martedì, Maggio 11

Il turismo nelle zone dei disastri nucleari Il sito di Chernobyl registra 15 mila persone all’anno: si parla di 'turismo nucleare'

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Sono passati 5 anni dal devastante terremoto di magnitudo 9.0 che colpì il Giappone l’11 marzo del 2011, con successivo tsunami e l’incidente nucleare nella centrale di Fukushima, il peggiore dopo quello di Chernobyl del 1986. Ancora oggi i danni di quel disastro sono ben visibili.

La città di Tomioka, non lontana dalla centrale nucleare, è una città fantasma, e il livello di radiazioni è ben al di sopra del limiti consentiti. Sebbene il Governo spinga molti sfollati a far rientro nelle proprie case, anche nelle zone circostanti, il pericolo di esposizione è molto alto. Il livello di radiazioni è ben al di sopra dei limiti consentiti: le ultime rilevazioni parlano di 4,01 microSievert/ora.

Il disastro ha stimolato però la nascita di un turismo un po’ macabro, definito ‘turismo nucleare’: il sito di Chernobyl registra infatti 15 mila persone all’anno. Ma il piano per portarli al sito di Fukushima senza tuta entro il 2036 è stato abbandonato dal Governo: in questa zona infatti è impressionante la distesa a perdita d’occhio di sacchi pieni di scorie radioattive. Secondo Greenpeace gli impatti ambientali del disastro avranno effetti per secoli su foreste, fiumi ed estuari. Terreni e acque contaminate, con conseguente contaminazione dei prodotti alimentari e pericoli per la salute a lungo termine, come tumori o malattie genetiche. Il Governo giapponese vuol far credere che cinque anni dopo l’incidente nucleare la situazione stia tornando alla normalità, ma la realtà dei fatti non sembra essere affatto così.

 

(video tratto dal canale YouTube di Euronews)

 

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