martedì, Giugno 15

Il vertice Conte-Trump: Italia e Stati Uniti fra ‘distinguo’ e convergenza Ciò che tiene oggi vicine Roma e Washington è soprattutto il fatto di condividere una posizione profondamente critica verso alcuni soggetti

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L’incontro di ieri fra il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e Donald Trump ha confermato, sotto molti aspetti, quelle che erano le attese della vigilia e ha ribadito la sintonia che al momento sembra esistere fra Roma e Washington. Come già accaduto durante il G7 degli inizi di giugno e il vertice NATO del mese successivo, anche questa volta il Presidente americano è stato prodigo di elogi nei confronti dell’esecutivo giallo-verde e dell’‘amico Giuseppe’, in particolare riguardo ai temi dell’immigrazione e della sicurezza. Trump ha accreditato la proposta italiana – ampiamente circolata negli scorsi giorni – di una ‘cabina di regia permanente’ Stati Uniti-Italia per il Mediterraneo, anche per rafforzare il ruolo italiano nel delicato scacchiere libico e delle politiche di contrasto al terrorismo. Trump ha inoltre ribadito la vicinanza fra Washington e Roma sulla scena internazionale (sottolineata, fra l’altro, per la prima volta proprio in ambito NATO e G7) e la loro sostanziale convergenza su un ampio spettro di questioni, che spaziano dai temi della differenziazione e dalla sicurezza energetica allo sviluppo del settore  aerospace, in cui l’Italia occupa un posto di rilievo a livello europeo.

Ancora una volta, il summit con il Presidente americano sembra, dunque, avere offerto all’esecutivo italiano un surplus di legittimazione. L’enfasi sul tema dell’immigrazione ha offerto, d’altro canto, a Trump l’occasione per rilanciare la sua tradizionale posizione in materia, anche alla luce delle polemiche che in questi giorni circondano la possibilità di giungere alla chiusura dei servizi federali (‘shutdown’) nel caso in cui il Congresso si rifiuti di allocare le risorse richieste per la costruzione del ‘muro’ con il Messico. Come già in altre occasioni, temi di politica interna e internazionale si sono dunque intersecati in un vertice in cui le parti hanno cercato per prima cosa di consolidare la loro posizione agli occhi del rispettivo elettorato. L’enfasi che Conte e Trump hanno posto, durante la conferenza stampa finale, su leitmotiv del cambiamento e sul carattere ‘di rottura’ della propria azione rientra nella stessa prospettiva e non appare casuale che sia stato più il Presidente del Consiglio che il suo interlocutore a rimarcare questo aspetto. Come per l’incontro fra Matteo Renzi e Barack Obama dell’aprile 2015, l’impressione è che le necessità della politica interna abbiano fatto premio sulle pure importanti questioni di carattere internazionale che sono state prese in esame.

A questo livello, infatti, le differenze emerse non sono state di poco conto. Al di là del consenso sulla questione libica (rispetto alla quale Conte non ha nascosto le ambizioni di Roma di svolgere un ruolo centrale attraverso la convocazione di una conferenza che metta intorno al tavolo ‘tutti gli stakeholders’ interessati al problema), divergenze sono affiorate sul tema delle sanzioni contro la Russia (che Trump non sembra intenzionato a mettere in discussione e rispetto alla quali Roma ha un atteggiamento più possibilista), del gasdotto TAP (la cui realizzazione è considerata una priorità dall’amministrazione e rispetto al quale non mancano i malumori nel governo italiano) e degli ordini italiani per l’acquisto del discusso caccia multiruolo F-35. Sono dossier importanti, la cui soluzione potrà influire in maniera notevole sullo sviluppo dei rapporti fra i due Paesi. Dietro le dichiarazioni di reciproca stima, l’attuale luna di miele fra Roma e Washington si basa, infatti, su una convergenza di interessi più che su un legame strutturale; convergenza di interessi legata da una parte alla comune ostilità verso una Europa ‘a trazione tedesca’, dall’altra alla volontà italiana di riaffermare – grazie agli Stati Uniti – la sua centralità mediterranea, in primo luogo a scapito della Francia.

Da questo punto di vista, ciò che tiene oggi vicine Roma e Washington è soprattutto il fatto di condividere una posizione profondamente critica verso alcuni soggetti e – più a fondo – verso la visione del sistema internazionale di cui tali soggetti sono in qualche modo i campioni. Nella conferenza stampa che ha chiuso l’incontro, ad esempio, Trump non ha risparmiato (ancora una volta) le critiche alla Germania, accusata (ancora una volta) di evadere i suoi impegni in ambito NATO e di intrattenere ambigui rapporti con Mosca al riparo dell’ombrello statunitense. Nella stessa sede, Trump ha rivendicato il merito di avere ‘sbloccato’, con il suo operato, il nodo del finanziamento degli alleati alla NATO (la nota questione della soglia del 2%), a tutto vantaggio dell’organizzazione e della sua credibilità. ‘Muscolarità’ dell’azione politica e centralità della dimensione nazionale sono apparse, quindi, anche in quest’occasione, i fondamenti della narrazione politica dei due protagonisti. E’ anche questo che fa, oggi, dell’Italia l’alleato europeo più affidabile agli occhi dell’amministrazione e la conferma di ciò è forse il segnale più importante che è emerso dall’incontro fra Conte e Trump.

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