giovedì, Agosto 5

Il silenzioso esercito dei dottori cubani La cooperazione sanitaria proposta sta riscontrando notevoli apprezzamenti a livello internazionale

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Lontano dai riflettori e completamente dissociato dall’infernale macchina macina soldi degli aiuti umanitari, un esercito di dottori ed infermieri cubani ha beneficamente invaso i tre paesi africani colpiti dall’epidemia di Ebola. È stato il Leader Maximo, Fidel Castro, ha decidere l’invio di questo esercito fedele alla strategia politica dell’internazionalismo rivoluzionario sanitario ideata nei primi anni post rivoluzione da Ernesto Che Guevara. I 450 dottori ed infermieri  cubani altamente specializzati ed adeguatamente equipaggiati operano in Liberia, Sierra Leone e Guinea fin dall’inizio dell’epidemia. Grazie a loro dimensioni e gravità di questa tragedia sono state ridotte e ora, lentamente, si sta intravvedendo la vittoria sul micidiale e mortale virus senza vaccini o miracolosi farmaci delle multinazionali occidentali, ancora in fase di sperimentazione.

Il contingente sanitario cubano è stato fino ad ora il più importante sia numericamente che per efficacia. È stato sorpassato la scorsa settimana dal contingente sanitario Nigeriano: 600 tra medici ed infermieri, già preparati ad affrontare l’epidemia. Gli stessi che hanno circoscritto e debellato i primi casi di Ebola in Nigeria impedendo sul nascere l’epidemia nella potenza economica dell’Africa Occidentale. Il primo serio contingente sanitario occidentale, quello inviato da Medici Senza Frontiere (250 dottori ed infermieri) si assesta ad un mero terzo posto, seguito dal carrozzone di improvvisati “esperti” sanitari inviati dalle ONG per racimolare fondi, linfa vitale del business dell’umanitario, definito in Africa il business dei “Signori della povertà”.

I dottori cubani collaborano con le altre realtà sanitarie straniere presenti nei tre paesi africani compreso l’esercito americano. L’inaspettata decisione di collaborare con il nemico storico, con i “mostruosi capitalisti” è stata presa dal Fidel Castro in persona e ribadita da suo fratello: Raul Castro che ha preso le redini del potere otto anni fa a causa delle precarie condizioni di salute del Leader Maximo. La cooperazione sanitaria della Rivoluzione Cubana ha raccolto apprezzamenti ed elogi a livello internazionale. “La risposta sanitaria internazionale è stata lenta e a volte inadeguata. Questo ha contribuito al peggiorare dell’epidemia. È positivo e importante che i dottori cubani siano intervenuti senza esitare” commenta alla Agenzia di Stampa Francese Sean Casey, direttore del dipartimento emergenze della Ong International Medical Corp. “Cuba è stato l’unico paese che ha risposto immediatamente e con alta professionalità alla crisi” decreta il presidente dell’Unione Africana Nkosazana Dlamini-Zuma ex moglie del presidente sudafricano Jacob Zuma.

L’intervento sanitario cubano è riuscito a raccogliere apprezzamenti anche dal nemico che, a distanza di cinquant’anni dalla rivoluzione contro il dittatore Battista, sta ancora spendendo milioni di dollari per operazioni eversive e terroristiche tese ad abbattere il pericolo comunista a Cuba e mantenendo un embargo economico totalmente controproducente per la stessa economia americana. Il Segretario di Stato Americano John Kerry ha definito impressionanti gli sforzi sanitari dell’Avana. “Cuba un piccolo paese di undici milioni di abitanti, ha inviato un esercito di professionisti sanitari altamente qualificati. Salutando l’iniziativa cubana, affermo che siamo pronti a collaborare per fermare l’epidemia. Cuba sta regalando un magnifico contributo all’umanità” ha dichiarato Kerry la scorsa settimana durante un meeting a Washington con i diplomatici stranieri accreditati a rappresentare i loro paesi negli Stati Uniti.

Nonostante le difficoltà causate dall’embargo e la caduta del principale alleato economico: l’Unione Sovietica, Cuba detiene ancora il miglior sistema sanitario a livello mondiale, completamente gratuito alla popolazione. Da dieci anni il regime comunista ha aperto cliniche private rivolte ai pazienti di altri paesi, posizionandosi ai primi posti tra i centri sanitari mondiali. Una posizione che procura alle casse di stato preziosa valuta estera. Il “Ejercito de batas blancas” (l’esercito dei camici bianchi) è stata un’invenzione di Che Guevara dopo il fallito tentativo di esportare la rivoluzione cubana all’estero. Un tentativo pagato con la vita dal Che in Bolivia.

Cuba ha sempre giocato un importante ruolo in Africa, inviando truppe d’élite a combattere il regime nazista Boero al fianco dei guerriglieri del African National Congress o i mercenari portoghesi al fianco dell’esercito rivoluzionario angolano. L’ultima avventura militare fu in Congo, al fianco dei guerriglieri di Dèsirè Kabila (divenuto presidente nel 1996 ed assassinato nel 2001). Una disastrosa avventura che traumatizzò il Che e pose fine ai tentativi di esportare la rivoluzione in Africa. Il rivoluzionario argentino e medico specializzato creò la Brigata Medica Cubana Internazionale (BMCI)  inviando dottori ed infermieri a sostenere la sanità in vari paesi dell’America Latina, Africa e Asia. Nel 2005 Cuba inviò 2.500 dottori per assistere le vittime del terremoto in Pakistan. Altri 1.500 dottori prestarono servizio ad Haiti nel 2010, ricorda Jorge Delgado Bustillo, direttore del BMCI.

Dagli anni sessanta Cuba ha inviato 135.000 dottori ed infermieri in vari Paesi del mondo. Attualmente 50.000 dottori ed infermieri cubani operano in 66 paesi dell’America Latina, Africa e Asia. La BMCI è diventata una fonte di finanziamento importante oltre che alla più evidente ed efficace cooperazione sanitaria al mondo. Si nutrono sospetti, (non ancora comprovati) che la BMCI venga anche utilizzata per infiltrare spie cubane in paesi considerati strategici. Una tattica ben conosciuta da Washington, Londra e Parigi che da anni infiltrano spie nelle principali Ong internazionali quali I.R.C., Save The Children e Medici Senza Frontiere, nonostante che queste organizzazioni abbiano sempre negato la collaborazione con i loro governi.

L’aiuto sanitario cubano contrasta con le evidenti carenze di un occidente interessato solo ad acquisire nuovi fondi (nel caso delle ONG) e di permettere illegali sperimentazioni su umani di vaccini e farmaci sperimentali (nel caso delle multinazionali farmaceutiche). La scorsa settimana la BBC ha evidenziato queste carenze affermando che i pazienti affetti di Ebola nei tre paesi africani sono beneficiari di una assistenza sanitaria inefficace e inadeguata. L’accusa proviene dall’autorevole giornale medico scientifico Lancet. Secondo la prestigiosa rivista il personale sanitario occidentale non applicherebbe il protocollo standard internazionale di contenimento della malattia tramite la somministrazione di fluidi e la tecnica elettrolita tesa ad evitare i decessi per disidratazione. Il Virus dell’Ebola provoca vomito, diarrea ed emorragie, che contribuiscono alla perdita di fluidi, sodio e potassio.

Il Dottore Ian Roberts docente presso la Scuola di Igiene di Londra e il Professore Anders Pener docente presso l’Università di Copenaghen, affermano che i medici occidentali nei tre paesi africani raramente applicano le necessarie e vitali terapie contro la disidratazione, concentrandosi sulla sperimentazione illegale di farmaci e antidoti. Secondo i due esperti sanitari mondiali questa “dimenticanza” ha contribuito ad aumentare il numero dei decessi. L’accusa non ha trovato smentite ma parziali conferme tra le Ong internazionali impegnate nella lotta contro l’Ebola. “Vari pazienti necessitano di flebo per evitare la morte per disidratazione ma è una vera scommessa assicurare questa terapia”, ammette alla BBC la Dottoressa Catherine Hoolihan di Save The Children. “Siamo coscienti che le terapie contro la disidratazione sono necessarie ma per attuarle necessita un maggior numero di staff sanitario” afferma il Dr. Charlie Weller della Ong Wellcome Trust.

Come importante consolazione gli eserciti sanitari di Cuba e Nigeria non dimenticano affatto di attuare le terapie anti disidratazione, salvando migliaia di vittime senza chiedere donazioni internazionali né tentando di promuovere sottobanco vaccini e farmaci geneticamente modificati dagli effetti collaterali totalmente sconosciuti.

L’epidemia dell’Ebola, principalmente causata dalla mancanza di sistemi sanitari nazionali nei tre paesi africani nonostante i milioni di dollari spesi nell’ultimo decennio dalle Nazioni Unite e Ong internazionali, sembra un’ottima scusa non solo per forzare le rigide procedure sulla sperimentazione umane di nuovi faccini e medicinali ma per preservare il potere. Il presidente liberiano Ellen Johnson Sirleaf ha vietato la campagna elettorale dell’opposizione per le elezioni del Senato previste per questa settimana. La scusa è quella di evitare assembramenti di persone che potrebbero diffondere la malattia. In realtà il divieto, ratificato dalla Corte Suprema, tende a limitare le attività politiche dell’opposizione, defraudata della vittoria per due volte consecutive, nel 2005 e nel 2011. Il provvedimento colpisce anche il figlio del presidente: Robert Sirleaf che si è iscritto come candidate indipendente al posto di Senatore di Monrovia, la capitale. Rober Sirleaf ha duramente criticato la decisione presa dalla madre.

La candidatura di Robert e la sua scelta di collocarsi tra i partiti di opposizione è stata presa dopo che è stato costretto a dimissionare dalla Direzione della Compagnia Nazionale Petrolifera e dal posto di Consigliere della Presidenza. Una mossa dettata per salvaguardare la madre dalle critiche di conflitto di interesse. George Weah, ex calciatore del Milan, candidato alla presidenza nel 2005 e probabile candidato alle presidenziali del 2016, si è unito alla protesta promossa dal Robert Sirleaf richiedendo anch’esso una libera e trasparente campagna elettorale. Secondo alcuni esperti regionali le elezioni del Senato dovrebbero registrare una pesante sconfitta del partito del Premio Nobel della Pace evitabile solo tramite pesanti frodi elettorali, la specialità di Ellen Johnson Sirleaf.

 

 

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