martedì, Maggio 11

Il solito (Marchese del) Grillo: io so’ io … e vaffa alle donne Quel grido minaccioso di un uomo che ha potere da vendere e che scende in campo con la massima energia, spendendo il suo potere

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Non ne ho scritto a caldo, e ho riflettuto a lungo se farlo questa ora. Innanzitutto perchè di Beppe Grillo ho più che disistima, e l’ho mostrato varie volte e in particolare, per parlare di ‘costume’, per il modo arrogante e condiscendente con cui ha ‘pagato’ per fare togliere a sua spese (oh, poverino!) la carcassa della sua automobile, scaraventata in fondo ad un burrone, quando morì pure qualcuno per il modo in cui guidava Grillo.
Quanto a disistima, anche qui ripetutamente, ho mostrato che ne ho per la signora Maria Elena Boschi, detta Meb, per vari ovvi motivi, ma specialmente, ebbene sì specialmente per quello, per essere sodale di Matteo Renzi, convinto come sono che essere amico di Renzi è perfino peggio che essere amico di Di Maio … -tranquilli non parlerò anche di Di Maio, detto Giggino; anzi Giggino, detto Di Maio.
Ero in dubbio, appunto, perché la disistima c’è, e temo di parlare male di Grillo perché non mi piace. Ma, appunto, anche la Boschi non mi piace, e allora, mi sono detto, visto che ne pensi male di entrambi, almeno nessuno potrà pensare che tu sia dalla parte dell’uno o dell’altra.

Ciò di cui esitavo a parlare è la vicenda, che si trascina da anni, del figlio di Grillo, Ciro Grillo, accusato di violenza sessuale. Diciamo anche questo bene: da un po’ di tempo se ne parla molto e molto spesso, di violenza sessuale, per dire molte cose. Certamente se se ne parla così spesso, vuol dire che accade molto più spesso di quanto non ci piaccia pensare. Se se ne parla così spesso, vuole anche dire che ora si denuncia più facilmente. Visto che se ne parla così spesso, specie per fatti relativi a personaggi famosi, il minimo dubbio che vi sia un po’ di … scena finalizzata ad altro è inevitabile. Il fatto che se ne parli così spesso dopo più o meno ‘parecchio’ tempo dal fatto, fa pensare: certamente alla difficoltà di denunciare, ma anche alla opportunità di denunciare.
Bene. E così non ci sarà donna in Italia che non parlerà male di me. Il mio non è, mi pare, un discorso femminista, ma, datemene atto, nemmeno maschilista. È, o vuole essere, un discorso neutro, che prende e tiene atto della realtà.

Non entro nel merito della vicenda specifica salvo a dire che, viste le modalità alquanto burbere (si può dire vilente?) e ripetute del fatto, il PM accusa il figlio di Grillo sulla base di una indagine partita dalla denuncia di una ragazza, fatta otto giorni dopo il fatto. L’indagine è andata avanti per due anni, due anni, avete letto bene, due anni.
E qui sta un punto non marginale. Metterci due anni, che è quello che dice, con una violenza verbale e mimica da fare paura, Grillo. Dice, infatti il comico, «Io voglio chiedere, voglio una spiegazione perché un gruppo di ‘stupratori seriali’, compreso mio figlio dentro, non sono stati arrestati». Lo stupro, precisa Grillo, richiede la galera. Eccolo lì, il giustizialista, che per evitare il giustizialismo si dimentica degli urli che farebbe e che sono stati fatti per lemanette facili‘. I ragazzi non sono in galera perché intanto non sono stati colti in flagrante e poi il giudice ritiene che non vi siano altri estremi per l’arresto, tra cui il pericolo di fuga e l’inquinamento delle prove.
E qui Grillo, nella sua foga, cade in un grave errore, perché proprio la sua violenta requisitoria, accusatoria per i giudici, come oggi è di moda, è facilmente interpretabile come una sorta di inquinamento delle prove. L’inquinamento peggiore: perché è il grido (minaccioso, non nascondiamoci dietro un dito) di un uomo che ha potere da vendere e che scende in campo con la massima energia, spendendo il suo potere. Perché, ovviamente, se fosse uno qualunque quel video lascerebbe il tempo che trova; ma il video suo non lo lascia, e infatti finisce sulle prime pagine dei giornali. E quindi, ripeto, il figlio non può essere arrestato ora per gli errori del padre, ma il padre sta cercando in qualche modo di inquinare le prove, approfittando della sua notorietà.

E qui arriva Boschi, che, non certo ignara del metodo e non certo di quelli che potrebbero scagliare la prima pietra, approfitta a sua volta della notorietà del padre e del clamore della vicenda, perappendercisi‘, per così dire, e cercare per sé un po’ di pubblicità. Scadente, a dire il vero, perché tutto ciò che sa dire è la solita frase fatta sul fatto che una ragazza violentata si sente male e quindi perciò denuncia in ritardo, eccetera. Ma non c’entra. Boschi sostiene di essere un avvocato e quindi qualcuna delle farsi fatte degli avvocati dovrebbe conoscerla, tipo quella famosa ‘excusatio non petita accusatio manifesta’. Cioè se cerchi una giustificazione della quale non c’è bisogno, ti dai la zappa sui piedi, per dirla alla buona. La ragazza ha denunciato otto giorni dopo. Alcune presunte amate di Donald Trump hanno denunciate decine di anni dopo, come alcune violentate da Bill Clinton, ecc. e sorvolo su Harvey Weinstein.

Non si fa altro che dire che non conta il tempo ma il fatto. E allora perché citarlo da parte della Boschi per accusare Grillo?
Il punto è -e qui torno a Grillo- che quella frase di Grillo, indica fino in fondo la sua vera mentalità, cioè ciò che realmente lui pensa nonché delle donne, del sesso e dei rapporti interpersonali. È una forma -forse esagero?- è una forma divaffaalle regole e in particolare, nella specie, alle donne. La logica è la stessa dell’auto abbandonata nel burrone: ‘chi se ne frega, io so’ io e tu …‘ con quel che segue.

La volgarità, il qualunquismo, l’uso spregiudicato del proprio potere, fanno passare in seconda linea quello che uno potrebbe pensare essere anche l’esasperazione e il dolore di un padre che vede il figlio nella m …, sapendo che è un ‘coglione’ (lo dice proprio lui!) e cerca di tirarlo fuori dai guai. Potrei comprenderlo, ma così come lo ha fatto, proprio no, non posso. Perchè usa il proprio potere e perché accusa indirettamente il magistrato di agire perché vuole ledere lui … che è possibile, possibilissimo, ma allora abbia il coraggio di dirlo e di provarlo.
Sui due anni, poi, altro errore: come se non sapessimo quanto si può fare e si fa per allungare i tempi … suvvia, Grillo, non facciamo le educande.
Infine, lasciare intendere che la ragazza che ha denunciato è una che … insomma ne approfitta, suvvia. Ma poi, dice che quei ragazzi sono coglioni, ragazzini che fanno una stupidaggine, «c’è il filmato», dice. Appunto: ci sono i filmati. E, scusi signor Grillo, le pare normale che dei ragazzi sia pure un po’ coglioni, si comportino così? Le pare normale quella lascivia, quella volgarità, quello spreco, quell’abuso di soldi non solo e non tanto di alcool … quell’episodio da ricchi? «C’era consensualità evidente», dice. Signor Grillo a questo stiamo?
Ammettiamo che lei fosse consenziente, secondo lei è normale che suo figlio faccia certe cose? Beh, se io sapessi che mio figlio si è comportato così, mi vergognerei, mi vergognerei io, Grillo, che mio figlio lo facesse a sua volta o meno; mi vergognerei e tacerei, sperando nella clemenza del giudice, che capisca, il giudice, che il coglione sono io che ho educato così mio figlio, perché di più non c’è. Una sola cosa giusta ha detto Grillo, che se fossero le cose come le dipinge il giudice, andrebbe lui in carcere (al posto del figlio): condivido.

Certo, però Grillo ha trovato un grande difensore. L’intervento di Meb, vale di più della difesa del più grande principe del foro italiano e compensa perfino la scelta improvvida dell’avvocato della ragazza. E c’è chi dice, non ne faccio il nome perché mi disgusta un po’ (mi limito al cognome: Mentana) che l’atteggiamento di Grillo è comprensibile per un papà, poverino, sotto stress. Evidentemente certi giornalisti non si vergognerebbero, come invece io.
Fossi in lei, Grillo, alla Meb manderei un grande mazzo di fiori, non rose che potrebbero essere fraintese, sapete com’è, ste ragazze moderne sembrano consentire e poi non fai in tempo a voltarti che si scoprono non consenzienti.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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