domenica, Settembre 26

Il “vecchio” Eugene Parker va a caccia del Sole Una sonda straordinaria 600.000 km/h verso la nostra stella

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Con un sole feroce che batte sulle strade di città, campagne e spiagge la cui canicola ad agosto raggiunge il suo apice, raccontare quanto è appena avvenuto da una base missilistica della Florida sembra onestamente opportuno.

Insomma, per farla breve, come molti lettori certo sapranno, alle 9:31 di ieri mattina, ora italiana, con il razzo Delta IV Heavy è stata lanciata Parker Solar Probe della Nasa, la prima sonda destinata ad avvicinarsi alla nostra stella madre arrivando a una distanza di 6 milioni di chilometri per studiare la corona dell’atmosfera solare e le tempeste magnetiche, per prevederne le conseguenze su Terra e missioni spaziali. Il suo nome è dovuto all’astronomo vivente Eugene N. Parker che nel 1958 nell’articolo ‘Dynamics of the interplanetary gas and magnetic fields’ per primo aveva intuito l’esistenza del vento solare. Noi sappiamo da tempo che il Sole è soggetto a violente esplosioni perché le fluttuazioni dei campi magnetici solari scagliano flussi di particelle cariche che si propagano a grande velocità. E questo è il vento solare ipotizzato dal dr. Parker, che raggiunge i pianeti ed è la causa delle aurore che possono avere conseguenze gravi: per gli abitanti del pianeta Terra si è riscontrato il mettere temporaneamente fuori uso i satelliti per le telecomunicazioni e causare interruzioni nella distribuzione di elettricità.

La sonda è partita da Cape Canaveral, dopo il rinvio di 24 ore dovuto a un’ allarme attivatosi sul gruppo della regolazione di pressione dell’elio che ha spinto i tecnici della United launch alliance a sospendere le procedure di partenza. Ma poi, dopo l’ok, tutto si è svolto regolarmente. In fondo un ritardo di quella portata è piccola cosa. A volte gli aerei nei periodi di vacanza, in proporzione alle tratte programmate, ci hanno portato a molto peggio!

E poi, quanto a ritardi, val la pena ricordare che Parker avrebbe dovuto essere lanciata alla fine del 2007 ma a causa di diversi ritardi dettati da motivi finanziari, il suo protocollo di partenza è stato rimandato a quest’anno con una finestra di lancio che avrebbe dovuto svolgersi tra il 31 luglio ed il 19 agosto.

Naturalmente -ma siamo certi che tra questi non ci saranno i nostri lettori- qualcuno si domanderà che cosa ha spinto Washinghton ad attuare una missione per andare a cercare che succede sulla parte più esterna della stella. Proviamo a dare qualche risposta sintomatica. Se sappiamo che senza il sole non ci sarebbe pensabile alcuna forma di vita sul nostro pianeta, ma siamo consapevoli che si tratta di un’arma assolutamente micidiale, così potente da poter causare grossi disastri. Né si pensa che se ne possa governare il comportamento. Ciò non significa però che non si sia in grado, con le dovute conoscenze, di prevederne i cicli e proteggersi quando necessario. Da tempo sappiamo che i raggi ultravioletti possono essere molto dannosi e che solo grazie alla barriera dell’atmosfera, che funge da scudo riusciamo a non essere folgorati direttamente. Si tratta, come sappiamo di una schermatura da ozono, la cui molecola composta da tre atomi di ossigeno ha fatto sì che si sviluppassero forme di vita che hanno rappresentato la nostra genesi. La distruzione di questo gas è un pericolo molto serio perché la riduzione o l’ispessimento provoca variazioni delle temperature e delle stagioni, con gravissimi danni a molti organismi viventi. E da un piano chimico ad una situazione più geofisica: già una piccola oscillazione dell’asse potrebbe provocare uno stravolgimento del nostro clima, quali le glaciazioni del passato.

Non c’è possibilità forse a impedire alcuni cambiamenti ma sicuramente la loro previsione costituisce un modo per studiare gli stratagemmi per proteggersi. Ovviamente chi arriva per primo alle conoscenze ha la possibilità di promuovere e brevettare tutti i mezzi idonei per la nostra sopravvivenza.

Bene, ora la sonda Parker ha iniziato il suo viaggio sfrecciando lungo un’orbita fortemente ellittica a oltre 600.000 chilometri orari, raddrizzando la traiettoria per avvicinarsi al Sole, sfruttando l’attrazione gravitazionale di Venere durante sette passaggi ravvicinati. Nella missione, che dovrebbe concludersi nel 2024, si completeranno 24 orbite intorno al Sole fino a sfiorarlo e immergersi nella corona solare, con temperature fino a 1.377 gradi. Più della temperatura della lava quando esce dall’Etna.

La Parker Solar Probe per questo è protetta da uno scudo termico dal peso di 60 kg, costituito da uno strato di schiuma di carbonio contenuto all’interno di due sottili lastre di carbonio, con un diametro di due metri e mezzo e uno spessore di 11 centimetri che consente alla strumentazione di non superare i 30 gradi centigradi.

Il veicolo è dotato comprensibilmente di molti dispositivi e –come ha spiegato all’Ansa l’astrofisico italiano Marco Velli del Jet Propulsion Laboratory– tra le operazioni che porterà a termine ci saranno quelle di capire l’origine del riscaldamento e dell’accelerazione del vento solare e delle particelle energetiche associate alle tempeste magnetiche solari.

L’Agenzia Spaziale Europea ha in programma la missione Solar Orbiter che dovrebbe essere lanciata nel 2020 sempre con l’obiettivo Sole. La sonda arriverà a 42 milioni di chilometri dalla superficie del Sole più o meno verso la fine della missione di Parker Solar Probe per raccogliere dati complementari a quelli che rileverà Parker Solar Probe. Nell’attesa di avere un po’ di informazioni, raccomandiamo ai bagnanti esposti al Sole di proteggersi dai raggi ultravioletti che se non provocano scottature, nel lungo periodo possono determinare una degenerazione delle fibre elastiche e del collagene a livello del derma superficiale che quindi perde elasticità e compattezza. Ricordiamo anche che la pelle al sole invecchia prima e più velocemente, con la comparsa di righe e solchi profondi, mentre l’epidermide perde tono ed elasticità, si assottiglia e si secca più facilmente, i segni dell’età sono più evidenti, così come le rughe di espressione.

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