martedì, Maggio 18

Il Tarì: è tutto oro quello che luccica

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E’ come un disco rotto che siamo stanchi di ascoltare, in questi ultimi anni l’argomento più gettonato dagli economisti ma anche dalla gente comune è la recessione economica che, purtroppo, ha messo in ginocchio tutti i comparti produttivi, compreso quello orafo.

Negli ultimi dieci anni hanno chiuso i battenti circa 3.400 aziende, vale a dire il 30% degli esercizi. A rilevarlo è Oroitaly, l’associazione che raggruppa le piccole e medie imprese italiane impegnate nella produzione orafa. Una situazione di pesante stallo nonostante la crescita dell’export che vede un trend stabile in aumento intorno al +7%. “Sì tratta in proporzione – riferisce Generoso De Sieno presidente di Oroitaly – della più alta contrazione del mercato produttivo italiano in un comparto che fattura comunque 6,3 mld di euro annui e che è tra le prime dieci produzioni del Paese”.

La conseguenza è che la gioielleria italiana ha subìto un drastico cambiamento dei consumi. Tuttavia le aziende orafe del Belpaese hanno saputo dimostrare di conoscere gli strumenti per reagire alla crisi e per ridefinire le proprie strategie in modo innovativo e vincente.

Ne è convinto Vincenzo Giannotti presidente de Il Tarì, la cittadella dell’oro di Marcianise in provincia di Caserta che a diciannove anni dalla nascita conta 400 aziende, ha un’ estensione globale di 135.000 mq. per un totale di oltre 80.000 mq. dedicati permanentemente alle attività di produzione e distribuzione dei soci, cui si aggiungono i 9.500 mq. dei padiglioni fieristici (ciascuno di 4.000 mq.). Conta 3500 presenze quotidiane (7000 durante le fiere di settore) e 400.000 operatori annui. Organizza 3 manifestazioni fieristiche specializzate con oltre 25.000 presenze consolidate. Può vantare di un fatturato annuo di 850 milioni di euro.

 

Presidente dai numeri si può affermare che Il Tarì ha reagito in maniera positiva alla recessione?

Direi proprio di si. La cittadella che io ho l’onore di presiedere, ha consolidato in questi anni la propria funzione di affiancamento e supporto delle aziende. A questa mission, il nuovo Consiglio di amministrazione da 6 mesi al vertice del Centro, ha voluto affiancare una precisa strategia, tesa a supportare e favorire la costituzione di un sistema nazionale del settore orafo, che riunisca i principali soggetti nazionali (Fiera Vicenza, Fiera di Arezzo e Tarì) in rappresentanza del made in Italy del gioiello nel mondo.

Quali sono i punti di forza del Tarì che oggi rappresenta un simbolo di sfida imprenditoriale?

Sicuramente i propri soci: 400 imprenditori possono essere 400 ambasciatori di un’idea e dei suoi valori nel mondo. Se oggi il Tarì è riuscito a raggiungere notorietà, peso e autorevolezza a livello internazionale, questo risultato deve, a mio avviso, essere considerato l’effetto di uno straordinario lavoro di squadra. Il Tarì non rappresenta solo un simbolo di sfida imprenditoriale, ma anche di capacità organizzativa, di condivisione di obiettivi che ancora oggi, dopo venti anni , non ha confronti né in Italia, né a livello internazionale. Dalla prestigiosa galleria di ingresso all’ampio spazio della piazza sulla quale si affacciano le aziende, il Tarì offre un colpo d’occhio che sintetizza con grande efficacia molti dei suoi valori: organizzazione, libertà di movimento, valorizzazione delle individualità, attenzione alla qualità.

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