mercoledì, Agosto 4

“Il Socialismo non è fallito” image

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Le elezioni europee si pongono come un banco di prova per ogni partito e lista che compone la galassia delle organizzazioni politiche italiane. Oltre alla classica chiamata alle urne, le formazioni politiche dovranno decidere “da che parte stare”, o meglio, in che modo collocarsi all’interno del Parlamento di Strasburgo. Il dibattito all’interno delle forze politiche tutte all’interno e all’esterno dei Palazzi del potere, verte, ancora una volta come quattro anni fa, a quale federazione europea iscriversi: il Partito Democratico alla scorsa tornata del giugno 2009, aveva optato per la creazione di un proprio gruppo dal nome S&D (Socialisti e democratici) collocato come osservatore all’interno della federazione del Partito del Socialismo Europeo (Pse) in cui vi erano partiti come la Spd della Germania; il cartello elettorale Sinistra e Libertà, da poco formatosi dopo la fresca scissione da Rifondazione Comunista, aveva scelto per il Gue/Ngl (sinistra radicale e verdi).

A distanza di qualche anno la situazione è cambiata, le fasi politiche che si sono succedute lo hanno fatto in maniera rapidissima, comprendendo quei tredici mesi di governo Monti che sono riusciti a far combaciare Pd e Pdl (ora Forza Italia) e in questo frangente la faccenda si fa più ostica per tutti i partiti. Le elezioni europee incombono e lo sbarramento per poter entrare all’interno del Parlamento di Strasburgo in Italia è fissato al 4%, così come nella scorsa tornata elettorale. Tutto questo sebbene nel giugno scorso la Corte Federale Tedesca abbia dichiarato incostituzionale la soglia minima dello Stato di cui Angela Merkel ne è il Cancelliere. In Germania, la soglia di sbarramento, dunque, per l’entrata nel Parlamento Europeo, è fissata al 5% nonostante la Corte Federale aveva dichiarato che se non vi fosse stato l’impedimento della soglia minima, ben 7 organizzazioni politiche tedesche avrebbero potuto fare il loro ingresso a Strasburgo. Una notevole, ed oggettiva, riduzione della rappresentanza democratica nell’istituzione europea.

In Italia, ora, il dibattito è aperto su due fronti, specialmente per le formazioni politiche che non sono rappresentate istituzionalmente: quale la federazione europea di riferimento, quale lista e progetto politico.
A destra del Partito Popolare Europeo (Ppe), le forze liberaldemocratiche italiane non presenti in Parlamento si sono uniti sotto “l’ombrello liberale” di “In Cammino per cambiare” di cui fanno parte Fare per Fermare il declino, Partito Federalista Europeo, Uniti Verso Nord, Progett’azione Piemonte, Partito Liberale Italiano e Federazione dei Liberali.

A sinistra del Pd, pur avendo conquistato dei seggi alla Camera dei Deputati ed al Senato,  il dibattito all’interno di Sinistra Ecologia Libertà si fa acceso: Nichi Vendola pensa di coprire il campo che va dal Pse al Gue, ciò nonostante ha già comunicato che il suo partito andrà all’interno del Pse. Nel frattempo Sel, vicinissima al congresso, ha già iniziato a tirare fuori i propri malumori facendo venire a galla le posizioni divergenti di chi si vorrebbe affiliare al Gue anziché al Pse.

A sinistra di Sel le posizioni, per una volta, sono chiare: Prc e Pdci (Rifondazione e Comunisti Italiani) sosterranno il Gue e la candidatura di Alexis Tsipras, segretario di Syriza (formazione politica greca) in contrapposizione a quella di Martin Schultz (al quale Berlusconi diede del Kapo) proposta dal Pse. Tuttavia, il Partito Comunista, il cui nuovo segretario è Marco Rizzo, non presenterà le proprie liste a sostegno della candidatura di Alexis Tsipras. E’ bene riavvolgere, però, il nastro.

Marco Rizzo è segretario del Pc (Partito Comunista) dal 19 gennaio del corrente anno dopo una fase di gestazione che lo ha portato alla fuoriuscita dal Pdci e a dar vita a Csp (Comunisti – sinistra popolare) e poi a Csp – Partito Comunista. Ora, semplicemente, Pc,  Partito comunista. Non  è una rifondazione di un partito, Marco Rizzo ci tiene a precisarlo e, raggiunto da ‘L’Indro’, afferma: “il termine rifondazione è sbagliato geneticamente” per il segretario del Pc è meglio usare la parola ricostruzione, semmai, del Partito Comunista”. Anche perché “rifondare significa fare-un’altra-fondazione, noi invece ricostruiamo un’esperienza che c’è già e affonda le radici nel marxismo-leninismo”.

‘Di acqua sotto i ponti,’ dalla fuoriuscita dal Pdci, ne è passata parecchia e lo stesso Rizzo dice che il Pc  ha “avviato un processo autocritico e critico che ci ha portato non solo ad una revisione di quello che sono stati il Pdci e Rifondazione negli ultimi vent’anni, ma siamo andati un po’ più a fondo: abbiamo cercato di capire di capire come sia potuti arrivare dal partito di Antonio Gramsci a Matteo Renzi; abbiamo indagato anche su quelli che noi riteniamo degli errori compiuti; abbiamo rivalutato l’azione di Pietro Secchia; abbiamo fatto, insomma, un po’ di storia relativa alla vicenda italiana e anche alla vicenda internazionale”.

Secondo Rizzo il Pc ha risposto ad una domanda, ad un bisogno perché se si parla di società socialista, di comunismo “la gente dice che il capitalismo non funziona, ma tutto sommato neanche il comunismo perché anch’esso è fallito, dicono. Ma  il comunismo è andato bene dal 1917 al 1953, con la morte di Stalin, fino a ‘56 con il 20º congresso del Pcus (Partito comunista dell’Unione Sovietica). Fino ad allora ha funzionato eccome! La Russia degli zar era un paese medioevale, in vent’anni si è trasformato un paese in condizioni disastrose nella seconda potenza del mondo. Dopodiché i russi sono stati invasi dalla Germania nazista e sono riusciti a batterla” si sono imposti come potenza mondiale “dopodiché è arrivato Krusciov che ha iniziato l’opera di revisionismo e ha cominciato a distruggere quello che è stato costruito. Nonostante questo ci ha impiegato quarant’anni. Da Krusciov a Gorbaciov ci vogliono quarant’anni per distruggere l’Unione Sovietica. Sintetizzando, quindi, tutto quello che abbiamo detto in un’espressione possiamo dire che: non è fallito il socialismo ma la sua revisione”.

E se sembra logico che la nuova formazione comunista debba fare i conti col dibattito all’interno del Prc e del Pdci circa l’unità dei comunisti per il superamento delle due forze politiche,  Rizzo sembra essere molto netto perché a suo avviso non esiste l’unità per l’unità. Esiste l’unità se ci sono i termini per farla. Ad esempio, in questo quadro politico noi crediamo che il Partito democratico e le forze che vanno a comporre il centrosinistra siano le organizzazioni politiche che sostengono il sistema capitalistico. Ho letto che nelle tesi congressuali di Rifondazione, ad esempio, dicono più o meno una cosa simile a quella che diciamo noi. Non capisco, però, dal momento che dicono questo, perché Pdci e Prc in Sardegna si alleano col Pd. Cioè: la Sardegna è una regione, la spesa sanitaria è una delle spese più importanti dello Stato e  viene affidata alle regioni che per l’84% in media fanno spesa sanitaria, quindi non è che se a Roma non ti allei con Renzi puoi farlo in Sardegna. È la stessa cosa! E’ una posizione legittima, ognuno fa quello che vuole, ma noi non ci alleeremo mai col centrosinistra. Ammesso che ci interessino così tanto le elezioni, perché poi – diciamolo francamente – conta molto poco la politica istituzionale”.

Una critica al parlamentarismo? “Beh, sì, al cretinismo parlamentare. Faccio una critica al parlamentarismo perché  il partito comunista nasce, e si pone come obiettivo, il socialismo. Non l’entrata in Parlamento”. Per quanto riguarda le elezioni europee il Pc non si schiererà, dunque, né con Tsipras né, tantomeno, col Pse dal momento che è nata una nuova Internazionale che ha come fulcro il KKE (Partito Comunista Greco). Essa si riunirà domenica 26 e lunedì 27 a Bruxelles per decidere le linee guida dell’organizzazione che possiede al suo interno nove partiti comunisti ma Rizzo anticipa qualcosa commentando che si debba “costruire una carta europea di avversione totale all’Unione Europea, alle banche e al grande capitale. Questa è una carta politica contro l’Europa contro l’euro”. Non è detto, però, che il Pc si presenti alle elezioni, però perché “laddove ci saranno le condizioni ci presenteremo le elezioni ma, come diceva Lenin, ‘fuori e Dentro la duma’. Cioè: se ci si può presentare lo faremo, altrimenti si compiranno iniziative di massa e politiche. Non cambia il mondo se si possiede un parlamentare europeo o no. Se lo si ha: bene, altrimenti va bene lo stesso. Ripeto: il Partito comunista, i partiti comunisti in generale, non nascono per andare in Parlamento ma nascono per cambiare la società, per ottenere il socialismo”.

Certo è che le condizioni non sono favorevoli alla presentazione di una lista dal momento che bisognerà raccogliere almeno il 10% delle firme per ogni collegio che in Italia, per questa tornata, sono cinque.
Comunque sia, il Pc non si sarebbe schierato, semmai avesse potuto, neanche con Alexis Tsipras di Syriza perché “è molto differente da noi:  è uno che vuole cambiare l’Unione Europea mentre noi vogliamo distruggerla. E questo è un primo punto. Secondo: questa è un’azione di pura propaganda perché le leggi che regolano il Parlamento europeo non prevedono la candidatura da Presidente. Quindi i cittadini sulla scheda elettorale troveranno un simbolo di partito, o di una lista, e una riga per scrivere il nome della preferenza del deputato che andrà a Strasburgo. Fine! Per farti capire: il fatto della candidatura di Tsipras a presidente è vero tanto quanto i comunisti che possano candidare Rizzo a fare il Papa. Non si può fare! E’ il concilio dei vescovi e dei cardinali che elegge il Papa, gli elettori europei che andranno al voto alle elezioni voteranno con una legge che non prevede la presidenza”.

Tutto questo, quindi, anche a fronte di un dibattito che si è aperto tra Rifondazione e i Comunisti Italiani, in parti di Sinistra Ecologia Libertà e del mondo culturale italiano che si è espresso a favore del leader di Syriza. A livello europeo, dunque, chi sostiene la candidatura è il Partito della sinistra europea, macro organizzazione che mette insieme alcune formazioni che vanno dal Partito Comunista Portoghese a, per l’appunto, Rifondazione Comunista. Ma secondo Rizzo non può andare bene neanche l’ipotetica coalizione della Sinistra Europea perché non siamo di sinistra: siamo comunisti. È un’altra storia. Comunque sia, prendiamo per assurdo che vada bene la Sinistra  europea. Cosa fa la Sinistra europea all’interno dei vari paesi? Prendiamo la Francia, ad esempio. Il partito comunista francese non esiste più dal punto di vista elettorale e si presenta col Front de Gauche (FdG) che ha come leader il massone Jean-Luc Mélenchon, ex socialista. Al primo turno i comunisti votano il FdG mentre al secondo turno votano Hollande. Siamo al punto di partenza: è l’accordo col Pd, è la stessa situazione. Noi siamo un’altra cosa. Il problema è la contraddittorietà in termini di organizzazioni politiche che si chiamano ancora “comunista” ma che fanno accordi col centrosinistra: rifondazione, “comunista”, compie accordi col Partito democratico. Io sono critico rispetto a quello che fa Vendola, per esempio, ma il governatore della Puglia è legittimato dal suo partito, l’organizzazione  si chiama ‘sinistra ecologia libertà’. Il mio problema era fin quando Vendola era comunista. Per capire: Piccinelli sei tu, ti darebbe molto fastidio sapere che c’è un altro Piccinelli che va in giro a fare l’opposto di quello che fai tu pur chiamandosi al tuo stesso modo. Sono posizioni legittime, quindi, ma bislacche dal punto di vista della teoria. Possono dirsi comunisti, non sono io che devo dare giudizi, ma il comunismo è il marxismo-leninismo, l’Unione sovietica, la Russia, la Rivoluzione d’Ottobre, Lenin. Non si può far andare bene Lenin ma ‘il-giorno-dopo’ Lenin diventa già ‘cattivo’: noi siamo ‘cattivi’ in fondo da Lenin a Stalin, ci prendiamo tutto la responsabilità, siamo comunisti fino in fondo”.

 

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