lunedì, Agosto 2

Il Sudafrica di Nathaniel Julius: là dove l’Apartheid economica uccide giovani disabili Gli aumenti dei crimini violenti e della violenza della Polizia sono direttamente collegati alle ingiustizie sociali, economiche e razziali, nonostante la fine ufficiale dell’Apartheid

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Johannesburg, Soweto. Giovedì 27 agosto migliaia di manifestanti inferociti si sono scontrati duramente contro la Polizia a causadell’uccisione, da parte della Polizia locale, diNathaniel Julius, un ragazzo nero handicappato di 16 anni. L’incidente, dall’esito mortale, è avvenuto nella serata di mercoledì 26 agosto, in circostanze non ancora chiare, presso Eldorad Park, nello storico quartiere della lotta contro l’Apartheid: Soweto. Julius è stato immediatamente soccorso e trasportato presso l’ospedale Chris Hani Baragwanath, dove è morto.

I residenti di Soweto si sono riuniti per protestare contro questa assurda morte e hanno chiesto l’arresto immediato degli agenti di Polizia responsabili. I manifestanti hanno eretto barricate nelle strade e bruciato copertoni. L’intervento della Polizia ha surriscaldato gli animi ed è iniziata una guerriglia urbana. I proiettili di gomma e i gas lacrimogeni utilizzati dalla Polizia non sono riusciti a far disperdere i manifestanti, che hanno ingaggiato scontri con i poliziotti, aggredendo anche gli automobilisti che stavano transitando nell’area, i passanti e i giornalisti che coprivano la manifestazione. Almeno due agenti di Polizia e un fotografo sono rimasti feriti negli scontri.

Per provare calmare gli animi, il portavoce della Polizia sudafricana ha informato, in un comunicato stampa, che è stata attivata un’indagine su come il ragazzo è stato ucciso e per verificare la veridicità delle accuse di brutalità rivolte alla Polizia. I leader locali di vari partiti sono giunti nell’area degli scontri per calmare le tensioni tra la comunità e la Polizia.

Secondo le prime ricostruzioni della tragedia, il sedicenne Julius (che soffriva della sindrome di Down) è stato coinvolto in un scontro a fuoco tra la Polizia e una banda che stava rubando un‘auto. Julius sarebbe stato colpito dal fuoco incrociato.
Questa prima ricostruzione dei fatti, fornita dalla Polizia, contrasta con le testimonianze dei residenti. Secondo loro, la Polizia ha aperto il fuoco per prima contro la banda di ladri, senza curarsi che nella zona vi fossero dei passanti innocenti. Julius, che disgraziatamente si trovava a pochi metri dalla banda di giovani ladri, sarebbe stato scambiato per uno di loro e crivellato di colpi. Solo dopo la morte del giovane handicappato i teppisti avrebbero risposto con armi automatiche.

La morte di Nathaniel Julius ha scosso l’intero Sudafrica, duramente colpito dalla pandemia da coronavirus Covid19. Una pandemia che sta aggravando la crisi economica in atto nel Paese e sta facendo emergere tutti le problematiche mai risolte dell’Apartheid economica. Il Sudafrica è tra i Paesi africani più colpiti dalla pandemia. Ad oggi il Ministero della Sanità conta 620.132 contagi con una media giornaliera di 1.846 nuovi contagi (1,073% di contagi rispetto alla popolazione totale: 57,78 milioni di abitanti). I decessi registrati sono 13.743 (2,22% rispetto al totale dei contagi).

Se si analizza la composizione sociale e razziale della pandemia, si scopre che circa il 70% dei contagiati appartengono alla classi sociali più povere della popolazione nera. Molti gli studi che certificano questa situazione. Identica percentuale tra i decessi. Come per le opportunità di lavoro, possibilità di carriera, accesso ad acqua, luce ed abitazioni decenti, aspettativa di vita, anche la pandemia da Covid19 in Sudafrica rientra nelle problematiche dellarivoluzione arcobalenodegli anni Novanta compiuta a metà.
La fine dell’Apartheid del regime razziale
boero riguardò solo l’aspetto politico. Tutt’ora, nonostante al governo vi sia il partito rappresentante delle masse nere che per 30 anni combatté il regime segregazionista, l’African National Congress (ANC), la minoranza boera bianca detiene le redini del potere economico. Una situazione che giustifica a pieno il termine utilizzato dal partito marxista Economic Freedom Fighters di ‘Apartheid Economica’. Le masse nere vivono ancora in una povertà estrema, aggravata da una criminalità fuori controllo.

L’ANC ha perso la spinta rivoluzionaria degli anni Settanta, Ottanta diventando un partito corrotto ed inefficace. Un partito incapace di risolvere le terribili disuguaglianze sociali e razziali in costante e drammatico aumento. 8 giovani neri su 10 sono disoccupati o sottoccupati.
ANC, consapevole di questa bomba socialepronta ad esplodere in un qualsiasi momento e per qualsiasi ragione, nell’ultimo decennio ha aumentato la repressione delle forze dell’ordine sulle masse nere che pretende di rappresentare. Una risposta facile che nasconde la carenza di risolvere le origini della criminalità che sono strettamente economiche e sociali. Una risposta che aggrava la situazione, compreso le cicliche guerre tra poveri, basate su inaudite violenze xenofobe della masse nere che vivono negli slam, contro gli immigrati africani, soprattutto dallo Zimbabwe.

La morte di Julius conferma la preoccupante escalation delle uccisioni extragiudiziarie da parte degli agenti di Polizia che sta dividendo la società sudafricana.
Una vasta parte dell’opinione pubblica condanna senza riserve le azioni della
Polizia, reclamando un maggior rigore nel ‘E.R. Engagement Roles’ (regole di ingaggio) e severe condanne per i poliziotti colpevoli di uso spropositato della forza.
Tuttavia
l’altra consistente parte dell’opinione pubblica difende l’operato della Polizia, spostando il dibattito sull’alto numero di poliziotti uccisi da gang criminali e sul diritto degli agenti di difendersi. I pro e contro la Polizia si dividono su base sociali e razziali. I difensori dell’operato delle forze dell’ordine per la maggioranza appartengono ai ceti medio alti della borghesia bianca e nera, mentre chi condanna la Polizia appartiene ai ceti più bassi, rigorosamente neri, i militanti marxisti e il settore liberal del ceto medio, sia bianco che nero.

Troppi giovani criminali neri vengono abbattuti dalla Polizia al primo sentore di rischio. La legge al riguardo stabilisce che se un sospetto resiste al tentativo di arresto e fugge, «l’agente di Polizia può usare la forza, che deve necessariamente essere proporzionata alle circostanze per superare la resistenza o per impedire al sospetto di fuggire. In nessun caso la polizia può sparare pallotte vere per prima». Inoltre, la legge stabilisce chiaramente che l’agente di Polizia «può usare la forza mortale solo se: (a) il sospettato rappresenta una palese minaccia di grave violenza per l’arresto o per qualsiasi altra persona; o (b) l’individuo è sospettato, per ragionevoli motivi, di aver commesso precedenti crimini che comportano lesioni personali gravi e non ci sono altri mezzi ragionevoli per effettuare l’arresto».

Nel 70% dei incidenti mortali queste disposizioni di legge non vengono rispettate dalla Polizia, che individua a priori ogni giovane nero come una ‘grave minaccia’, talmente grave da giustificare l’uso della forza mortale prima ancora che il delinquente (o sospettato tale) compia un atto minaccioso verso gli agenti o terze persone.
Vari giovani delinquenti vengono feriti prima ancora di appurare se possiedono armi da taglio o da fuoco, e prima ancora che manifestino la volontà di usarle contro agenti o passanti. In vari casi gli agenti di Polizia si accaniscono sul ferito, pestandolo prima di arrestarlo ed assicurare il soccorso sanitario. In alcuni casi il giovane delinquente nero viene finto con un colpo alla testa. Vari agenti sono sospettati di portare con se armi da fuoco di piccolo taglio non registrate, da mettere addosso alla vittima nel caso che, dopo l’esito mortale dello scontro, si appuri che la vittima è priva di armi.

In molti casi si constata che la giustificazione giuridica per l’uso della forza da parte della Polizia viene a meno e che le strette regole di ingaggio vengono ignorate. La morte dei giovani neri che avviene come difesa preventiva da parte degli agenti di Polizia spesso rientra nella casistica di atti di violenza illegali che costituiscono reati di aggressione e omicidio, secondo vari avvocati e giuristi sudafricani.

«Vi è da notare che con l’aumento del tasso di omicidi del Sudafrica, sono aumentate anche le uccisioni di funzionari di Polizia», afferma Johan Burger, ricercatore Senior presso il ISS Pretoria (Institute for Security Study). «Le gang di giovani sanno che se sono sopresi durante un atto criminale (quale può essere un semplice furto) rischiano di essere uccisi. Quindi sono spesso armati e pronti ad ingaggiare scontri a fuoco. Se da una parte è innegabile che decine di poliziotti sono stati uccisi da queste gang giovanili, dall’altra parte le esecuzioni extragiudiziarie della polizia non possono essere condonate, tacitamente o apertamente, perché le uccisioni di agenti delle forze dell’ordine che vengono attaccati e uccisi da criminali non giustificano la consuetudine instauratasi tra la polizia di sparare per prima.

Agire al di fuori della legge non rende la polizia diversa dai criminali dai quali dovrebbero proteggere la società. Se gli agenti di polizia sudafricani prendono questa strada, potremmo portare il paese in una situazione simile a quella di El Salvador, dove sono emersi gruppi paramilitari come i Sombra Negra (Black Shadow)», concludeBurger.

Secondo l’analisi di Burger, il problema degli omicidi della Polizia in Sudafrica non è il risultato di una protezione inadeguata delle forze dell’ordine.Gli aumenti sostanziali dei crimini violenti, come le rapine a mano armata, sono direttamente collegati alle ingiustizie sociali, economiche e razziali di cui la maggioranza del proletariato e sottoproletariato nero è vittima, nonostante la fine ufficiale dell’Apartheid.

Le disuguaglianze e la povertà estrema hanno portato all’aumento della criminalità e a tassi di omicidi più elevati; non solo della Polizia, ma di tutte le persone in Sudafrica. Ad esempio, le rapine a mano armata sono aumentate del 28% negli ultimi tre anni.

«La soluzione, quindi, non è sostenere la Polizia nelle sue esecuzioni extragiudiziarie, che provocheranno solo morti inutili e ridurranno la sicurezza sia della polizia che dei cittadini. La soluzione immediata per migliorare la sicurezza di tutti è sostenere gli sforzi volti a ridurre i crimini violenti nel rispetto della legge e a professionalizzare la nostra polizia. Fortunatamente, i recenti passi intrapresi dal ministro della poliziaNathi Nhleko e dalla commissione parlamentare di portafoglio sulla polizia per fissare la leadership della polizia e promuovere la professionalità sono esempi di tali sforzi. La soluzione finale rimane quella di intaccare le basi di ingiustizia sociale ed economica», osserva Johan Burger.

Un compito che l’ANC sembra essere incapace di assolvere, in quanto l’ascesa al potere senza una guerra razziale e civile nel 1994 fu basata su un compromesso con il regime boero, accettato e siglato da Nelson Mandela: la rinuncia della trasformazione radicale della società, come prevedeva la Freedom Charter (il manifesto marxista politico dell’ANC che ha inspirato 30 anni di lotta contro il regime bianco). Nel 1994 fu decretata la fine dell’Apartheid politica e la continuazione dell’Apartheid economica, ovviamente in mano alla vecchia élite bianca.

Venerdì 28 agosto, l’organismo indipendente di supervisione della Polizia, IPID (Independent Directorate for Police Investigations), ha dichiarato di aver arrestato due agenti coinvolti nell’omicidio di Nathaniel Julius. Gli arresti sono scattati dopo aver raccolto sufficienti prove.

Le indagini del IPID sembrano confermare le testimonianze oculari che accusavano già mercoledì sera la pattuglia di Polizia di aver aperto il fuoco sull’adolescente senza che questi rappresentasse una seria e palese minaccia per la sicurezza degli agenti o terze persone. Le indagini del IPID smentiscono, dunque, la prima versione fornita dalla Polizia, secondo la quale l’adolescente era stato involontariamente coinvolto in uno scontro a fuoco tra la Polizia e una banda di giovani ladri d’auto ed era stato colpito dal fuoco incrociato.

Le indagini rivelano che Julius è stato abbattuto dai due agenti di Polizia perché non era in grado di comprendere l’ordine di fermarsi e di identificarsi, a causa della sua disabilità mentale. Il sedicenne era uscito a comprare biscotti in un negozio vicino a casa, adiacente al luogo del tentativo di furto dell’auto da parte dei giovani delinquenti, che sorpresi dalla Polizia stavano già scappando.
Solo dopo che Julus è stato ucciso alcuni membri della gang giovanile hanno aperto il fuoco con armi automatiche credendo di essere sotto la mira dei poliziotti. Lo scontro a fuoco si è interrotto immediatamente, in quanto i giovani delinquenti dopo aver sparato qualche colpo hanno continuato la loro fuga, dileguandosi.

Sabato 29 agosto il IPID ha dichiarato che i due agenti sono accusati di eccessivo e ingiustificato uso di forza letale e saranno processati per omicidio.
È la prima volta che l’organismo indipendente di supervisione della Polizia interviene tempestivamente e accusa di omicidio agenti di Polizia. Questo starebbe a testimoniare la gravità delle violente manifestazioni scoppiate nel quartiere a seguito dell’incidente mortale. La doverosa punizione dei due poliziotti sarebbe stata ordinata dal Presidente Cyril Ramaphosa nel tentativo di riportare la calma nel quartiere, evitando che le manifestazioni si trasformino in aperta rivolta dell’intera popolazione di Soweto.

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