giovedì, Settembre 23

Il terrorismo costerà caro alla Francia

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Al di là delle intense emozioni provocate dagli attacchi del 13 novembre, si pone la questione del potenziale impatto di questi eventi sulla situazione economica della Francia. Secondo dati dei giorni scorsi derivati da una nota della Direzione Generale del Tesoro francese, 2 miliardi di euro sarebbe il costo che graverebbe sull’economia francese causa gli attacchi del 13 novembre: 1 punto percentuale andato in fumo con gli attacchi.

Dopo gli attentati e lo stato di emergenza, la Francia vive al rallentatore, il rischio di una frenata sulla crescita è molto più che reale. L’aumento della spesa pubblica, accettata da Bruxelles, può servire a ridurre gli effetti della crisi post-13 novembre.

Prendendo di mira le terrazze del 11 ° distretto, il Bataclan e lo Stade de France, i terroristi non hanno cercato solo di fare il più alto numero possibile di vittime: con la Francia in stato di guerra sono riusciti a colpire anche l’economia del Paese. I primi settori a soffrirne sono il commercio, il turismo e l’industria del divertimento. I centri commerciali sono deserti, la vendita dei biglietti dei concerti è crollata. Il mese di dicembre, tradizionalmente il migliore dell’anno, promette di essere un mese buio dal punto di vista economico. Se le famiglie vivono nella paura, il consumo privato si schianta e il primo motore dell’economia potrebbe entrare in stallo, sostiene Florent Parmentier, economista e direttore dell’area di formazione politica di Science-Po Paris. Senza fare allarmismi il problema per l’economia francese Parmentier lo pone chiaramente.

 

Quali sono i costi degli attentati di Parigi?

È difficile quantificare il costo finanziario degli attacchi, perché è essenzialmente umano. Nessun edificio è stato distrutto, la questione non è quella del capitale fisico. Gli effetti economici degli attacchi terroristici sono principalmente correlati alla distruzione della fiducia dei consumatori e degli investitori, che non può essere misurata nel breve periodo.

Quale può essere la reazione dei consumatori?

Se sviluppassero una visione pessimistica del loro futuro e decidessero di mettere soldi da parte, il consumo crollerà, il che scoraggerà le aziende: verrebbero ridotte le assunzioni e le spese per gli investimenti. Il risultato è un circolo vizioso di depressione autosufficiente. Questo è ciò che è accaduto dopo la grande crisi finanziaria del 2008, e poi di nuovo quando la crisi del debito sovrano si è sviluppata nella zona Euro nel 2010. In ogni caso, il consumo è diminuito bruscamente e senza essere completamente giustificato. Naturalmente, non si può sempre immaginare quello che non è successo, ma è molto probabile che se i consumatori non fossero stati influenzati da tutto quello che si raccontava nei media, avremmo potuto evitare le seguenti recessioni. Ovviamente, la cattiva gestione di questi traumi da parte delle autorità hanno potentemente contribuito a spaventare i consumatori.

Chi spaventa chi? I consumatori o le autorità?

Alcuni acquisti dei consumatori francesi sono stati rinviati, lo shopping natalizio viene rinviato a dicembre anziché a novembre. In questo caso, questo spostamento del consumo impatta solo leggermente le decisioni degli operatori economici. Non c’è stata alcuna manovra di accumulo di cibo in modo sostenibile: non vi è alcuna evidenza di fenomeni d’immagazzinamento di massa.

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