mercoledì, Giugno 16

Il terzismo da Gelli a Renzi

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Quand’ero poco più che un ragazzino mi imbattei nel best seller ‘L’Italia della P2‘ (un ‘a più mani’ con firme di Eugenio Scalfari e Giampaolo Pansa, tra gli altri, il gotha di ‘L’Espresso‘-‘La Repubblica‘).
Tutti parlavano di Licio Gelli e anch’io, come tutti, pensavo ogni male dell’ex materassaio di Arezzo. Ero, però, deciso a documentarmi. Il libro me lo aveva passato mio zio che era, in quel momento, vicepresidente della Commissione d’inchiesta parlamentare sulla P2, presieduta da Tina Anselmi.
Lo scritto era teso, sferzante, limpido. Convinceva. Di che cosa, però, non era dato capire. Che Gelli fosse un maneggione amico di generali argentini e giornalisti più o meno destrorsi? Ma non si sapeva già? E poi, dove sarebbe stata la notizia? Che un lobbista fosse capace di influenzare le scelte dei vertici Rai, che avesse fornicato con golpisti o presunti tali, che avesse depistato indagini e flirtato con i servizi segreti? Ma questa più che una peculiarità sua pareva essere, ora come allora, una delle migliori pratiche della ‘faccenderia’ italiana.
In quel libro di sicuro e concreto, mi parve che, alla fine, ci fosse solo il fatto che Gelli fosse riuscito a favorire l’importazione di carni argentine nel nostro Paese.
No, l’istant book di Pansa e amici non mi aveva fornito le prove di qualcosa, ma solo un’impressione chiara e distinta che non mi avrebbe mai più abbandonato: l’Italia aveva necessariamente bisogno di un mostro da offrire in pasto all’opinione pubblica (poi sarebbero venuti Giulio Andreotti, Bettino Craxi e Silvio Berlusconi), dividendosi poi il campo tra accusatori e minimizzatori.
Con questo non voglio asserire che certi mostri non siano in definitiva tali. Ma non era una pulsione garantista a mettermi sul chi va là, era la banale e non sofisticata considerazione che ovunque, ma in Italia particolarmente -almeno dai tempi di Costanzo Ciano in avanti-, i poterilaterali erano e sono poteri direte’, cioè, capacità di creare élite tra loro solidali.
Poteri di tal genere esprimevano i Cefis, gli Agnelli, i Cuccia, i De Benedetti, e seppur politicamente a volte contrapposte, queste reti potevano facilmente mostrare tra di loro fior di intersezioni. Mentre le malversazioni e le corruzioni  -quelle vere- avrebbero continuato a proliferare in modo consociativo o lottizzato, a vantaggio di pochi e a tutto danno della trasparenza, dei cittadini e della Costituzione.

Questo ricordo del mio personalissimo imprinting, favorito dalla recente scomparsa di Licio Gelli, potrebbe bastare per decretare la mia iscrizione al partito deiterzi’. Di chi, cioè, preferisca non schierarsi a priori per tesi stereotipate e poi più o meno sapientemente mediatizzate, ma cerchi di informarsi e pensare.
Una posizione terza, dunque, non mirata a esprimere un’alternativa o una mediazione tra due parti contrapposte, ma quella atta a squarciare il velo delle ipocrisie e delle verità di comodo. Ignoravo, a quell’età, che il terzismo avesse avuto ampie e nobili tradizioni nel nostro Paese, il cui spessore era, però, inversamente proporzionale alla sua capacità di consolidarsi, diffondersi, creare strutture.

Attraverso le epoche e le figure che lo hanno sostenuto, il terzismo ha sempre mostrato di non poter essere incasellato in categorie definite (e qui, forse, la sua incapacità e impossibilità di creare un radicamento), tanto sono state eterogenee, per estrazione, cultura, finalità e motivazioni le tesi che lo hanno alimentato.
Tra i padri nobili possono senz’altro essere annoverati Gaetano Salvemini, Giuseppe Maranini e Indro Montanelli. Ma terze vie sono state elaborate e perseguite non solo da figure eterodosse, ma da grandi movimenti e partiti politici.

Il PCI di Enrico Berlinguer parlava di terza via, così, su quel tracciato, è anche buona parte della storia del riformismo laico-socialista. Persino il fascismo, com’è noto, pensò se stesso ed è considerato da molti studiosi un tentativo diterza via’.
Le sue connotazioni hanno, inoltre, via via assunto le forme e le peculiarità di chi lo stesse sostenendo in quel frangente: qualunquiste e reazionarie (critiche alla democrazia tout court, Guglielmo Giannini e il Leo Longanesi dell’ultimo periodo), eversive (contro la democrazia ma anche contro l’occidente filo americano, l’estrema destra e l’estrema sinistra), liberaldemocratiche e radical (critica alla partitocrazia e alla corruzione che ne deriva, De Capraris e Rossi), scettiche e realiste (critica del sistema, critica degli Italiani, Giuseppe Prezzolini e Montanelli) e molte eterodossie in ogni campo spesso sostenute a strappi da un solo pensatore di difficile classificazione (Giorgio Gaber, Massimo Fini, Pierluigi Battista, e diversi altri).

Più di recente, in politica, dopo 20 anni di bipolarismo un po’ forzato dall’entrata in politica di Silvio Berlusconi, il tentativo del Governo di Mario Monti ha reintrodotto nel dibattito e nelle prassi politiche il tema a noi caro.
Il fallimento dell’esperienza politica di Monti e del suo Governo, sembravano, però, aver imposto una definitiva sordina alle ipotesi terziste. E l’irruzione sulla scena del Movimento 5 Stelle (in posizione dichiaratamente ‘terza’ rispetto al bipolarismo, ma seconda nel considerarlo finto e figlio degli stessi interessi) anziché accreditarlo sembrerebbe aver posto la parola fine al terzismo così come lo avevamo conosciuto.

Ma siamo certi che sia davvero così, e che, invece, l’ircocervo non sappia rinascere in maniera spuria e inusitata?
A ben riflettere la stessa posizione fatta assumere da Matteo Renzi al PD potrebbe essere ricondotta a una forma di ‘terzismo’. Lo stesso Renzi dichiara di ispirarsi a Tony Blair, che viene unanimemente indicato come esempio concreto e applicato di terzismo (specie in politica economica e in politica estera).
Ma andando oltre Renzi, siamo certi che di fronte alla retorica delle nuove contrapposizioni (populismo/europeismo, difesa dei lavoratori/flessibilità del lavoro, neo-statalismo/libertà commerciale estrema) non si affacci l’urgenza  -teorica e politica- di una nuova e rinnovata proposta terzista?

 

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