lunedì, Settembre 27

Il sistema gas, ‘ponte’ della transizione economica italiana Il Global Gas Report. Interessi e investimenti dell'Italia come hub europeo, tra riconfigurazione strategica delle reti ed equo accesso alla concorrenza

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Per fare un esempio pratico, nella prima settimana di dicembre, con l’ ‘emergenza freddo’ e il funzionamento ridotto del gasdotto TENP, che garantisce forniture dal Nordeuropa attraverso il passo di Gries, in Svizzera, il prezzo del gas si è impennato di più del 50%: vale a dire, oltre 35€/MWh sul mercato spot del nostro PSV. Il divario tra PSV e TTF, intanto, è andato oltre i 10 euro, accompagnandosi a prelievi dagli stock e a un import sempre più consistente dalla Russia, divenuto nostro fornitore di riferimento rispetto all’Algeria.

«Il sistema gas italiano», ha commentato una settimana fa Marco Alverà, CEO di SNAM, «è tra i più sicuri al mondo grazie alla diversificazione delle fonti di approvvigionamento, all’ampia disponibilità di stoccaggio e ai piani di emergenza elaborati dal MISE, molto apprezzati in Europa». La sicurezza era riferita all’interruzione temporanea dei flussi di gas russo che giungono in Italia attraverso il gasdotto TAG (‘Trans Austria Gasleitung’), a seguito dell’esplosione occorsa a Baumgarten il 12 dicembre.

Sul fronte degli approvvigionamenti e del ruolo italiano di hub del gas, di fronte allo sviluppo del TAP (‘Trans-Adriatic Pipeline’), il discusso terzo segmento di un gasdotto lungo 3500 km che collegherà un ricchissimo giacimento offshore del Mar Caspio alle coste pugliesi, è stato invece escluso il progetto sottomarino GALSI, che avrebbe collegato Italia e Algeria passando per la Sardegna, perché ritenuto dall’UE non più strategico. La Commissione ha tolto dalla lista anche il Rigassificatore di Gela, a favore di una rete elettrica tra Sicilia e Tunisia (progetto ELMED).  Il Rigassificatore di GNL di Porto Viro (Rovigo), il primo offshore in Italia, che copre circa il 10% della domanda nazionale, è stato rilevato da SNAM a luglio di quest’anno: il Gruppo, subentrato a Edison, è divenuto socio (al 7,3%) di Exxon Mobil Italiana Gas (70,7%) e Qatar Terminal Company Ltd (22%). La struttura affianca quelle di Livorno e Panigaglia.

I cambi di policy, a maggior ragione per un settore così sensibile, sono racchiusi nell’incontro non provo di frizioni tra pressioni europee e percorsi nazionali. Lo scopo di una effettiva liberalizzazione e competitività dell’Italia, come espresso dalla SEN, si inscrive nel processo di europeizzazione della politica energetica. In linea con la Direttiva 2009/73/EC, che discende da una Comunicazione della Commissione del 10 gennaio 2007 intitolata ‘Una politica energetica per l’Europa’, il processo di liberalizzazione avviene separando la proprietà della rete energetica dal mercato delle compagnie, che sarebbero meglio garantite da un equo accesso alla rete concorrendo, in via di principio, alle stesse condizioni. Ciò porterebbe all’eliminazione di un sistema di regolazione dei prezzi, demandata nel nostro Paese all’ Autorità competente.

Ben prima di Brexit – prescindendo da eventuali propensioni all’integrazione europea – , questa via è stata percorsa, con modalità specifiche al proprio contesto, dal Regno Unito nel periodo 2003-2012.  Nell’arco del decennio, la rete del gas inglese si è trasformata in un oligopolio poco trasparente sui contratti di fornitura gestito da 6 imprese (le stesse che importano il gas) e in un aumento dei prezzi vicino al 90%.

SI tratta, con tutte le differenze del caso, di un esempio recente rilevante per l’Italia in quanto priva finora di un’alta concorrenzialità: il nostro mercato, come quello britannico, non è competitivo e togliere i freni di una regolazione potrebbe affondare, sul nascere, ogni speranza proprio in termini di competitività per le imprese che vi operano – nonostante tutti i buoni auspici del Gruppo SNAM.

Da parte della Società interessata, l’attenzione resta concentrata sul rialzo della domanda: «Rispetto alle altre fonti di energia, le cui proiezioni presentano significative divergenze, c’è un consenso generale riguardo la traiettoria di crescita della domanda di gas: tutte le principali previsioni si aspettano un aumento tra l’1,6% e il 2,2% l’anno. Queste proiezioni prevedono anche che il gas supererà il carbone ponendosi come secondo pilastro fondamentale del mix energetico globale entro il 2035».

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