domenica, Ottobre 24

Il successo di Renzi dipende dalle europee image

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Renzi mat

E’ sempre più difficile per Matteo Renzi conciliare la promessa alle istituzioni europee di mantenere gli impegni presi sui vincoli di bilancio e quella presa in Italia di rilanciare sviluppo e crescita. Anche le dichiarazioni di oggi a Bruxelles sono un abile tentativo per cercare di ricucire lo strappo consumatosi ieri con il presidente della Commissione Europea Manuel Barroso e con quello del Consiglio europeo Herman Van Rompuy dovuto all’insofferenza del premier per il vincolo del 3% («anacronistico» lo ha definito Renzi).

Oggi aggiusta il tiro e parla di «nessuna conflittualità con vertici UE». «Noi non siamo in competizione con l’Europa ma ne siamo una parte fondamentale. Non veniamo qui a prendere ordini: è vero che si chiama “Commissione” ma non è quella d’esame» ha aggiunto inoltre il premier cercando con la dialettica di aggirare il nodo vero del problema e cioè quello di tener fede, o meno, all’impegno preso dal Parlamento italiano di arrivare nel lungo periodo al pareggio strutturale del bilancio. Per raggiungere tale obiettivo il rapporto  debito/PIL dovrebbe scendere ad una soglia di sicurezza pari al 60% (dal 130% attuale). Tradotto significa un taglio drastico dei servizi. «Il fiscal compact è un impegno che abbiamo preso e che, come tutte le regole, confermiamo – dice Renzi -. Lo rispetteremo con tutti i paletti come il riferimento alla congiuntura che si vive». Ancora dichiarazioni sibilline che gli permettono di mantenere più porte aperte anche se per le istituzioni europee la porta è solo una ed è il riordino dei conti pubblici.

L’unica speranza per Renzi di poter ottenere il via libera dalle istituzioni europee per finanziare la crescita aumentando il disavanzo pubblico, è la vittoria del Pse alle prossime elezioni europee. Se il candidato del Pse alla Commissione Europea Martin Schulz vincesse le elezioni, infatti, Renzi avrebbe come alleato il vertice dell’istituzione europea più importante. Un appoggio determinante per imporre la sua linea in Europa. Infatti Schulz oggi a Torino ha manifestato il proprio sostegno alla linea del premier: «Se non ci sarà crescita in Italia, non ci sarà neppure in Europa e viceversa. Sono d’accordo con Matteo Renzi: abbiamo bisogno di una filosofia e di una strategia della crescita», ha affermato il candidato del Partito socialista europeo che ha invitato inoltre a distinguere fra «indebitamento» e «investimenti nel futuro» perché «dobbiamo utilizzare tutti i mezzi che abbiamo a disposizione per creare crescita e occupazione» In pratica le parole che Renzi avrebbe voluto sentirsi dalla bocca di Barroso. Ma dovrà aspettare altri due mesi e sperare.

Per quanto riguarda la spending review il premier ha anche espresso disaccordo su alcune soluzioni predisposte dal commissario Carlo Cottarelli (come quella di tagliare le pensioni). «Andare a chiedere soldi ai pensionati che guadagnano il giusto non me la sento. La spending non si fa chiedendo un contributo a chi prende 2 mila euro di pensione». Soprattutto a due mesi dalle elezioni e soprattutto se i cittadini che prendono più di 26 mila euro di pensione sono circa un milione. Meglio rinviare.

 

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