mercoledì, Maggio 12

Il silenzio sui crimini di guerra dell’Arabia Saudita Perché allora questa cecità nei confronti della potenza saudita?

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Beirut Mentre l’Arabia Saudita continua ad occupare le prime pagine dei giornali – vuoi per la presunta ambizione di presiedere al Consiglio delle Nazioni Unite sui diritti umani previsto il prossimo gennaio, vuoi per l’emergere di ulteriori elementi che comprovano come i suoi dirigenti abbiano sfruttato e promosso lo sviluppo del radicalismo islamico per i propri obiettivi geopolitici come per esempio il controllo delle risorse naturali (petrolio, gas e acqua) -, la lista dei peccatucci della più grande e repressiva teocrazia del mondo si arricchisce della voce ‘crimini di guerra’.

E nonostante il fatto che l’Arabia Saudita intraprenda azioni illegali e moralmente riprovevoli come sono gli attacchi deliberati e sistematici alle popolazioni civili per raggiungere i propri scopi egemonici in Yemen, ciò che desta più allarme è il silenzio del mondo davanti a tutto questo.

Le potenze occidentali sono molto impegnate nel portare allo scoperto e a volte addirittura creare le prove degli abusi commessi, per esempio, dalla Russia e dall’Iran; perché allora questa cecità nei confronti della potenza saudita? Forse le leggi internazionali servono come armi politiche agli Stati abbastanza ricchi o abbastanza potenti da poterle imporre agli altri?

Nel decennio della guerra statunitense contro il terrore, le leggi sono diventate armi al servizio del neo-imperialismo, dove l’Arabia Saudita, l’alleato più fedele degli Stati Uniti in Medio Oriente, è un perfetto esempio di come funzioni questa nuova arte dell’insabbiamento politico e legale. Da quando il 25 marzo Riyadh ha ufficialmente annunciato azioni militari contro lo Yemen adducendo un tentativo di ‘facilitare la transizione democratica nel Paese’ e reintroducendo il Presidente Abdo Rabbo Mansour Hadi, già due volte deposto, la potenza petrolifera ha iniziato a  seminare morte ai quattro angoli dello Yemen.  E dal momento che lo Yemen – il Paese più povero della Penisola Arabica – si è dimostrato più tenace del previsto e i suoi soldati si sono rivelati più determinati e capaci di difendere la sovranità territoriale del proprio popolo di quanto gli ufficiali abbiano mai sperato, le loro maestà di Al Saud hanno scelto la via oscura delle armi proibite per contrastare i ribelli yemeniti.

Senza nessuna fine in vista, il pantano yemenita ha costretto Riyadh ad abbandonare i propri pericolosissimi arsenali militari, e al diavolo le conseguenze. Sicura che i crimini perpetrati non sarebbero stati perseguiti, che non ci sarebbe stato alcun prezzo da pagare di fronte alla comunità internazionale e che non ci sarebbe stata alcuna documentazione giornalistica a denunciare il volto ripugnante della guerra Saudita in Yemen, gli ufficiali sauditi sono diventati sempre più sfrontati nella loro follia militare.

Sembra che non ci sia limite a ciò che l’Arabia Saudita è disposta a mettere in campo pur di assicurarsi la vittoria contro lo Yemen: bombe a grappolo, armi al fosforo, bombe al neutrone… e la lista si allunga via via che gli alleati distolgono lo sguardo dallo Yemen ferito. Nessuna indignazione dei media qui, nessuna condanna o proclama politico e morale! Quando a morire sono i più poveri e i più vulnerabili, attorno c’è solo silenzio. Poche settimane dopo la pubblicazione di un reportage di denuncia – redatto dall’ong Human Rights Watch – , dove l’Arabia Saudita veniva accusata di aver utilizzato bombe a grappolo negli altipiani yemeniti (nelle province più a Nord), la stessa organizzazione non governativa ha presentato ulteriori prove della colpevolezza saudita. E nonostante il Generale di Brigata Ahmed Asseri, portavoce militare dell’Arabia Saudita, abbia ostinatamente negato l’utilizzo di bombe a grappolo nello Yemen, le prove si stanno accumulando sempre di più. «Non stiamo assolutamente usando bombe a grappolo», ha detto durante una conferenza stampa poco dopo l’inizio dell’attacco aereo. In realtà, sembrava proprio che le stessero usando.

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«Le bombe a grappolo, vietate dalla Comunità Internazionale, hanno ferito dei civili, compreso un bambino, durante un attacco nel territorio controllato dalla minoranza Houthi, nel nord dello Yemen. Human Rights Watch ha visitato il Governatorato di Saada nel Nord del Paese, incluso uno dei siti bombardati, il 15 e 16 maggio 2015» ha confermato HRW nella sua ultima relazione del 3 maggio.

Nonostante gli sforzi per negare l’evidenza, il regno saudita ha già dei precedenti nell’utilizzo di armi illegali. Nel 2009 infatti, durante un altro conflitto con gli Houthi, il Paese aveva lanciato bombe a grappolo in aree densamente popolate. In effetti, il Paese è un consumatore abituale di bombe a grappolo. Nel 2013 ne  ha ricevuto un rifornimento su gentile concessione degli Stati Uniti. Forse l’Arabia Saudita non utilizza bombe a grappolo, ma di certo sa come procurarsele!

Ma non sono solo queste le uniche armi illegali utilizzate. Secondo molti infatti, le bombe a grappolo sono l’ultimo problema dello Yemen. Hussain Al Bukhaiti, un attivista politico yemenita residente a Sana’a, sostiene fin dallo scorso aprile che l’Arabia Saudita stia segretamente utilizzando armi chimiche sia nella capitale Sana’a sia a Sa’ada, una roccaforte Houthi nel Nord del Paese. Durante un’intervista ha raccontato come i residenti nella capitale abbiano difficoltà respiratorie a causa del forte odore di cloro proveniente dalle aree bombardate. «Non sono un medico ma i sintomi e le ustioni delle persone indicano chiaramente un’esposizione a sostanze chimiche tossiche» ha dichiarato a maggio.

Sarah Abdullah Al Ansi, medico yemenita specializzato in tossicologia, conferma di aver visitato personalmente diversi pazienti le cui ustioni chimiche e sintomi  suggerivano l’utilizzo di cloro e fosforo bianco. “Decine e decine di pazienti vengono da noi in ospedale, ma dal momento che ai media non interessa denunciare il caso, questi abusi nei confronti della popolazione stanno passando sotto silenzio e rimarranno impuniti” racconta, aggiungendo poi che “la gente ha molta paura che l’Arabia Saudita metta in atto un attacco chimico massiccio, o addirittura… un attacco nucleare”.

Secondo Gordon Duff, redattore capo del Veteran Today e opinionista abituale sui canali televisivi RT e Press TV, l’Arabia Saudita ha già passato il Rubicone nucleare. In un articolo pubblicato il 21 maggio su Veteran Today, Duff dichiara che «un video di un’esplosione, ricevuto dallo Yemen e girato verosimilmente il 20 maggio 2015, è stato analizzato da un team di esperti armi nucleari. Con tutta probabilità si tratta di una bomba al neutrone, e solo Israele può averla lanciata» (qui il video).

Se molti yemeniti non hanno dubbi che il regno saudita si sia appoggiato alla potenza nucleare di Israele per infliggere un colpo mortale allo Yemen, la maggior parte dei media occidentali ha ignorato o censurato tutta la faccenda. In entrambi in casi, rimangono in sospeso troppe domande senza risposta. Più semplicemente, questa regola non scritta del silenzio sull’operato delle oligarchie mondiali non può più essere tollerata.

Traduzione di Marta Abate

 

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