sabato, Settembre 25

Il vaccino, la coda, il gioco degli arruffapopolo Una vaccinazione al porto di Napoli, con la gente ordinatamente in coda. Una folgorazione: quella coda dimostra che gli arruffapopolo si potrebbe non votarli, perché mai li votiamo?

0

Mentre i nostri politicanti si divertono a fare pasticci, e i soliti incoscienti sfidano la sorte facendo festeggiamenti vari, specie a Milano e dintorni, cioè dove le cose vanno peggio, a me è capitato di andarmi a far fare il vaccino contro il Covid-19, o se preferite a farmi inoculare il vaccino, o farmi somministrare il vaccino, tutto fuor che a ‘farmi il vaccino’, come dicono tutti. Lo ricordavo qualche giorno fa quando abbiamo appreso che Sergio Mattarella si ‘è fatto il vaccino’ e così altri.
Il fatto è che ormai la lingua italiana corretta è un optional (appunto in inglese!) poco richiesto e meno praticato. Uno potrebbe dire ‘accessorio’ o «accidentale, aggiuntivo, ausiliario, complementare, contingente, irrilevante, marginale, secondario, sussidiario, trascurabile», magari anche «facoltativo», ma se dice ‘optional’ fa una bella figura, se dice l’altro fa la figura del fesso.

Comunque, dopo un rinvio dovuto ai problemi di AstraZeneca, mi hanno riconvocato con un sms e sono andato. Direte, ma chi se ne frega? Vero, ma forse serve parlarne un momento.
Ero destinato al centro di somministrazione appena aperto al porto di Napoli. Uno che vive a Napoli, anzi, uno che non vive a Napoli che si aspetta? Di trovare confusione, disordine, disorganizzazione, gente arrogante, ecc., no? Questa è l’idea comune. Ebbene no, assolutamente no.
Dopo un primo momento di confusione, perché, penso, si erano regolati male ed avevano invitato troppe persone insieme, tutto sembrava improvvisamente filare liscio. Le solite due o tre persone hanno cercato di superare la fila e, sorpresa, sono state invitate con gentile fermezza da personale della protezione civile e da Guardie di Finanza, a non farlo e, sempre con gentile fermezza sono state ricondotte alla coda della coda. Qualcun altro non si reggeva in piedi: sono andati a prenderlo con una sedia a rotelle e, chiedendo scusa alla fila che non ha protestato (non uno ed eravamo minimo 200!) veniva portato avanti.
Poi la coda ha camminato lentamente ma senza interruzioni, senza problemi a scorrere.
Sì, quasi. La burocrazia ha voluto la sua libbra di carne, se no come si fa a rendere la vita difficile alla gente normale? Era tutto troppo bello e perfetto, e, infatti: tutti avevamo disciplinatamente compilato la anamnesi via computer e l’avevamo stampata e bella e pronta. Ma no. Si è dovuto farlo di nuovo, a penna, lì. Perché? Boh, così vogliono! In sé non sarebbe un dramma salva la perdita di tempo, ma se ti danno un modulo di quattro pagine da compilare in piedi in mezzo al vento e magari senza una penna, la cosa può essere complicata, specie se inutile. Ma tant’è. Fatto anche questo, la fila è andata avanti e alla fine siamo arrivati alla somministrazione. Fatta la quale ci hanno chiesto di aspettare un quarto d’ora e ci hanno dato una spilla per dire che eravamo vaccinati, e via.
Tornato a casa, ridendo, ho detto ora dimostro che la ricevuta al computer non la potrò scaricare e, tipo altrove, non mi riconoscerà, dirà che ho fatto l’antitetanica o che so io. E infatti, ho scritto il mio codice e la ricevuta è arrivata. Bella calda calda, ed era proprio la mia, con tanto di appuntamento, giorno e ora, della replica!

Ottimo, ridirete, ma che ce ne importa, mica vuoi fare pubblicità a Vincenzo De Luca? Nulla del genere. Anzi, giusto per chiarire: il 28 Marzo alle ore 19, in tutte (dico tutte!) le municipalità di Napoli, vi sono solo due posti liberi di prenotazione per il rinnovo della carta di identità al 14 Ottobre 2021 e un altro paio per Dicembre. Evviva l’efficienza! E dunque, ritorno a ciò che dicevo: ma, che ve ne importa?
Molto. Nel mio caso, ripeto nel mio, mia moglie sempre più fortunata di me ha risolto tutto in venti minuti, nel mio caso la fila è stata lunga, ma, ve lo giuro: non uno (salvo quei due) ha cercato di passare avanti, non uno ha protestato per la lunghezza della fila, non uno ha borbottato, sghignazzato, insultato, nulla di nulla. Tutti eravamo compresi della cosa e tutti, nei limiti del possibile, cercavamo di collaborare e di tenere le distanze, non per questo evitando di chiacchierare. Qualcuno, stanco, si sedeva, ma poi raggiungeva il suo posto senza proteste.
Ma allora, mi sono detto e perciò ne sto scrivendo, ma allora si può! Si può fare una cosa ordinata e tranquilla. Non occorre la forza armata per controllare le folle. Come dire: la gente capisce, comprende e cerca anche di collaborare.
Tutto, invece, finisce quando la stessa gente, le stesse persone, entrano a far parte o sono parte di un gruppoorganizzato‘, di una categoria, di una consorteria, di una corporazione. Perché allora scattano i comportamenti incivili dei singoli e dei gruppi.

Ci pensavo, appunto, dopo la vaccinazione, mentre guardavo gli attacchi isterici di Gianfranco Miccichè alla Regione Sicilia, le consorterie di avvocati toscani, quelle analoghe milanesi, forti della decisione della Moratti che per ‘i vecchi non c’è fretta’ … salvo per lei?
È allora che scattano dei meccanismi selvaggi, di prevaricazione pura e semplice. Io vengo prima semplicemente perché voglio venire prima e per ‘giustificarlo’, ma per lo più nemmeno ci si prova, mi invento che gli avvocati hanno rapporti con i clienti in Tribunale nonostante ormai il Tribunale non si frequenti più perché tutto si fa, o si dovrebbe fare, a distanza via internet. E lo stesso gli ingegneri, i professori, eccetera, eccetera. Ognuno, come gruppo ha un privilegio, un problema diverso da quello degli altri. Come per le chiusure: i ristoratori non sono come quelli dei bar, quelli dei teatri, quelli delle parruccherie, ecc. E, attenzione, questa è la cosa più grave, ognuno sa facilmente indicare in altri quelli che possono essere posposti, o, che è ormai lo sport nazionale della maggior parte dei nostri politicanti, dire che questa decisione o quella o quell’altra è sbagliata, che loro farebbero ben altro, ma intanto non lo fanno: lo dicono.
Ma perché? Perché, dico, si accetta che si dicano o si facciano certe cose, quando sappiamo benissimo che non si possono fare o non si possono fare in quel modo, specie quando è a rischio la nostra di pelle!

Qui ci vorrebbe il sociologo che non sono, ma è certo un fatto strano: noi, sapendo benissimo come stanno le cose, poi ci facciamo eccitare dagli strilli di questo o quel politicante, che in tanto strillano in quanto sanno (ed evidentemente ciò che sanno è in qualche maniera fondato) sanno, dico, che quello strillo può portargli e forse gli porta voti. E allora mi assale il dubbio (e di nuovo dinanzi alla coda dell’altro giorno, trasecolo) che certe cose i politicanti le facciano perché li avvantaggiano per cui anche tra di loro la lotta è a chi strilla di più; per dire che quella coda, se fosse arrivato un arruffapopolo avrebbe strillato?
Non lo so, ma la domanda seguente è: perché mai li votiamo? Perché siamo noi ad averli votati, gli arruffapopolo. Quella coda dimostra che si potrebbe non votarli, magari disperdendo i voti, ma quelli no.
Il dubbio è che quei politicanti, spesso nulla più che dei cialtroni, comincino a capire che il gioco ormai è al limite, che potrebbe non funzionare più, e questo forse spiega perché è così forte (specialmente nei peggiori tra i politicanti) la pressione per impedire una legge elettorale proporzionale: darebbe a noi, a quella fila, la possibilità di scegliere, e questa possibilità può travolgere nonché i politicanti, le forze che dietro di loro stanno e che vi si appoggiano. Pensateci un po’: le rivoluzioni nascono sempre da qualcuno che non ne più di non potere scegliere … se i nostri politicanti ci pensassero, forse non sarebbe male.

A proposito, e la spilla? Ve la siete dimenticata? Io no. Perché la spilla è il corto circuito di tutto il bene che ho detto finora della vaccinazione e della relativa organizzazione. Sulla spilla c’è scritto «Mi sono vaccinato». Lo ripeto, l’italiano è un’altra cosa, ma … avete letto bene? Lo riscrivo? «mi sono vaccinato» … ‘si’ vaccinano solo i maschi!
Non ditelo alla signora Lilli Gruber che le viene una flussione come diceva Goldoni!

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

End Comment -->