sabato, 28 Gennaio
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Il Sud dell'editoria

L’Italia è stata, e forse lo sarà per sempre, divisa in due. Due poli, due opposti, che si alternano e si respingono, come se non fossero sotto la stessa giurisdizione o avessero culture differenti. Al Nord, secondo i meridionali, c’è il mito della produttività, del lavoro, dei soldi, ma anche delle autonomie e degli indipendentismi. Il Sud, invece, viene visto dal Nord come un’entità a sé stante, attaccata a vecchie tradizioni e sfaccendata, senza lavoro e povera. Non si deve fare di tutta l’erba un fascio ma questo è lo spaccato che emerge vivendo in Italia. Stereotipi, certamente, che però trovano la loro linfa vitale dai dati statistici che creano falsi miti, ma anche vere realtà.

Il campo dell’editoria è in crisi, al Nord come al Sud. Si legge poco e si legge meno, con piccole librerie che chiudono e grandi colossi che si uniscono. Solamente una settimana fa, due dei gruppi più importanti in Italia hanno trovato un accordo di fusione: per 127 milioni di euro, la ‘Mondadori‘ acquisirà la ‘Rizzoli Libri‘, raggiungono l’incredibile soglia del 38% del totale della vendita libraria in Italia. Un monopolio vero e proprio che rischia di mettere in discussione la pluralità di idee e di pubblicazioni in Italia.

Tralasciando questo fatto di cronaca, la crisi dell’editoria, come abbiamo detto, investe tutta la nostra penisola. In Italia, a differenza di altri Paesi come gli Stati Uniti, si legge sempre meno: secondo l’Istat, nel 2014, oltre 23 milioni di persone hanno letto almeno un libro in un anno. Questo numero, però, è in netto calo rispetto al 2013: si passa dal 43% della popolazione al 41,4%. Secondo l’Istituto di Ricerca italiano «nel Mezzogiorno la lettura continua a essere molto meno diffusa rispetto al resto del Paese: meno di una persona su tre nel Sud e nelle Isole ha letto almeno un libro (la quota di lettori è rispettivamente il 29,4% e il 31,1% della popolazione)». Naturalmente, questo calo di lettori in Italia provoca una diminuzione sistematica del fatturato delle case editrici, che, soprattutto al Sud, trovano difficoltà a sopravvivere in un mercato sempre più accentrato in poche mani.

Queste piccole imprese editoriali, visto il calo di lettori, cercano di produrre libri in grande quantità per andare a stanare anche i lettori non abituali: per questo, come rileva anche l’Istat, il numero di libri stampati è in aumento del 2,5%, mentre quello dei libri pubblicati sale del 6,3%. Le case editrici cercano di presentare al grande pubblico un numero maggiore di titoli per attirare l’acquirente e la sua curiosità. I piccoli editori, pur rappresentando il 58,4% di tutte le imprese editoriali, riescono a pubblicare solamente il 6,4% delle opere totali: sebbene una piccola casa editrice provi a pubblicare più libri possibile non riuscirà mai a raggiungere i grandi colossi dell’editoria. Il Sud, in tutto questo turbinare di numeri, risulta sempre più svantaggiato rispetto al Nord. Basti pensare al numero di ebook scaricati in Sicilia: solamente una persona su dieci ha letto o scaricato un libro digitale (nel Lazio si arriva a più del 20%). Passando ai libri di carta, al Meridione legge un libro all’anno solamente il 30% delle persone, mentre nel Nord-Est si arriva al 50%.

Parliamo di una vera e propria crisi che investe tutta Italia ma in particolare il Sud. Certamente, in un periodo di regressione economica le persone tentano di tagliare le spese inutili, ma la storia ci insegna che proprio in un periodo di crisi si comincia a leggere di più e ad approfondire la cultura del proprio Paese.

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