lunedì, Giugno 21

Il Sindaco e la bufala del Gender La teoria del Gender e il Sindaco di Venezia Luigi Brugnaro

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Proprio perché rifiuto di collocarlo sul piano di Luca Zaia e di Matteo Salvini, suggerirei al primo cittadino lagunare di muoversi con maggiore attenzione su terreni così delicati.

Una recente indagine tra i giovani inglesi dice che il 40% degli intervistati non si colloca tra gli omosessuali e neppure tra eterosessuali, e che si accompagna indifferentemente a maschi e femmine. Il grande Richard Feynman, premio Nobel per la Fisica, saggiamente scriveva: «Noi non possiamo insegnare alla Natura come deve funzionare», quindi è meglio che ciascuno viva come crede, con il solo vincolo di non ledere spazi e diritti del suo prossimo.
Il turismo è alimentato anche dalla capacitàculturaledei luoghi di rispondere alla soggettività dei potenziali ospiti, purché non lesiva. La bellezza da sola non basta e conterà sempre meno, se non sostenuta da manifestazioni di rispetto e di civiltà.

Un paio di anni fa, all’interno della Fiera del Libro di Torino mi sono state presentate due mamme gay con i loro meravigliosi bambini, sereni e contenti di stare al mondo. Si trattava di Francesca Pardi e di Maria Silvia Fiengo, editori, tra quelli colpiti dal divieto di Brugnaro. Ho pensato che migliaia di minori, travolti da padri e madri eterosessuali che si separano e perdono tempo a farsi dispetti rovinosi sulla pelle dei figli, vorrebbero avere la stessa serenità di quelle creature.

Le competenze genitoriali non riguardano l’orientamento sessuale, e sono state distribuite ai singoli individui, non a precisi gruppi umani che poi se ne intestano, ingiustamente, il monopolio. L’osservazione sul campo parla di una realtà trasversale, complessa, varia, continuo mutamento, impossibile da fare entrare nelle teste di sfaccendati che si sono gettati in politica per vincere il senso di inutilità che li sovrastava. Il Sindaco di Venezia non è tra questi, la sua storia parla di un uomo laborioso e capace, ma nella circostanza non si è capito bene.

La Corte europea dei diritti umani ha condannato l’Italia, obbligandola a riconoscere le unioni gay, se qualcuno aveva riserve sul ruolo che può giocare l’Europa nell’incivilimento di luoghi e persone, è servito. L’alternativa è quella barbarie che qualcuno vorrebbe per il nostro Paese, ma non mi pare ci possano essere dubbi tra l’Unione europea e i professionisti dell’inospitalità e dell’odio, che faticano a risalire la china dei secoli, rovesciandoci addosso la loro inconsistenza. Sagome sinistre, da cui il Sindaco farebbe bene a smarcarsi.

 

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