? Perché essere utili senza competenze è un ‘bias’ di sistema; infatti, rischieremmo di generare risultati i cui KPIs (Key Performance Indicators), nel quadro del PNRR, non sarebbero riconosciuti come condizione per ‘incassare’ i finanziamenti stanziati dalla UE.

Infatti, il Recovery Fund (circa 235 miliardi di euro per l’Italia), del MES sanitario (Meccanismo Europeo di Stabilità per la sanità, 36 miliardi di euro ), del SURE (‘Support to mitigate Unemployment Risks in an Emergency’, 4 miliardi di euro per l’Italia – Fondo europeo per i lavoratori e per le imprese in difficoltà occupazionale) sono ormai temi ‘da bar’ non in logica di banalizzazione e di ‘deminutio’, ma in una crescita di consapevolezza ed aspettative della gente.

Ovviamente per il volontariato ed il Terzo Settore c’è un pericolo: la narcosi da ‘piatto ricco mi ci ficco’ (vedi poker) che potrebbe bloccare l’indispensabile dinamica del cambiamento verso un management coerente con la sfida dei risultati da raggiungere ed indebolire la catena del valore della ‘filiera sussidiaria’. Il controllo di questo pericolo attiene al coordinamento ed al monitoraggio dei progetti ‘in itinere’.Con una ‘spada di Damocle’: no KPIs di risultato corretti e pattuiti, no euro!

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Sull'autore

Professore associato di Economia delle aziende e delle amministrazioni pubbliche presso l'Istituto di Pubblica Amministrazione e Sanità (IPAS). Direttore del Master in Management delle aziende cooperative e imprese sociali non profit (NP&COOP). Docente senior dell' Area Public Management & Policy della SDA Bocconi. Membro del comitato scientifico della rivista Non Profit, Maggioli Editore. Membro del comitato medico-scientifico della rivista Vivere oggi del Comune di Milano. Membro del comitato scientifico della rivista Azienda Pubblica, Maggioli Editore. Fondatore e promotore della collana "Aziende non profit. Strategie, struttura e sistema informativo", EGEA, Milano. Membro dell'editorial advisory committee di Health Marketing Quarterly e del Journal of Professional Services Marketing, The Haworth Press, Inc., Binghamton, New York. Membro del comitato scientifico dell'Unione Nazionale Imprese di Comunicazione, UNICOM. Membro dell'Associazione Italiana di Economia Sanitaria, AIES. Membro dell'Osservatorio Camerale Economia Civile, Camera di Commercio di Milano. Membro del comitato scientifico dell'Associazione Italiana Fundraiser di Forlì, ASSIFF. Membro del Consiglio di Gestione della Fondazione a sostegno della solidarietà sociale Umanamente, gruppo RAS. Membro del comitato etico di Coop Lombardia, Milano. Membro del comitato etico di Investietico, BPM Milano. Membro del comitato scientifico dell'Associazione Italiana della Comunicazione Pubblica e Istituzionale.

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