martedì, Settembre 28

Il valore della legge Nel nostro Paese la legge è uguale per tutti? è per davvero utile ai cittadini?

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Un tempo, la parola data e ratificata con una stretta di mano era inviolabile poiché era un debito morale che si assumeva nel rispetto altrui. Chi non ottemperava al proprio impegno veniva sanzionato dal disprezzo collettivo: il soggetto si catalogava come ‘un poco di buono’. Oggi, la parola data non ha più alcun valore. C’è bisogno della legge, conseguenza di una necessità delle civiltà moderne e della sfiducia reciproca tra i suoi consociati. Così, quando nei processi si giudica qualcuno ci si deve attenere alla legge ma, il vero interrogativo da porsi oggi è il seguente: nel nostro Paese la legge è uguale per tutti?

L’articolo 3 della Costituzione stabilisce che tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge. Tale principio è violato quando la norma, senza un ragionevole motivo, pratichi un trattamento diverso a cittadini che si trovino nella medesima situazione. Il summenzionato principio purtroppo è costantemente violato in ambito sociale, politico, economico e culturale: dal lavoro alla tassazione, dalla legge penale a quella civile. L’Italia è tra i Paesi europei dove si è maggiormente perso il senso ed il rispetto della legge e dove prosperano ogni giorno che passa le disuguaglianze. Il principio di uguaglianza è violato, in primis, proprio dal legislatore spesso per scopi puramente personali (lobby, questua di voti e di consensi, corruzione).

Naturalmente questa degenerazione avviene sia a livello centrale che periferico. Elezioni e nomine non corrispondono mai al criterio meritocratico. I politici fanno il bello e cattivo tempo strumentalizzando e usando a proprio uso e consumo persino la nostra Carta Costituzionale e i principi fondamentali in essa contenuti. Ormai chi delinque ha fiducia su una assoluta impunità temporale frutto di una giustizia ordinaria, contabile ed amministrativa inefficiente e lenta. Se solo la giustizia italiana fosse più efficiente, celere e autonoma, credo che probabilmente avremmo oggi un altro Paese.

Uno Stato, fondato sulla legalità formale e su una diversa legalità sostanziale, in cui regnano in perfetta simbiosi certezza del diritto e certezza della pena, nelle attuali condizioni, sarebbe auspicabile. Avremmo in tal modo, con alta probabilità, un basso livello di corruzione, un alto livello di efficienza della pubblica amministrazione, una economia vicina ai cittadini e un livello di benessere non certo come l’odierno. Viceversa, abbiamo un Paese sprofondato nell’illegalità con un popolo di creduloni che ancora si illude ed un popolo di conniventi al quale tutto ciò conviene.

A questo punto del discorso: cosa occorre veramente ai cittadini? Per chi non ha mai avuto occasione di confrontarsi con il sistema giudiziario italiano viene difficile capire le varie lungaggini ed ambiguità che lo caratterizzano. La legge, dunque, serve se va incontro ai veri problemi da risolvere. Magistrati insufficienti rispetto al carico di lavoro, mancata copertura dei posti in organico, mancata assegnazione di nuovi giudici, esistenza di un imponente arretrato: queste le principali crepe che rischiano di portare al collasso definitivo il sistema giudiziario italiano. Molto spesso pochi giudici hanno una mole enorme di cause da gestire e manca quasi totalmente il personale amministrativo di supporto. Le conseguenze sono spesso catastrofiche. Il senso ed il valore della legge in questo marasma è ragionevolmente indebolito. Pertanto, le riforme sono fruttuose solo se sono orientate nella giusta direzione.

Per oltre vent’anni abbiamo sentito parlare di leggi ‘ad personam’ utili solamente per salvare le poltrone e le carriere di alcuni politici. Spesso si parla soltanto della giustizia penale senza affrontarne mai il vero protagonista: la vittima del reato. Si è quasi sempre agito per favorire gli imputati. Si è partiti con ottimi intenti per giungere ad un sistema garantista, invece, siamo oggi vicinissimi ad un sistema di evidente impunità. Su questo tema specifico, agire correttamente sarebbe semplice. La sicurezza e la tutela delle vittime oltre che attraverso pene efficaci ed effettive si potrebbe ottenere anche agendo in maniera energica sui fattori criminogeni, attraverso adeguate politiche sociali, educative, occupazionali, migratorie, contemporaneamente a sistemi che operino anche un percorso di responsabilizzazione del reo e provino a reinserirlo nella società, offrendogli una possibile alternativa al crimine.

La soddisfazione della vittima, infatti, non riguarda solo la punizione del colpevole, ma l’affermazione che l’atto offensivo subito non sarebbe dovuto accadere. In sostanza, la vittima non è risarcita soltanto dalla pena poiché il male subito dal colpevole non compensa il male subito dalla vittima, e non gli restituisce ciò che gli è stato tolto in termini di libertà, diritti e affetti. È evidente che la carcerazione del criminale non potrà restituire la vita al soggetto al quale è stata tolta, tuttavia, non potrà neanche rendere più accettabile la perdita di un congiunto ai familiari, che non riusciranno mai a trovare un significato alla perdita subita. Quindi, l’unico intervento progettabile da uno Stato democratico di matrice solidaristico-sociale non può esaurirsi solo nel vuoto e nella sterilità della condanna. Peraltro anche il senso di sicurezza della vittima e della società, leso dal reato, è ristabilito anche mediante un percorso di responsabilizzazione del reo, che interrompa il circolo della violenza, con beneficio della vittima e della società.

Resta a questo punto una grave lacuna da affrontare al più presto: il risarcimento del danno da reato. Ad oggi in Italia le vittime di reati violenti, se il reo non li risarcisce, non hanno un fondo di solidarietà nel quale ristorarsi e si trovano costrette a ricorrere ai tribunali dovendo affrontare un vero e proprio processo. Di conseguenza, non si può che auspicare quanto prima una legge che dia concreta e seria attuazione al risarcimento danni delle vittime di reato, evitando alla magistratura di dover sopperire alle carenze del Governo e del Parlamento su questioni fondamentali per i cittadini. La legge, dunque, resta la chiave di volta per tentare di porre rimedio a tutto ciò e il suo rispetto ed il suo valore sono un passaggio fondamentale per sperare in un futuro migliore. Diversamente il malaffare e l’illegalità continueranno senza difficoltà a dominare le nostre esistenze.

 

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