mercoledì, Ottobre 20

Il volontariato dei medici Le voci di Medici Senza Frontiere e della fondatrice di Rafiki, Pediatri per l’Africa

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L’impulso a confrontarsi con questa avventura scaturisce magari da un’esperienza vissuta, da foto e video con cui ci si è imbattuti, in mezzo, però, c’è la vita reale, gli impegni lavorativi, la famiglia e il poco tempo libero. A fare la differenza, probabilmente, oltre le inclinazioni e la sensibilità personali, c’è anche la voglia di arricchirsi, in primis umanamente e poi professionalmente, tornando alle origini della medicina, confrontandosi con patologie poco diffuse o assenti in Italia. Le associazioni di volontariato devono poi ovviamente calarsi nel contesto storico in cui operano e, naturalmente, il fenomeno dell’immigrazione ha inciso in maniera esponenziale sull’attività delle stesse.

È qui dove il confine tra l’aspetto professionale e il lato umano rischia di essere più labile, come spiega la Pellosio: “Non si riesce a lasciare il lato professionale distaccato da quello umano, è vero che anche in Veneto abbiamo a che fare con molti pazienti extracomunitari che richiedono diversi tipi di approcci, ma l’esperienza con i migranti è molto forte”.
L’Italia deve fronteggiare un fenomeno sempre più massiccio che richiede una presenza importante e “Rafiki- Pediatri per l’Africa” ha raccolto questa sfida stimolante, affiancandosi ai sempre presenti operatori di Medici Senza Frontiere.

Dopo lo stop dalla Farnesina non volevamo rimanere inattivi. I migranti rappresentano un’emergenza umanitaria, grazie ad un protocollo di collaborazione con l’unità sanitaria di Ragusa, abbiamo deciso di inserirci nel centro di prima accoglienza di Pozzallo. Ci collocheremo sulla banchina dove avvengono gli sbarchi insieme ai medici senza frontiere e a quelli dell’Asp di Ragusa. Saremolì dall’ultima settimana di luglio a fine ottobre con turni di una settimana ciascuno. Bisogna agire con cautela nei confronti di queste persone, ci vuole un approccio rassicurante perché hanno vissuto un viaggio lungo e tortuoso e al loro arrivo vedono un grosso spiegamento di forze”.  Un esempio di come l’umanità di un gruppo di medici, accompagnato dalla celerità degli enti locali, possa portare a progetti così validi. Un’idea nata da un’esperienza personale di Maria Pellosio che ha assistito ad uno sbarco e che così come per l’Africa, si è sentita in dovere di mettere in piedi, da inizio maggio,  un progetto del genere. Da sottolineare, infine, come questa turnazione avverrà nelle settimane che sarebbero di ferie per i medici.

La migrazione è poi un aspetto di cui si parla spesso non conoscendola o non afferrandola in tutte le sue sfaccettature e per questo motivo, Medici Senza Frontiere, ha ideato la campagna “Milioni di Passi”, che si propone di dare strumenti concreti d’informazione all’opinione pubblica: “ Essa si occupa di informare sulle ragioni per cui milioni di persone hanno lasciato le loro cose, sulle tragedie personali e le difficoltà che esse hanno dovuto superare o ancora affrontano. Si sofferma sui migranti come persone e non come numeri, mossi da sofferenze e bisogni importanti e che si muovono portandosi addosso il peso di storie difficili. Vogliamo che essi non siano visti come un fastidio ma come esseri umani da aiutare”, afferma Zannini.

Tutte facce di una stessa medaglia, che luccica sotto la luce del sole, mentre si soccorre un barcone carico di gente, nella propria settimana di ferie, perché forse, l’arricchimento interiore, vale più di un’abbronzatura da vacanza.

 

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