giovedì, Settembre 23

Il tempo della scuola field_506ffb1d3dbe2

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Alla fine dello scorso anno Pearson, la più grande casa editrice britannica, e l’ Intelligence Unit dell’’Economista‘ hanno presentato la ricerca The Learning Curve per mostrare una classifica dei Paesi che offrono un miglior grado d’istruzione. Mentre l’Italia si è arenata introno alla metà della classifica, che ha coinvolto 50 Paesi del mondo, in vetta si è posta la Finlandia. Questo dato non è una novità, l’indagine PISA  già nel 2000 rivelava che i quindicenni finlandesi erano tra i più brillanti in un test internazionale di comprensione della lettura, esito che fu poi confermato nei test di cultura matematica e scientifica, svolti rispettivamente del 2003 e 2006. Complici anche gli investimenti nell’istruzione pari al 12% del Pil, il sistema finlandese appare per i ricercatori il  migliore del mondo, quello che promette di creare le menti più brillanti del nostro futuro. Più intervalli nell’orario scolastico, pause di ristoro anche per gli insegnanti, più autonomia agli studenti. Queste solo alcune delle caratteristiche che sembrano far pendere la bilancia a favore di Helsinki.

Questo successo però non è piovuto dal cielo, quarant’anni fa la scuola finlandese era tutt’altro che brillante, ma è frutto di un percorso di sviluppo e crescita che ha coinvolto tutto il sistema d’istruzione del Paese. La vera svolta si è avuta nel 1972, quando si decise di riformare totalmente il sistema scolastico adottando il modello scandinavo, ossia quello che si potrebbe definire un modello a due livelli: una scuola di base unica, di nove anni e un insegnamento secondario superiore corto di tre anni. Da allora, la scuola di base (obbligatoria), inizia ai sette anni e finisce ai 16, con corsi a cui partecipano gruppi di studenti eterogenei divisi in base alle capacità di apprendimento. Cambiare semplicemente i moduli della scuola ed investire molto non sono risposte sufficienti alla domanda “come sono possibili questi risultati?”. La risposta è ben più complessa, soprattutto perché inizialmente nemmeno la Finlandia si aspettava un successo del genere dalla propria riforma. Secondo Jukka Sarjala, che è diventato nel corso degli anni ’90 direttore generale del Consiglio Nazionale dell’Educazione, l’organismo più importante della politica scolastica in Finlandia «La sfida che ho dovuto raccogliere consisteva nello sviluppo di un piano che permettesse di applicare la riforma ovunque in Finlandia. Molti comuni non erano affatto vogliosi di riformare il loro sistema scolastico. Erano abituati ad insegnare in scuole frequentate da studenti selezionati e non erano affatto pronti a insegnare in un sistema scolastico nel quale studenti molto intelligenti e studenti non altrettanto svegli si trovavano nelle stesse classi». Con pazienza però, e il pensionamento di alcuni insegnanti della vecchia scuola, il processo si è compiuto portando a risultati insperati.
 

Fondamentale nel processo di evoluzione dell’istruzione finlandese è stato il fatto che le scuole del Paese sono piccole e iper fornite di materiale didattico. Certo in un Paese con una popolazione di 5,414 milioni di abitanti sembra facile parlare di scuole piccole ed organizzate. In realtà però va tenuto conto che in Finlandia il grosso della popolazione si raccoglie attorno ai centri urbani principali, lasciando pressoché disabitate vaste aree dello Stato. Per questo la creazione di scuole piccole, ma con classi numerose tra i 20 e i 30 alunni, è prima di tutto una scelta. Moltissime scuole hanno meno di 300 studenti. Solamente il 4% di tutte le scuole ha più di 500 studenti. Quando una scuola ha troppi studenti, secondo gli standard finlandesi, la si sdoppia, con due direzioni che convivono negli stessi edifici. Questa scelta è data per creare una relazione tra studenti ed insegnanti forte, se tutti si conoscono la scuola diventa una vera comunità.

Secondo molti ricercatori poi, un altro fattore decisivo è stato l’adozione dell’ARM, acronimo per dire “Alternative Research Movement“. L’ARM è contraddistinto da pochi standard nazionali e da molta libertà lasciata alle scuole per trovare le soluzioni adatte a non lasciare nessuno in disparte. Punto cardine di questa scelta è dare pari dignità a tutte le materie, non solo alla lettura, alla matematica e alle scienze. Questo viene attuato per assecondare la comprensione del fatto che ogni studente impara a suo modo, coi suoi tempi e con le proprie preferenze, per questo la scuola deve riconoscere questa varietà e gli insegnanti sono formati a farlo.

La formazione degli insegnanti è un altro punto importantissimo. In Finlandia i docenti che insegnano alla scuola primaria e secondaria insegnano anche all’università, e gli studenti universitari vanno nelle scuole a vedere le pratiche didattiche che vengono messe in atto. Altro punto di forza è l’attenzione alle nuove tecnologie. Nelle classi, tutte, dalla scuola primaria alla secondaria, ci sono i computer, e questi sono a disposizione anche negli spazi comuni. I ragazzi possono accedere in ogni momento ad internet per attività didattiche o ricreative. Cruciali sono poi i laboratori e le attività manuali, dal taglio e cucito, alla falegnameria, alla musica, alle arti. Il tutto rigorosamente svolto in aule attrezzate e ricche di strumenti didattici in quanto ormai è assodato che l’uso delle mani è uno degli ingredienti per lo sviluppo dell’intelligenza. Infine, ampia attenzione è data alle pause. Ogni lezione dura 45 minuti e prevede un intervallo di 15, fondamentale per staccare la mente e riprendere l’ora successiva freschi e stimolati. Il tutto si svolge in un ambiente di qualità, in spazi di raccordo,che diventano piacevoli angoli d’incontro, attrezzati con tavoli e divani, e dove non si può ma si deve togliersi le scarpe. All’insegna del relax, i tempi di pausa sono importantissimi nella scuola finlandese sia per i ragazzi che per gl’insegnanti, anche perché offrono un’occasione in più per permettere la socializzazione e la creazione di quelle relazioni che poi fanno della scuola finlandese una vera e propria comunità.

Il confronto con l’Italia appare impietoso. A Roma l’organizzazione della giornata scolastica è ancora quella dei primi anni del secolo scorso: campanella alle 8, alunni seduti per ore e ore e brevi momenti di ricreazione, ma solo per gli studenti delle scuole medie e superiori. Gli insegnanti non staccano mai, l’ambito relazionale è quasi ostacolato. Certo la mole d’investimenti su cui si può contare è molto differente, ma forse anche senza troppe spese, si potrebbe cercare di essere un po’ più finlandesi, almeno a scuola.

 

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