giovedì, Maggio 6

Il tour europeo di Steve Bannon L'ex ideologo di Trump mira ad unire i movimenti cosiddetti populisti

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Dopo la rottura totale con Donald Trump e l’establishment del Partito Repubblicano che proprio grazie a lui erano riusciti a strappare ai democratici Casa Bianca e Congresso in un colpo solo, l’ideologo e geniale comunicatore Steve Bannon ha deciso di lasciare anche la direzione della seguitissima testata telematica ‘Breitbart News’ per dedicarsi anima e corpo a un progetto molto più ambizioso e di ampio respiro. Proprio in questi giorni, infatti, il ‘principe nero’ identificato spesso a sproposito come l’anima del suprematismo bianco Usa si è recato in Europa per benedire l’ascesa dei movimenti anti-sistema che nelle elezioni degli ultimi anni hanno guadagnato grande terreno sia in Italia che in Grecia, che in Germania che in Francia. L’incontro con Matteo Salvini sembra essere saltato per impegni elettorali di quest’ultimo, ma Bannon è riuscito comunque a parlare con alcuni rappresentanti di primo piano di Lega e Forza Italia. Sembra che non si siano verificati contatti con il Movimento 5 Stelle, di gran lunga il primo partito italiano, ma l’ex braccio destro di Trump ha dichiarato al ‘Corriere della Sera’ di essersi organizzato per conoscere in prima persona gli elementi più influenti del universo grillino. L’unico incontro con il pubblico a cui Bannon ha presenziato finora è stato a Zurigo, dove dinnanzi a una platea composta da 1.500 persone circa ha discusso di ‘rivolta populista e i suoi risvolti globali per la Svizzera, l’Europa e gli Stati Uniti’. Durante il suo soggiorno nel Paese elvetico, Bannon ha anche colto l’occasione per conoscere di persona Alice Weidel, rappresentane di primo livello del partito euroscettico Alternative für Deutschland (Afd) che alle ultime elezioni ha registrato un grande successo capace di stupire persino il cancelliere Angela Merkel. Secondo alcune indiscrezioni, l’ideologo statunitense avrebbe anche garantito la propria disponibilità a curare la strategia di comunicazione dell’Afd per permettergli di conquistare ulteriori fette di elettorato sbugiardando i diffusori di ‘fake news‘ e assicurando al partito una visibilità che il circuito informativo gli ha finora negato.

Lo scopo ufficiale del tour europeo di Bannon è tuttavia quello di esaminare da vicino i movimenti populisti che stanno approfondendo la crisi di legittimità dei partiti tradizionali grazie a un’indubbia capacità di interpretare il malessere della popolazione e la sua crescente ostilità nei confronti dell’establishment. Per l’ex direttore di ‘Breitbart News’, è questo il filo rosso che lega la Brexit, il trionfo di Trump, l’ascesa del Front National di Marine Le Pen e di Alternative für Deutschland, il successo elettorale di Lega e Movimento 5 Stelle e persino l’affermazione del Gruppo di Visegrad. Si tratta ora di cavalcare la tendenza anti-establishment – di cui l’Italia sarebbe il cuore pulsante perché esprime ben due partiti euroscettici – e ‘fare sistema’, cioè di incasellare questa galassia confusa e composita di forze euroscettiche e anti-globaliste in una rete integrata a maglie strettissime facente con ogni probabilità capo alla destra alternativa statunitense. Il fine ultimo è quello di costruire un fronte transatlantico comune chiamato a contrastare l’affermazione della Cina, identificata come una nazione in crescita di cui «la gente deve avere paura, soprattutto in Europa. È un fenomeno senza precedenti nella storia dell’umanità. Diventano più potenti, ma restano uno Stato totalitario. Senza libertà, senza democrazia. È un’espansione geopolitica a cui dobbiamo rispondere». Nell’ottica di Bannon, anche la Russia dovrebbe essere reclutata per condurre al meglio questa lotta epocale contro l’ex Celeste Impero, dal momento che «Mosca ha un Pil inferiore all’Italia ed allo Stato di New York, i suoi giovani fuggono all’estero più delle sue modelle, non è in condizione di minacciarci mentre è un nostro alleato naturale […]. La Russia è bianca e anti-islamica, appartiene al nostro mondo euroamericano che deve invece guardarsi dai veri avversari ovvero Cina, Iran e Turchia». Poi, tratteggiando le rotte fondamentali della Via della Seta cinese dinnanzi agli intervistatori del ‘Secolo XIX’, ha rilevato che esse «uniscono queste tre nazioni, frutto di civiltà antiche e combattive, tutte estranee alla cultura giudeocristiana». Pertanto, «preoccuparsi della Crimea invasa dai russi non ha senso, perché i veri nemici sono a Pechino, Teheran ed Ankara e ci stanno aggredendo nel Mar della Cina, nel Golfo e nel Mediterraneo».

Il più che superficiale inquadramento della Russia è strumentale ai disegni di Bannon, il quale è pienamente consapevole che gli interessi europei non sono affatto sovrapponibili a quelli statunitensi e che un’Europa unita rappresenterebbe un interlocutore dal peso economico e politico sufficiente a far valere le proprie istanze nelle trattative con le grandi potenze in ascesa, quali Russia e Cina. Ed è proprio per questo che ha messo in evidenza e sparato a zero contro tutte le storture – dalla sciagurata gestione della crisi migratoria alla sempre più evidente incapacità di ascoltare e dare risposta alle esigenze della popolazione – della sbilanciata ed estremamente disfunzionale macchina politico-burocratica dell’Unione Europea. Secondo l’analista geopolitico Augusto Grandi, Bannon parla «dal suo punto di vista di patriota statunitense […]. La sua è un’analisi basata sugli interessi di Washington, non dell’Europa». L’obiettivo è quindi quello di «evitare che si saldi un’alleanza naturale tra Europa e Russia o che l’Europa, per mere ragioni economiche, si allei con Pechino creando un’alternativa mondiale allo strapotere statunitense».

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