domenica, Settembre 19

Il Sindaco e la bufala del Gender La teoria del Gender e il Sindaco di Venezia Luigi Brugnaro

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Diventa ogni anno più difficile per gli organizzatori della Parigi-Roubaix trovare tratti di pavé su cui fare transitare i corridori. Senza quella pavimentazione la corsa non sarebbe più la stessa ma una carbonara senza uova e senza pancetta. Più o meno lo stesso problema che devono risolvere le persone integraliste, individuare un nemico con cui prendersela, perché altrimenti la loro vita, priva di una meta, si smarrirebbe, o peggio, si riempirebbe di domande, spalancando praterie vuote e desolate. Meglio parlare d’altro.
Trovare il proprio singolare pavé per costoro non è stato facile. Da quando è caduto il muro di Berlino, la reificazione pro tempre del demonio, ossia i comunisti, scarseggiava. Si sentivano malinconici pescatori boccati dal fermo biologico, così, nei laboratori dell’integralismo, patologia delle religioni assai diffusa, si è dovuto lavorare con turni di 24 ore per trovare loro una nuova terra promessa. Gli sforzi alla fine sono stati premiati, con la scoperta dell’esistenza, oltre che dei gay, di una teoria del Gender, il nemico del millennio o, più modestamente, del secolo. In realtà un microbo insignificante, che la devozione dei ricercatori è riuscita a trasformare in nemico mortale. Pure una fesseria, se geneticamente modificata, può fare carriera.

Il Gender, anche dal punto di vista scientifico, è assolutamente niente. Una semplice affermazione di buon senso, il cui caposaldo dice che il comportamento di maschi e femmine è fruttoanche’ (ovviamente ‘non solo’) di rinforzi culturali.

Tempo fa per spiegare il concetto avevo utilizzato dei ricordi d’infanzia di una paziente. Eccoli. All’età di 3 anni, insieme a fratelli e cugini, stava aiutando il padre a riprendere delle gallinelle scappate da un piccolo recinto. Fu lei la prima a individuare uno dei pennuti. Emozionata, corse dal padre, lo condusse sul posto e si accinse a recuperare l’animaletto discendendo un piccolo crinale, poco più di mezzo metro in tutto. Ma non aveva fatto i conti col genitore: «No, questo è un lavoro da maschio, lo faremo fare a tuo fratello». Il ricordo successivo chiude il cerchio: «La domenica papà mi portava a messa, col mio cappottino rosa e la borsetta dello stesso colore». Eccola la teoria del Gender, niente di più niente di meno, una pistola scarica, ma quando gli integralisti individuano un nemico cominciano a trattarlo come il bidone della raccolta indifferenziata, lo riempiono di tutte le loro paure.

Per fortuna ogni tanto torna la saggezza, sebbene solo parzialmente. È accaduto al Sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro. Dopo la bruttissima storia del ritiro dalle scuole dei libricontaminatidella teoria Gender e dopo avere urlato che non ci sarebbe mai stato un gay pride nella sua città, il primo cittadino annuncia che sarebbe favorevole ad ospitarne uno sull’acqua, invitando pure Elton John, con cui erano appena volati gli stracci. Forse l’associazione degli albergatori veneziani gli ha ricordato quali montagne di danaro muovono i gay (e le navi da crociera che scorrazzano per la città). Coi libri sul Gender invece, niente, pochi schei, così rimane la macchia indelebile su Venezia.

Ora, non si chiede che torni il Doge a mettere a posto le cose, ci mancherebbe, ma sarebbe buona norma che chi amministra uno dei gioielli del mondo occidentale, conoscesse almeno la grammatica elementare dei luoghi e la rispettasse. Il Sindaco, ne sono sicuro, non ignora che senza gli apporti di uomini e materiali provenienti dall’Oriente, la stessa Basilica di San Marco, tesoro compreso, sarebbe molto meno maestosa e interessante, e forse sarebbe visitata da un numero minore di turisti.

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