giovedì, Maggio 13

Il sogno australiano Un romanzo per raccontare le migliaia d’Italiani in Australia: intervista all’autore Marco Zangari

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Sempre più spesso gli Italiani, soprattutto i giovani con Working Holiday Visa, arrivano in Australia con tante speranze ma poca consapevolezza di quello che li attende. Cosa si sente di dire loro?

Il flusso migratorio a cui stiamo assistendo adesso è diverso da quello pre-crisi, più mirato ed ordinato. Adesso sembra che chiunque voglia tentare la fortuna in Australia – il che è più che comprensibile, per i motivi sociali ed economici di cui parlavamo prima. Purtroppo l’impreparazione, l’impulsività, qualche volta la disperazione, sono tutti elementi che non giocano a favore di questi ragazzi. L’Australia è molto diversa rispetto a quella delle grandi emigrazioni italiane ed europee degli anni Cinquanta e Sessanta. Adesso, delle migliaia di ragazzi che arrivano ogni anno, solo in pochissimi riescono a restare in maniera stabile – per ragioni legate principalmente ai visti, al lavoro, alle condizioni economiche. Per questo motivo nel mio lavoro quotidiano, o tramite il programma che abbiamo sulla radio italiana di Sydney, cerchiamo di dare sempre un’immagine realistica della vita in Australia, lontana dalle cartoline con spiagge e canguri. Il protagonista di ‘Latinoaustraliana’, Mattia, rispecchia alcuni di questi difetti. Ha dalla sua tanto entusiasmo e tanta voglia di fare, ma non è preparato ed informato come dovrebbe su quello che lo aspetta. Questo lo porta a vivere situazioni surreali, buffe o tragicomiche. Nella realtà, però, consiglio sempre ai ragazzi di informarsi parecchio tempo prima di partire: studiare le richieste di mercato in Australia, visionare i possibili visti da richiedere, stimare quanto denaro e tempo possono essere investiti in questa avventura. Non ultima, essere a conoscenza dei propri diritti da lavoratore.

Quindi, oggi, chi è l’Italiano che emigra in Australia?

Il suo profilo è cambiato molto in questi ultimi anni. Come accennato, prima della crisi si assisteva ad una migrazione più selettiva. Adesso è in atto un fenomeno decisamente più eterogeneo. Sono sempre stato contrario all’espressione ‘fuga di cervelli’, perché dava, a mio avviso, un’immagine romantica e fuorviante al tempo stesso. Faceva quasi sembrare che solo gli istituti di ricerca fossero in crisi. Quello a cui ho assistito nel mio lavoro è un flusso continuo di ragazzi, alcuni con le lauree più disparate, altri con professioni che hanno praticato a volte per anni prima di ritrovarsi all’improvviso senza un lavoro. Molti sono quelli in età da working-holiday (quindi prima dei trent’anni), anche se sempre più spesso vediamo trentenni e quarantenni che, pur di tentare di stabilirsi in Australia, cercando delle vie alternative, spesso molto costose. Senza dimenticare le famiglie: ricevo ogni giorno decine di email dall’Italia, e capita spesso di leggere richieste che arrivano da famiglie intere. Il padre è disposto a venire per primo, trovare lavoro e visto, e poi far venire moglie e figli. Una volta mi ha scritto una famiglia che contava otto figli. Purtroppo le difficoltà, in questi casi, sono ancora maggiori. L’instabilità economica ha portato a cambi importanti del profilo dell’Italiano in Australia, e probabilmente ne vedremo ancora in futuro.

Nella sua esperienza, quali sono i punti di forza degli Italiani in Australia? E quali le debolezze?

E’ sempre difficile fare un ritratto globale. Parlando molto in generale, sicuramente l’entusiasmo, il sapersi dare da fare, sono tutti elementi che giocano a favore dei ragazzi italiani. Persino il Mattia di ‘Latinoaustraliana’, ‘filosoficamente’ pigro, si getta nella mischia, inventandosi un lavoro dietro l’altro. Sono molti i ragazzi che, con grande sacrificio, fanno anche due o tre lavori allo stesso tempo, magari frequentando anche corsi di inglese o universitari. Agli ostacoli di cui parlavamo prima, molti riescono ad opporre una notevole forza d’animo e una certa flessibilità. Di contro, altri arrivano decisamente impreparati, quasi improvvisando, con una conoscenza scarsa dell’inglese e le idee poco chiare sul proprio futuro in Australia.

La maggior parte degli Italiani che si sposta in Australia ritorna in Italia dopo alcuni anni, non solo per ragioni di visto. Per quali motivi, secondo lei?

L’Australia non è per tutti, esattamente come qualsiasi altro posto che non sia casa. E per molti non lo diventa mai, casa. Però attenzione: un conto è provare nostalgia di casa, un altro non adattarsi. Molti partono avendo l’Italia in mente, passando il tempo sui vari gruppi Facebook a fare il paragone tra questo Paese e quello che si è lasciato. Il punto è che l’Australia non è e non sarà mai l’Italia (e viceversa, ovviamente). Per tanti che si trovano bene e che vorrebbero restare (e spesso non possono, per motivi, come quelli legati al visto, indipendenti dalla loro volontà), altri non riescono o non vogliono vivere questa esperienza fino in fondo. Penso sia abbastanza umano e normale. Poi c’è la nostalgia. Per quanti pregi abbia, l’Australia possiede un grande difetto: è lontana da tutto, soprattutto da casa. Quindicimila chilometri non sono esattamente percorribili in un fine settimana. La lontananza porta, inevitabilmente, alla nostalgia. Nessun Italiano, neppure il più integrato, è riuscito a schivare le trappole tese dalla nostalgia durante il suo percorso australiano. Qualcuno l’ha provata già dopo qualche mese, qualcun altro anche dopo vent’anni –ma arriva, prima o poi arriva. E quando succede, a volte si decide di rifare i bagagli e tornare indietro.

Per lei, invece, cosa c’è all’orizzonte?

Per il momento continuerò a portare in giro ‘Latinoaustraliana’. Il 9 ottobre lo presenterò per la prima volta a Sydney, per poi passare a Melbourne e alle principali città australiane. La prossima estate il libro verrà presentato a Roma, Bologna e in altre città italiane. Sono già al lavoro su altri progetti legati alla scrittura, compreso quello che vedrà il ritorno di Mattia Pascà –anche se in una storia completamente diversa rispetto a quella di ‘Latinoaustraliana’. Per il resto, continuerò il mio lavoro, aiutando i ragazzi in arrivo dall’Italia e facendo il pendolare impossibile tra l’Australia e casa.

 

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