sabato, Luglio 24

Il sistema bancario europeo nel mirino di Goldman Sachs e Jp Morgan Chase Le manovre di Wall Street lasciano presagire tempi duri per l'Europa

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Goldman Sachs e Jp Morgan Chase stanno puntando forte su un nuovo crack finanziario. Lo dimostra la loro spiccata tendenza, messa in evidenza da ‘Bloomberg’, a rifilare ai propri clienti degli strumenti finanziari noti come Total Return Swap (Trs), prodotti finanziari che impegnano un soggetto detentore (Total Return Payer, Trp) a cedere a un acquirente (Total Return Receiver, Trr) le percentuali di rendimento e i rischi connessi di un collaterale, in cambio del versamento di un flusso monetario periodico determinabile in base all’andamento dell’Euribor.

La struttura di questi nuovi strumenti derivati ricalca piuttosto fedelmente quella dei ben più noti Credit Default Swap (Cds), polizze che si valorizzano con il deprezzamento dei beni che sono chiamate ad assicurare. Nel biennio precedente allo scoppio della crisi del 2008, il gigante assicurativo Aig fu il maggior emittente di Cds, consentendo ai titolari di strumenti derivati ad alto rischio quali i Collateralized Debt Obligation (Cdo) di assicurarsi da potenziali perdite. Il problema è che di questi Cds fecero incetta anche i più voraci ‘squali finanziari’ di Wall Street per scommettere sulla caduta di quegli stessi Cdo che di fatto non possedevano. In caso di svalutazione dei Cdo (in gran parte costruiti sul mutui subprime), la compagnia assicurativa emittente è infatti vincolata sia a rimborsare i loro legittimi proprietari sia a saldare il conto con tutti gli speculatori che avevano scommesso sul loro ribasso.

Qualora il meccanismo di funzionamento dei Cds venisse applicato alla realtà effettiva, ciascun individuo sarebbe autorizzato ad accendere polizze su qualsiasi genere di beni (case, automobili, ecc.) posseduti da altri, e quindi a trarre vantaggio dalla distruzione o dal deterioramento di detti beni. Grazie alla deregolamentazione, la Aig e le altre società assicurative non furono obbligate ad accumulare alcun fondo per coprire le eventuali perdite dei Cdo assicurati con Cds, che erano stati emessi per centinaia di miliardi di dollari. In questo torbido sistema si inserì proprio la Goldman Sachs, che implementò una gigantesca manovra speculativa acquistando oltre 20 miliardi di dollari di Cds dalla Aig per scommettere sul ribasso degli stessi Cdo che aveva preliminarmente rifilato ai propri azionisti, ammaliati dall’alto rating garantito da Standard & Poor’s, Moody’s e Fitch,  vale a dire le stesse agenzie che erano state ‘congruamente’ retribuite dalla banca d’affari per assegnare alte valutazioni ai Cdo.

Così, in pochi mesi, vennero sfornati oltre un milione di miliardi di titoli derivati piazzati un po’ ovunque nel mondo. Questa spazzatura finanziaria finì per attirare numerosissimi investitori ma fruttò lauti profitti solo ed esclusivamente agli stessi istituti che li avevano raccomandati, e che pochi istanti dopo averli rifilati ai propri clienti (i quali persero tutto nel giro di pochi mesi), avevano scommesso sulla loro perdita. Henry Paulson, che all’epoca ricopriva il ruolo di amministratore delegato di Goldman Sachs, era tuttavia conscio del fatto che una manovra speculativa di tali dimensioni avrebbe potuto condurre al fallimento della Aig e decise pertanto di spendere circa 150 milioni di dollari per stipulare una polizza assicurativa allo scopo di tutelarsi da questa eventualità, prima di rassegnare le proprie dimissioni (luglio 2006) e vendere quasi 500 milioni di dollari di azioni dell’istituto per cui lavorava onde assumere l’incarico di segretario al Tesoro sotto l’amministrazione Bush jr.

Quando il castello di carte dei derivati cominciò a crollare a seguito dell’innalzamento dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve, la Aig accusò immediatamente i contraccolpi della grande manovra speculativa sferrata dalla Goldman Sachs e ben presto si ritrovò a dover onorare oltre 10 miliardi di dollari di rimborsi ai titolari dei Cds, senza disporre della liquidità sufficiente per farlo. Dal momento che la società in questione assicurava banche, compagnie aeree, industrie, linee ferroviarie, cantieri, abitazioni, automobili e tantissime altri beni ed attività in tutti gli Stati Uniti, la sua insolvenza avrebbe inesorabilmente provocato il blocco totale dell’economia Usa. La Federal Reserve decise allora, previa autorizzazione del Dipartimento del Tesoro, di procedere all’acquisizione di Aig, rilevandone l’80% in cambio di 85 miliardi di dollari, di cui 14 vennero immediatamente dirottati verso le casse di Goldman Sachs per saldare definitivamente il conto della sua gigantesca manovra speculativa.

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