mercoledì, Settembre 22

Il treno della speranza image

0

LOURDES RITORNO ARRIVO

 

Mala tempora.  Nella terribile corrente stagione dei tornados violentissimi e repentini, spesso altrettanto repentinamente abortiti o digradanti fino all’enorme discarica del pubblico oblio, sembra che davvero non esista più un punto di riferimento sicuro per il popolo italiano. Ogni giorno c’è un Ministro dimissionario o un manager di stato sotto accusa, e sempre per questione di traffici e intrallazzi meschini, legati alla gestione del pubblico denaro. Come a dire ruberie reiterate e continue, di fronte alle quali intavolare discorsi  di politica alta diventa veramente difficile.

Più si cerca di trovare uno sbocco sensato alla crisi italiana, più si rafforza la certezza che nel nostro Paese, unico forse tra i cosiddetti grandi, il deficit più ostico da superare per un reale ritorno in carreggiata non sia quello economico, pur gravissimo, ma quello del rapporto fiduciario tra il Paese reale e la sua classe dirigente.

La sensazione è che il treno della speranza non sia già più quello delle riforme, in primis quella elettorale propugnata con vigore da Matteo Renzi con l’indispensabile sponda di Silvio Berlusconi. Il point break della politica italiana temo abbia impressa la data delle ultime elezioni politiche, febbraio 2013.

In quel frangente la sinistra più miope e presuntuosa tra le tante che hanno afflitto il Paese, non incassò solo una sconfitta decisiva dal punto di vista elettorale, ma obbligò il Paese alla fase ambigua e scivolosa delle larghe intese, aprendo le porte di Montecitorio a una forza eversiva come quella capeggiata da Beppe Grillo e restituendo d’incanto un terzo del totale dei voti a Silvio Berlusconi.

Il bello è che proprio i geniali artefici di questa debacle storica accusano oggi Renzi di aver resuscitato Berlusconi, con l’accusa risibile di aver  discusso col nemico i termini della proposta di riforma elettorale.

E con chi doveva discutere, secondo questi sofisticati maghi della politica, detentori del tocco di re Mida all’incontrario? Con Niki Vendola, l’alleato per tutte le stagioni? Con Beppe Grillo per rimediare l’ennesimo, umiliante vaffa? O col nuovo amico Angelino Alfano, rappresentante di una quota imprecisata (ma certamente non cospicua)di elettori?

La pervicace opposizione interna della sinistra dalemiana ricorda quella delle squadre di calcio che, escluse dalla lotta per lo scudetto, puntano tutte le carte sulla vittoria nel derby stracittadino, da esibire ai propri sostenitori, accidiosi e di bocca buona.  

Intanto, però, il palazzo del  potere  perde pezzi  a ritmo vertiginoso.

Si è appena consumata la defenestrazione di Nunzia De Girolamo, quasi patetica nella sua solitaria arringa autodifensiva in Parlamento, ed ecco che scoppia il caso del boiardo di turno, Antonio Mastrapasqua, esemplare tipico della categoria tutta italiana dei presidenti di professione, installato sulla scottante poltrona di comando dell’INPS da Gianni Letta nonostante analoghe responsabilità detenute rispetto ad almeno una ventina di altri enti pubblici.

A meno che l’uomo non sia dotato di superpoteri  degni del supponente Mentalist che ci diverte in tv, appare difficile che il buon Mastrapasqua possa efficacemente dirigere tanti carrozzoni insieme, e ancor più difficile che possa farlo senza incappare in conflitti d’interesse forieri di guai giudiziari, che infatti si sono profilati nell’ambito dei rapporti del pluripresidente con la gestione dell’Ospedale Israelitico  

L’ennesimo  tornado in fase già vorticante, non solleva però  la casetta di legno della piccola Dorothy del Mago di Oz, ma fa piazza pulita delle briciole, ammesso che esistano ancora, della nostra fiducia nelle istituzioni.

Anche un faro di lucida razionalità quale è stato per tanti anni Eugenio Scalfari, pur nelle sue battaglie moralmente ineccepibili ma strategicamente spesso controproducenti,  sembra non rendersi conto che siamo al redde rationem, e che il tentativo di un raddrizzamento in extremis della situazione italiana prima della consegna del paese in mani inadeguate rischia di fallire, e che non ce ne saranno di ulteriori.

Perché quando la fiducia di un popolo nelle istituzioni si esaurisce, non è più questione di riforme o di arditi equilibrismi tattici. Ma di prepararsi al salto nel buco nero del quale, notizia di ieri, anche lo scienziato Stephen Hawking pare abbia negato l’esistenza.    

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->