sabato, Maggio 8

Il Triangolo delocalizzato field_506ffb1d3dbe2

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Bangkok – Sempre più le società e le compagnie estere stanno riallocando le proprie attività produttive o anche le proprie sedi nel triangolo formato da Filippine, in Indonesia e Malaysia rivolgendosi altrettanto spesso alle gioventù di questi Paesi ed affidandosi sui locali talenti ben acculturati nelle Accademie locali anche a causa del costante innalzamento contemporaneo dei costi di produzione e soprattutto della forza lavoro in Cina, come confermato da uno dei più grandi gruppi di ricerca personale e di lavoratori a livello globale qual è il ManpowerGroup .

In un proprio documento intitolato “La Prossima Grande Cosa nel Sud Est Asia”, il ManpowerGroup ha affermato che le società più grandi comprese quelle del Fortune Global 500 hanno avviato la loro linea di tendenza di spostare le proprie sedi nelle Filippine, in Indonesia e in Malaysia, il che è di fatto la loro progressiva exit strategy per sfilarsi dal mercato del lavoro cinese.

Nel recente passato le varie società si erano via via spostate in Cina proprio a causa del basso costo del lavoro ma –nel caso delle Filippine, dell’Indonesia e della Malaysia- un più ampio spettro di motivazioni anche di carattere demografico oggi attraggono investimenti e ricollocazioni produttive.

Il documento sottolinea che le tre Nazioni del Sud Est Asia hanno popolazioni numerose, un alto livello di produttività e potenzialità di mercato significative proprio grazie alla forza lavoro ben istruita.

«Il combinato disposto di questi indicatori con un’influenza proiettata positivamente dal fattore della forza lavoro in continuo rinnovamento, una classe media emergente, sono tutti elementi che portano a veder chiaro che le società con mentalità aperta e proiettata verso il futuro stano sempre più meditando di investire in questa regione», si chiarisce nel testo.

Inoltre, i salari medi in queste Nazioni sono “relativamente bassi” mentre il costo-lavoro in altre Nazioni asiatiche –compresa la Cina- «sono in continuo aumento al punto tale che ricollocare, de-localizzare o restare in questi mercati sono tutte soluzioni che oggi hanno poco appeal dal punto di vista finanziario e ne avranno ancora per poco tempo ormai» recita il testo del documento ManpowerGroup.

Mentre le Filippine, l’Indonesia e la Malaysia hanno già raggiunto il livello “sofisticato” della manifattura cinese che peraltro la stessa Cina ha raggiunto in un lungo lasso di tempo, «a causa del fatto che le società hanno già ricollocato la maggior parte delle fasi produttive nelle tre Nazioni menzionate, è ragionevole credere che il livello di efficienza seguirà poi in breve lasso di tempo».

La cosiddetta “triade della ricollocazione” può anche vantare una popolazione giovane, che metterà a disposizione nell’immediato futuro un buon gruppo di elementi talentuosi, si legge poi nel testo del report.

«La quota della popolazione cinese ascrivibile alla fascia giovanile che si colloca nel gruppo 0-14 è solo del 19.5 per cento. Mentre invece, Malaysia, Indonesia e Filippine possono avvalersi di livelli più alti nelle quote statistiche pari a 29.1, 26.6 e 34.3 per cento rispettivamente, puntando ad un dividendo demografico nelle tre Nazioni in ascesa mentre si verificherà un progressivo deficit in Cina. L’impatto della questione è chiaro: i talenti che percentualmente emergeranno in derivazione dalla configurazione statistica appena accennata saranno più facili da riscontrare in Malaysia, Indonesia e Filippine che sono state il centro dell’attenzione negli anni trascorsi».

Anche le attività del business hanno bisogno di stabilire la propria presenza in queste tre Nazioni a rapido sviluppo di progresso a tutto vantaggio della contemporanea crescita della classe media.

I veicoli a motore ed i beni di consumo, in particolare, sono tra gli elementi che oggi vivono buoni livelli di vendita all’interno di economie anch’esse in espansione.

Il report afferma che la ricollocazione nelle Filippine, in Indonesia ed in Malaysia è un fattore ormai diventato inevitabile proprio per la crescita futura delle attività connesse al business internazionale.

«I trend di crescita demografica sostenibile osservati in Malaysia, Indonesia e Filippine renderanno possibile attività di business e di investimenti in questi mercati ai fini delle operazioni connesse al successo della crescita» ha affermato nell’ambito di una dichiarazione ufficiale Danni Yuan, il Capo dell’Ufficio operativo ManpowerGroup per l’Asia-Pacifico e per il Medio Oriente.

Nel caso delle Filippine, il ManpowerGroup afferma che la nazione sta emergendo come un luogo di ricollocazione potenziale tra gli investitori a causa dei seguenti fattori: significativi incentivi fiscali; procedure di import/export notevolmente semplificate; una collocazione strategica nel pressi dell’Oceano pacifico; una vasta quota di popolazione capace di parlare inglese, cioé una lingua internazionalmente utile.

Tutto questo porta a fare considerazioni sullo stato delle cose riguardanti il lavoro a livello globale: la continua delocalizzazione comporta la liberazione di sempre maggiori quote di forza lavoro nelle Nazioni dei Paesi a sviluppo più avanzato, i quali hanno tecnologia e know how  ma livelli di disoccupazione sempre più insostenibili, il “caso” Italia da questo punto di vista è drammaticamente illuminante. Fatta questa premessa, però, il documento del ManpowerGroup sottolinea che anche il colosso cinese Cina va in progressiva difficoltà, man mano che la forza lavoro di Vietnam, poi Filippine, Indonesia e Malaysia si presenta come maggiormente competitivo. Soprattutto nel caso delle ultime tra Nazioni citate, la competitività dei bassi salari unitamente ad un buon livello medio di istruzione e la presenza potenziale di sempre più talentuose menti utili al fine di implementare la produzione ma anche il management locale, sono un mix rispetto al quale UE ed USA hanno sempre meno frecce nella propria faretra per poter competere: un operaio dei Paesi a sviluppo avanzato, quando è bravo, acculturato ed è passato attraverso vari stati di upgrade e preparazione specifica, diventa sempre più costoso: il suo contraltare Sud Est asiatico che costa molto meno ed è sempre più istruito e specializzato è un competitor rispetto al quale nei Paesi avanzati  non vi è quasi alcuna alternativa.

 

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