domenica, Agosto 1

Il successo della Lituania field_506ffb1d3dbe2

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Dopo il summit di Vilnius, la Lituania ha acquistato una posizione rilevante nei circoli europei. La diplomazia lituana ha vinto, nonostante l’Unione Europea abbia perso Ucraina e Armenia, che non hanno firmato i documenti che gli avrebbero concesso un trattamento tariffario e doganale più favorevole. Negli ultimi giorni, sul sito web della presidenza lituana del secondo semestre 2013 del Consiglio dell’UE, sono comparsi diversi articoli che celebrano i successi della gestione di Vilnius e di altri importanti momenti diplomatici.

Nei 184 giorni di Presidenza, la Lituania ha raggiunto molti traguardi importanti, come il summit di Vilnius per il Partenariato orientale e la negoziazione degli accordi preliminari con il Montenegro, e ha gettato le basi per progetti significativi, che rimarranno in testa all’agenda europea nei prossimi anni, come il pacchetto delle infrastrutture energetiche strategiche e le politiche commerciali, essendo incluse nel budget settennale dell’UE, che ammonta quasi a mille miliardi di euro.

Il tema del lavoro, soprattutto per i giovani, è stato un tema caldo per la Presidenza lituana, che si è spesa nella ricerca di soluzioni per lo stimolo dell’economia a partire dalla forza lavoro. La dichiarazione europea sugli apprendistati, l’iniziativa sull’impiego giovanile e lo schema di garanzia per i giovani sono tre passi sostanziali nel percorso di ripresa.

«La Lituania ha dimostrato maturità», secondo la Presidente Dalia Grybauskaitė, in un periodo difficile per la ripresa delle economie europee. Alcune critiche sono state mosse da chi, dall’esterno (e in particolare da est), vede nel summit di Vilnius dello scorso novembre il fallimento della politica del Partenariato orientale nell’attrarre a sé i Paesi-chiave dell’economia post-sovietica. Da un lato, la critica pessimista degli editoriali de ‘La voce della Russia’ lasciano il tempo che trovano, dall’altro, è necessario ricordare quanto la firma degli accordi con Ucraina e Armenia fosse stata caricata di significati che superavano il reale ambito della partnership.

Nonostante la crisi, anche l’eurozona può guardare al bicchiere mezzo pieno, visto l’accesso di qualche giorno fa della Lettonia e il prossimo accesso proprio della Lituania nel gennaio 2015. Se si va a chiedere un riscontro alla popolazione, tuttavia, sia a Riga, sia a Vilnius, Eurobarometro ha trovato diffidenza verso la moneta unica, soprattutto per l’effetto al rialzo che questa ha nel periodo di transizione valutaria. La possibilità di attrarre nuovi investimenti e facilitare gli scambi è tuttavia un’occasione molto ghiotta per le leadership dei Paesi baltici più colpiti dalle crisi finanziarie.

Abbiamo intervistato Giedrius Česnakas, giovane ricercatore del Centro di Sicurezza Energetica dell’Università Vytautas Magnus di Kaunas. Con lui abbiamo parlato del successo della Lituania, delle prossime sfide e della questione energetica domestica lituana, che in passato ha limitato la sua capacità di azione a livello internazionale a causa della forte dipendenza dalle importazioni dalla Russia.

Cosa ha rappresentato Vilnius negli ultimi sei mesi per l’Europa? Per quale motivo possiamo ritenere il semestre appena passato una pietra miliare nella storia dell’UE?
La Lituania è stato il primo Paese dell’area post-sovietica a presiedere il Consiglio dell’Unione Europea. Questo è già di per sé da considerare un grande balzo in avanti dal periodo di transizione post-1990. È un segnale di cambiamento che può servire anche da modello per altri Paesi. L’esperienza della Presidenza darà uno slancio significativo alla Lituania, che diventerà un attore importante in ambito UE. Grazie al summit di Vilnius, l’attenzione dell’Europa si è concentrata sui Paesi del Partenariato orientale. Ma la politica di Vilnius non ha influenzato solo l’Europa: anche la Russia ne ha avvertito le conseguenze. Tuttavia, non tutto è andato come previsto, il che illustra quanto sia difficile negoziare con i Paesi post-sovietici e anche quali siano i ‘valori europei’ che non sono così facili da esportare all’esterno dei confini UE.

Chi affronterà le prossime sfide in Europa? Le elezioni del 2014 sono ormai vicine.
Oltre alle principali politiche europee e future riforme, alcune questioni fondamentali potrebbero aprirsi all’indomani delle elezioni per il Parlamento europeo della prossima primavera. I partiti anti-UE sono sempre più forti e probabilmente si opporranno a un processo di integrazione più forte e profondo. Il nuovo Parlamento e la nuova Commissione avranno di sicuro un impatto decisivo sul futuro delle politiche europee.

Cosa ci dice sull’Unione Bancaria europea? Si dice che sarà l’ambito di riforma prioritario nei prossimi mesi.
Il piano europeo di riformare il sistema bancario e creare un’Unione Bancaria non gode del favore di tutti gli attori in gioco. Proprio la Banca Centrale Europea ha esternato il proprio scetticismo sul progetto.

Dalla Presidenza lituana si è visto molto interesse verso i progetti strategici per gli approvvigionamenti energetici in Europa. Molti di questi riguardano gli scambi commerciali interni all’Unione e le energie rinnovabili. Cosa fa la Lituania in questi ambiti?
I progetti di interconnessione delle reti gas ed elettriche sono già in cantiere. Il piano indipendente per lo sviluppo del terminale di Klaipėda, dovrebbe ricevere il gas naturale liquefatto dai mercati europei e mediorientali. L’interconnessione delle reti elettriche con i Paesi scandinavi e la Polonia è importante, specialmente se si inserisce nel quadro di innovazione che porterà all’istallazione di impianti eolici per 500 megawatt.

La Lituania, dal 2009, non genera più energia nucleare, come dagli accordi presi in fase di accesso all’UE. Nei giorni scorsi sono stati stanziati altri 450 milioni di euro di fondi europei per il decommissioning dei due vecchi reattori. Già da tempo si parla della costruzione di una nuova centrale. Cosa succederà?
Nella mia posizione di studioso delle questioni riguardanti l’energia in Lituania, credo che la nuova centrale nucleare che si voleva costruire vicino al villaggio di Visaginas non si farà. Il governo lituano non ha ancora espresso il suo parere definitivo, ma l’entusiasmo di due anni fa è scemato. Inoltre, nel 2012, un referendum consultivo ha bocciato la proposta: solo il 35 percento di coloro che si sono recati alle urne ha votato sì. Anche i sondaggi più recenti non mostrano un mutato sentimento popolare.

 

L’analisi di Česnakas è corroborata dalle ultime dichiarazioni della Presidente Grybauskaitė, che in un’intervista di questa settimana ha esternato alcuni dubbi sull’esistenza della necessaria volontà politica e strategica per il ritorno al nucleare in Lituania. Sembra invece che i lituani vogliano rompere definitivamente con il passato e usare il semestre UE come trampolino di lancio nella nuova identità europea e comunitaria di Vilnius.

 

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