venerdì, Aprile 16

Il terrorismo e l’Australia field_506ffb1d3dbe2

0

 

L’Australia è tornata a pagare lo scotto delle proprie scelte nello scacchiere internazionale, trovandosi ad affrontare una rinnovata ondata di terrorismo che non l’aveva mai coinvolta così da vicino. Per la prima volta dopo molti anni, infatti, il rischio di attentati sul territorio australiano è di nuovo un problema concreto, come dimostrato dalla grande operazione anti-terrorismo compiuta nei giorni scorsi nelle città di Sydney e Brisbane. Questo rischio è direttamente collegato al crescente impegno del Paese in contesti geopoliticamente distanti dalla propria sfera d’influenza, generalmente individuata nell’Arco di Instabilità e nel Pacifico sud-occidentale.

L’Australia rappresenta il caso particolare di uno Stato geograficamente isolato dai Paesi limitrofi che ha, tuttavia, mostrato una storica intraprendenza nell’ambito delle missioni internazionali, di pace e non, in contesti geografici molto distanti dal proprio. La costante presenza australiana al fianco degli Stati Uniti nei conflitti internazionali, al pari della forte impronta lasciata nei Paesi più vicini dal punto di vista geografico, deriva dalla trasversale convinzione dei Governi australiani che prevenire l’instabilità internazionale sia più efficace che affrontarla in seguito e che inoltre, qualora ciò non fosse possibile, sia sempre preferibile avere un ruolo attivo nella gestione delle crisi internazionali.

Se da un lato, tuttavia, le molte attività del Paese a livello globale – interventi armati, missioni di pace, aiuti umanitari e aiuti allo sviluppo – hanno portato una lunga serie di risultati positivi, dall’altro è fondamentale tenere in considerazione come questo abbia spesso comportato altrettanti risvolti negativi, il più importante dei quali è senza dubbio la rinnovata attenzione dei diversi gruppi terroristici di matrice islamica nei confronti del Paese.

E’ dunque importante ricordare che l’Australia ha avuto a che fare con atti terroristici all’interno del proprio territorio sin dagli anni ’60, dei quali i più noti rimangono l’attentato alla Camera di Commercio Jugoslava (Sydney, 1972), l’attacco all’Hotel Hilton (Sydney, 1978), l’assassinio del Console Generale turco (Sydney, 1980), l’attentato al Consolato Israeliano ed al Hakoah Club (Sydney, 1982), gli attacchi alla stazione di polizia di Russell Street ed al Consolato turco (Melbourne, 1986) e quello al Consolato francese (Perth, 1995).

Gli attacchi più sanguinosi rivolti contro l’Australia, tuttavia, hanno avuto luogo al di fuori dei confini nazionali, spesso in Indonesia. Nel più popoloso Paese islamico del mondo, infatti, sono stati due i maggiori atti terroristici diretti contro cittadini australiani, avvenuti entrambi nella meta turistica di Bali nel 2002 e nel 2005.

Il primo caso rimane tuttora il più grande attentato terroristico della storia indonesiana per numero di morti. In tale occasione persero infatti la vita 202 persone, tra cui 88 Australiani, mentre furono 209 i feriti. L’attentato fu compiuto da estremisti islamici affiliati ad al-Qaida come diretta risposta all’impegno australiano nella liberazione di Timor Est dall’Indonesia, vicenda in cui il Paese fu alla guida sia della prima missione militare multilaterale (INTERFET) sia di quella successiva sotto l’egida delle Nazioni Unite (UNTAET). L’attentato del 2005, invece, non fu accompagnato da motivazioni precise, nonostante le due maggiori ipotesi vedano coinvolto, rispettivamente, un piano per destabilizzare il governo moderato indonesiano e, ancora una volta, un attacco diretto contro l’impegno internazionale – ma soprattutto australiano – nel Medio Oriente (Afghanistan, 2001 ed Iraq, 2003). Gli attacchi del 2005 provocarono 20 morti, tra cui 4 Australiani, e 129 feriti, di cui 19 Australiani.

Oggi l’Australia sta lentamente modificando il proprio ruolo nello scacchiere internazionale, passando da quello di potenza regionale (“regional power”) a quello di media potenza (“middle power”), risultando in un forte impegno non soltanto nel proprio contesto geopolitico, ma anche laddove interessi condivisi con i propri alleati possano essere a rischio.

L’Australia è fortemente attiva nella delicata vicenda ucraina, a cominciare dalla tragedia del MH17, l’altro aereo della Malaysia Airlines abbattuto nell’Ucraina orientale lo scorso Luglio. In quell’occasione persero la vita 298 persone, tra cui 37 Australiani. L’Australia ha già inviato da tempo 9 investigatori speciali per tentare di fare luce su quanto accaduto – nonostante nessuno nel Paese nutra dubbi sul fatto che l’aereo sia stato abbattuto da separatisti filorussi – ma il governo conservatore guidato da Tony Abbott ha intenzione di aprire una ambasciata ad interim a Kiev, al fine di supportare il personale australiano in Ucraina. Ulteriori potenziali sanzioni prevedono lo stop delle esportazioni di uranio australiano verso Mosca, misure che non intaccherebbero in modo incisivo l’interscambio economico tra i due Paesi, del valore di soli 1,8 miliardi di dollari nel 2013.

Il contesto dove l’Australia si è mostrata più attiva, tuttavia, è quello tra Iraq e Siria, flagellato dall’avanzata dello Stato Islamico (Islamic StateIS). Quest’ultimo è un’organizzazione para-statale di impostazione islamica sunnita estremista non riconosciuta dalla Comunità Internazionale, guidata da Abu Bakr al-Baghdadi e attiva in Iraq e Siria. Ricordiamo che lo scopo dell’IS è quello di conquistare tutti i territori a maggioranza sunnita presenti nei due Paesi, al fine di unirli ed espandere il califfato islamico sunnita fondato sulla Shari’a, la legge islamica.

Il cuore della neonata coalizione internazionale è rappresentato da USA, Regno Unito, Francia, Italia, Germania, Danimarca, Polonia, Turchia, Canada e Australia, dove quest’ultima non solo è l’unico Paese non membro della NATO a partecipare, ma è anche il primo della coalizione ad aver inviato truppe di terra. Si tratta di circa 400 aviatori e 200 tra soldati, tecnici e membri dei servizi segreti australiani, attualmente di stanza negli Emirati Arabi Uniti. I 600 militari australiani non hanno l’ordine di muoversi verso le zone di guerra del Califfato ma, a questo punto, risulta evidente come la presenza stessa di tale contingente comporti che esso sia pronto ad agire nel caso in cui gli Stati Uniti decidano di fare altrettanto. Alle truppe di terra sono poi affiancati 8 caccia F-18, diversi elicotteri da ricognizione, un aereo da trasporto ed un numero imprecisato di droni.

La risposta dei gruppi estremisti islamici alle nuove, forti prese di posizione dell’Australia non si è fatta attendere. Pochi giorni fa si è infatti conclusa la più imponente operazione anti-terrorismo della storia australiana, in cui 800 tra ufficiali di polizia, soldati e membri dei servizi segreti hanno compiuto più di 20 raid nelle periferie occidentali di Sydney ed in quelle meridionali di Brisbane, portando all’arresto di 15 persone. Queste ultime facevano parte di un gruppo estremista islamico radicato da tempo nel Paese, il cui piano, elaborato a partire dal Maggio scorso, era di sgozzare in maniera casuale passanti nei centri delle due città, al fine di creare un clima generalizzato di panico, per poi inviare i video all’IS, il quale li avrebbe messi in rete con la oramai consueta perizia tecnica. Scopo del gruppo era anche quello di raccogliere fondi per Jabhat al-Nusra, tentacolo siriano di al-Qaida.

Quanto accaduto segue di pochi giorni la scoperta di un piano per attaccare il parlamento federale di Canberra, al pari dell’arresto di due uomini, sempre nella città di Brisbane, i quali sono sospettati di aver reclutato nuove leve per l’IS direttamente in Australia – ufficialmente sono 60 gli Australiani andati a combattere in Medio Oriente, ma diverse fonti para-governative stimano che il numero reale sia circa il doppio – a poche settimane dal G-20 di Brisbane, che si terrà il 15 e 16 Novembre prossimo.

E’ proprio in questo scenario che l’ASIO (Australian Security Intelligence Organisation), la principale agenzia di intelligence australiana, ha alzato il livello di allerta terrorismo dal livello di rischio medio ad alto, precisando come questo comporti che un attentato sul territorio australiano è al momento ritenuto “probabile”. L’intera rete di intelligence civile e militare australiana – una delle più sofisticate e capaci al mondo, parte dei cosiddetti Five Eyes, i “Cinque Occhi” composti da USA, Regno Unito, Australia, Canada e Nuova Zelanda – è ora al livello di massima allerta per prevenire potenziali rischi legati al prossimo G-20, indubbiamente legati ai piani di quei gruppi che intendono punire il concreto impegno australiano nella lotta contro l’IS.

Se dunque, oramai, appare chiaro come  l’Australia abbia intrapreso un processo di trasformazione da potenza regionale a vera e propria “middle power”, ciò significa che il Paese deve essere pronto anche ad affrontare i numerosi – e spesso inaspettati – rischi che questo comporta nel contesto globale di oggi.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->