lunedì, Settembre 27

Il Vietnam Day After

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vietnam cinesi 

Bangkok – A bocce ferme, ora è giunto il momento in cui il Vietnam si ritrova parecchie ferite da sanare: le proteste delle ultime due scorse settimane hanno ridisegnato lo scenario locale, così ora bisogna ricomporre il quadro delle alleanze e degli equilibri. In questo contesto vanno considerate le promesse fatte dalle Autorità vietnamite di compensare i danni che si sono verificati a causa delle violente proteste contro la Cina e i suoi sconfinamenti in acque ritenute di propria pertinenza. Le compensazioni pecuniarie e dei danni subìti sono state promesse soprattutto nel caso delle Società straniere che hanno ricevuto e riscontrato danni a causa di quelle proteste. Si tratta cioé di Società cruciali per lo sviluppo nazionale e che in questo momento storico non si possono assolutamente perdere, probabile vi saranno anche processi e condanne nei confronti dei manifestanti che hanno determinato queste così delicate fratture e potenziali perdite più o meno permanenti. A fronte della loro pur breve durata, le manifestazioni sono state così violente da mettere in gioco la buona reputazione del Vietnam nel quadro asiatico locale, le fabbriche vanno ricostruite e risanate qualora siano state oggetto delle proteste e degli assalti dei rivoltosi e tutto questo – affermano le Autorità vietnamite – va fatto al più presto possibile. Il lavoro a basso costo certo è sempre attraente per le menti manageriali perennemente orientate al profitto, lo saranno sempre, si afferma in Vietnam, ma bisogna rendere sempre certa anche la stabilità e la sicurezza perché continuino a rischiare il proprio capitale ed il proprio sviluppo.

Le violenze delle due settimane trascorse, apparentemente esplose all’inizio nei confronti della Cina, poi hanno finito con il coinvolgere anche fabbriche e Società straniere differenti, giapponesi, Sudcoreane e di Singapore ed hanno messo a nudo tutte le pericolose fragilità e vulnerabilità alle quali sono sottoposti i Grandi Marchi stranieri operativi in territorio vietnamita, in un clima politico e sociale ad alta tensione e fortemente instabile. Quel che oggi ci si chiede in giro è: se una disputa di livello modesto può sfociare in violenze e devastazioni di questa portata, cosa mai potrebbe accadere se un altro scontro o evento sfortunato possa verificarsi in un’altra circostanza? Ora le Autorità vietnamite parlano di “tolleranza zero” nei confronti delle violenze che possano più o meno toccare gli interessi delle società straniere che lavorano in Vietnam e lo fanno anche nei confronti delle Società cinesi. E dopo un po’ di tempo –nel caso in cui non si verifichino più violenze diffuse ed irruenti quali quelle cui si è assistito nelle due settimane passate- si può anche tornare a sperare che, dopo le società che tornano a lavorare regolarmente anche i turisti cinesi potranno tornare a sentirsi sicuri e ritornare a visitare il Vietnam, visto che il Turismo è fonte economica certo non secondaria per le sorti degli introiti annuali vietnamiti. Pur permanendo le tensioni con la Cina nelle acque Xisha e mentre si internazionalizza il clima della disputa territoriale, le Autorità vietnamite cercheranno in ogni modo di riappacificarsi con l’intero settore degli investitori stranieri. Alla fin fine, al di là delle fabbriche distrutte e la catena produttiva spezzata, le conseguenze delle devastazioni dei giorni scorsi si avvertono e si comprendono solo a partire da adesso. Tanto per dirne una, negli ultimi giorni i media locali segnalano una progressiva e costante perdita di lavoro diffusa. E’ molto probabile che chi ha subìto o ha assistito alle violenze degli ultimi giorni, se ne ricorderà per un bel po’, non si tratta di scene che si potranno dimenticare troppo facilmente. E’ il momento, ora, nel quale le Autorità vietnamite dovranno obtorto collo rivedere i propri atteggiamenti nei confronti del colosso e spesso eccessivamente ingombrante vicino cinese.

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