martedì, Settembre 28

Il terrorismo cresce forte

0

Bangkok – E’ un quadro tragico e che spaventa, il terrorismo nelle sue varie facce e modalità d’azione mette in scacco seriamente la sicurezza dell’intero Pianeta e si evince sempre più chiaramente la sua natura di rete e di presenza capillare e diffusa nel Mondo. L’impatto del terrorismo in Malaysia è in crescita, come si evince dalla sua posizione acquisita nella classifica stilata dall’Istituto per l’Economia e la Pace IEP che si avvale del suo Indice di Terrorismo Globale GTI dove il Paese giunge alla posizione n. 48 partendo dalla posizione n. 91 nel 2013 in un gruppo di 162 Nazioni monitorate dal citato Istituto nel 2014.

Questo colloca la Malaysia nella stessa fascia di Nazioni come Irlanda, Tunisia, Sud Africa e Perù che si posizionano alla posizione n. 46, n. 47, n. 48 e 50 rispettivamente, mentre la Norvegia si piazza alla posizione 44 ed il Paraguay che si colloca alla posizione 43. Due dei Paesi vicini alla Malaysia nell’area ASEAN, Filippine e Thailandia, giungono alla posizione n. 9 e 10 rispettivamente mentre altre Nazioni vicine nell’area ASEAN come Singapore giungono alla posizione 124 mentre l’Indonesia giunge alla posizione n. 31.

L’ Indice di Terrorismo Globale che fu lanciato la prima volta nel 2012 classifica le Nazioni in base all’impatto esplicato dalle attività terroristiche così come si basa anche sull’analisi delle dimensioni economica e sociale in associazione col terrorismo. L’Indice analizza 162 Nazioni, copre il 99.6 per cento della popolazione mondiale ed esamina lo sviluppo del trend dal 2000 al 2013, utilizzando indicatori come il numero degli eventi terroristici, i decessi, i ferimenti ed i danni alle proprietà.

Nelle sue ricerche che valutano l’impatto del terrorismo sulle nazioni nel 2013, l’Indice per il Terrorismo Globale afferma che vi erano almeno 10.000 attacchi terroristici registrati nel 2013 che rappresentano il 44 per cento di crescita rispetto al 2012, da cui sono derivate 18.000 morti che rappresentano il 61 per cento di crescita rispetto all’anno precedente. «Ventiquattro Nazioni hanno subito più di 50 decessi nel 2013, con una crescita del 60 per cento dai 15 verificati nel 2012. Il terrorismo nel 2013 è stato dominato da quattro organizzazioni: ISIS, Boko Haram, Al Qaeda e i talebani, responsabili collettivamente del 66 per cento delle morti totali», afferma l’Istituto per l’Economia e la Pace nel suo sommario di presentazione dell’Indice di Terrorismo Globale che è stato reso noto al pubblico internazionale nella giornata di Mercoledì scorso.

Il testo inoltre, aggiunge che l’80 per cento degli atti terroristici ha avuto luogo nelle prime cinque Nazioni nell’Indice di Terrorismo Globale del 2014, Iraq, Afghanistan, Pakistan, Nigeria e Siria. «L’Iraq continua ad essere la Nazione più impattata dal terrorismo. Il numero degli eventi fatali nella Nazione è cresciuto del 164 per cento fino a 6.362 –la crescita più grande nell’Indice valutato nel suo complesso. L’Indice poi ha registrato un 44 per cento di crescita nel numero degli eventi terroristici, crescendo dai 6.825 nel 2012 ai 9.814 nel 2013» si legge nel testo introduttivo dell’Istituto per l’’Economia e la Pace.

Non va meglio in Nazioni vicine nel quadrante asiatico come il Bangladesh ed ancor peggio in Pakistan. Secondo l’Istituto per l’Economia e la Pace, un ente di ricerca no-profit che ha sede a Sidney, nel suo testo di studio e analisi reso noto Mercoledì, si calcolano vari fattori di natura politica, sociale e di incidenza della violenza che determinano il rischio valutato nel suo complesso. Sebbene il Bangladesh non sia coinvolto in condizioni di vero e proprio conflitto, il Paese si stima possa essere sul punto di incorrere in livelli di rischio alti in termini di terrorismo, sempre secondo l’Indice di Terrorismo Globale.

Oggi il Bangladesh si colloca alla posizione n. 23 tra le 162 Nazioni analizzate secondo l’Indice di Terrorismo Globale. L’Iraq è la Nazione più colpita dal terrorismo mentre lo Zambia si colloca come ultima Nazione nella lista. Il Bangladesh è tra le 13 Nazioni vulnerabili verso l’alto livello di rischio e terza Nazione Sud Est asiatica in tale posizione dietro Sri Lanka e Myanmar. Le altre Nazioni sono Angola, Burundi, Repubblica Centrale Africana, la Costa d’Avorio, l’Etiopia, l’Iran, Israele, il Mali, il Messico e l’Uganda.

Lo studio identifica anche 102 Nazioni, compreso il Bangladesh, dove non vi è stata alcuna morte derivante da atti terroristici nel 2013. Tre fattori statisticamente significativi associati con il terrorismo sono – secondo il resoconto scientifico – la violenza sponsorizzata a livello statale, i danni derivanti da violenza dei gruppi e gli alti livelli di criminalità. La debole capacità dello Stato, l’ingiustizia sociale, l’illegalità e la corruzione a livello governativo, attori esterni nel Potere che sostengono regimi corrotti, le ideologie estremiste, la violenza dalle fondamenta storiche ed i conflitti, l’ineguaglianza e i disequilibri nel Potere, la repressione attuata da forze di occupazione straniera oppure forme di potere di natura coloniale, la discriminazione basata su origini etniche o religiose ed il fallimento dello Stato nell’integrare gruppi dissidenti di classi sociali emergenti sono anche altri fattori menzionati nello studio.

Con 10.000 attacchi a livello mondiale nel 2013, il report scientifico afferma che il Pakistan nello specifico ha assistito ad un 37 per cento di crescita nelle morti ed il 28 per cento di crescita nei ferimenti dal 2012. Il report inoltre afferma anche che le morti derivanti da accadimenti di natura terroristica in Pakistan, Iraq, Afghanistan, Nigeria e Siria ammontano a più dell’80 per cento delle morti totali a causa degli attacchi terroristici. Il testo dello studio afferma anche che Tehreek-i-Taliban Pakistan TTP Tehreek-i-Taliban Pakistan TTP tra il 2000 ed il 2013 ha reclamato 778 attacchi, dei quali il 12 per cento è stato attuato da bombe esplose in attacchi suicidi. Si afferma pure che i talebani hanno il numero più alto di combattenti, stimati tra i 36.000 ed i 60.000.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->