martedì, Dicembre 7

Il sogno proibito di Berlusconi Impazza il toto-Quirinale, tra siluri e fake news. Nella Lega si registra un perdurante mal di pancia del gruppo dirigente

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Una maionese impazzita: da tempo la situazione politica italiana è confusa, sfugge a tentativi di analisi coerenti e logici: un pantheon fatto di grumi, pezzi di uovo che non si legano, eccesso di olio. Recitano parti improvvisate una quantità di ‘attori’ capaci di poco o nulla, e da cui ci si può e ci si deve aspettare di tutto.
Fino a febbraio, quando il Parlamento sarà chiamato a eleggere il successore di Sergio Mattarella al Quirinale, si verrà sommersi e travolti da ogni sorta di chiacchiera, indiscrezione, sussurri e ‘grida‘. Si dirà e si scriverà di tutto e di più. Passate le elezioni amministrative con la loro inevitabile valenza politica, ci si concentrerà ora sul toto Presidente; e già qui un primo paradosso: da qualche anno le forze politiche presenti a Montecitorio e a palazzo Madama non sono più rappresentative del Paese, dei suoi ‘umori’, e all’interno dei ‘Palazzi’ gli equilibri e i rapporti di forza che ancora dominano, non sono certo quelli esistenti nella realtà quotidiana. Per dire: un Matteo Renzi nel Paese irrilevante, alla Camera e al Senato dispone di un cospicuo gruzzolo di Grandi Elettori. Non mancherà di far pesare fino all’ultimo il suo peso. Ma è un discorso che può e deve essere esteso ad altre forze e gruppi politici.

Altro paradosso: si accredita come un possibile Presidente della Repubblica Silvio Berlusconi: la sola ipotesi, in una situazione e in un Paese normale, provocherebbe un’ondata di ilarità: perché il partito di Berlusconi è preda di una ferocissima lotta di successione; per l’età del personaggio 85 anni e in precario stato di salute; per le sue vicissitudini giudiziarie. Eppure, passi che lo creda lui; il fatto che viene ritenuta credibile da personaggi dotati di buon senso e che la ritengono una ipotesi percorribile. Si può comprendere un Matteo Salvini, che esce dal vertice del centrodestra e dichiara: «Se si candida, lo appoggeremo». Cerca di accreditare in questo modo l’immagine rassicurante di una coalizione unita negli obiettivi di fondo, mentre in realtà è frammentato e diviso come non mai. Una favola alimentata e accreditata, ma a cui nessuno crede davvero. Salvo l’interessato, che sollecitato sul tema dice: «Penso che Silvio Berlusconi può essere ancora utile al Paese e ai cittadini italiani, vista la stima che ancora mi circonda in Europa. Vedremo cosa potrò fare, non mi tirerò indietro, e farò quello che potrà essere utile per il nostro Paese. Vi ringrazio per l’attenzione amichevole nei miei confronti».
Con l’anno che verrà, i 1009 Grandi Elettori del successore di Mattarella, Berlusconi inseguirà con accanimento il suo sogno proibito. Giocherà la carta delfederatore‘, accetterà ogni sorta di compromesso con Giorgia Meloni e Salvini pur di ottenere i loro voti; non solo: dovrà lavorare sodo perché nel voto segreto non si rivoltino la metà dei deputati forzisti, inferociti per la nomina del nuovo capogruppo alla Camera preteso da Antonio Tajani. Deve augurarsi che Giovanni Toti e gli altri di Coraggio Italia non ne approfittino per vendicarsi di come erano stati trattati; che Matteo Renzi e Italia Viva gli dia i suoi voti; e anche un buon numero di ex grillini accettino di confluire sul suo nome. Tutto questo caravanserraglio, in cambio di cosa? Ecco perché il sogno quirinalizio di Berlusconi è destinato a restare tale.
Dunque? Vero è che la girandola di presunti ‘candidati’ quasi sempre fa parte del preliminare gioco al massacro, per bruciarli da una parte; per meglio celare chi si vuole invece eleggere alla fine del ‘gioco’, ‘assi’ tenuti della manica da sfoderare a sorpresa all’ultimo minuto, frutto di inconfessabili trattative e conciliaboli di vertice.

Sul fronte Lega si registra un perdurante mal di pancia del gruppo dirigente. Sia pure in forma obliqua i nordisti‘ della Lega (Giancarlo Giorgetti, Luca Zaia, Massimiliano Fedriga) fanno fronda a un Salvini in evidente difficoltà: e oppongono alla Lega di ‘lotta e di governo’ una Lega di responsabilità e affidabilità. Non per nulla Giorgetti nel suo recente viaggio di ‘accreditamento’ negli Stati Uniti lancia un messaggio chiaro, preciso di sostegno e puntello al governo di Mario Draghi: «E’ come nella finanza, ci sono investimenti speculativi a breve termine e altri sicuri a lungo termine che apparentemente rendono di meno. La scelta di entrare nel governo Draghi appartiene a questa dimensione: ci vorrà tempo ma l’investimento è sicuro».
A Salvini che invoca “muri” come richiesto da molti governi e regimi di Paesi dell’Europa orientale,
Giorgetti dice: «Muri contro l’immigrazione? Il governo italiano su temi divisivi non potrà prendere decisioni divisive. E’ nato in un certo momento storico per dare certi tipi di risposte poi saranno i cittadini al voto a decidere che opzione assumere».
Salvini continua a sparare: a salve. In questi giorni tenta di trattare direttamente con Draghi, di fatto esautorando Giorgetti; lascia intendere che nel governo è disposto a entrare in prima persona se gli viene concesso. Probabile che Draghi gli lanci qualche nocciolina per tenerlo buono, ma niente di più.

C’è, in penombra, una questione che si dovrà affrontare in una prossima nota, di cui poco si parla, e che tuttaviapesa‘: la riforma della legge elettorale. Sarà importante terreno di contesa tra partiti pigliatutto e movimenti che lotteranno spasmodicamente per non essere spazzati via.

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