giovedì, Dicembre 2

Il sigillo Usa sulla corsa al riarmo nucleare Bombe atomiche americane in Italia: 50 ad Aviano e 20 a Ghedi

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A fianco di ciò, Washington ha annunciato lo schieramento in Italia, Belgio, Olanda, Turchia e Germania delle nuove bombe all’idrogeno B61-12, dopo «aver investito decine di miliardi di dollari nella modernizzazione e ricostruzione dell’arsenale nucleare e degli impianti atomici statunitensi». Secondo le più recenti stime della Federation of Atomic Scientists (Fas), gli Stati Uniti mantengono complessivamente 180 bombe atomiche in Europa e Turchia: 70 in Italia (50 ad Aviano e 20 a Ghedi), 50 in Turchia, 60 equamente ripartite tra Germania, Belgio e Olanda. Sul New York Times è apparsa una lunga e dettagliata descrizione delle caratteristiche di questa nuova arma nucleare, in grado di penetrare in profondità per distruggere i bunker dei centri di comando e altre strutture sotterranee del nemico. A differenza delle ormai obsolete ‘B61-4‘, che si sganciano in verticale sull’obiettivo, le ‘B61-12‘ possono essere lanciate a circa 100 km ed essere teleguidate sul bersaglio attraverso un sistema satellitare, e risultano pienamente compatibili non solo con il velivolo ‘B2 Spirit‘, ma anche con gli altri bombardieri statunitensi come l’F-35, l’F-16 e il Tornado Pa-200.

nucleare 2Questa arma, testata nel poligono di Tonopah in Nevada, offre, inoltre, la possibilità di adeguare la potenza dell’esplosione nucleare al tipo di obiettivo da colpire, dal momento che i suoi ideatori hanno pensato di approntarne differenti versioni che vanno da 0,3 kilotoni a 50 kilotoni (pari ad oltre tre volte la potenza della bomba sganciata su Hiroshima); la bomba con la potenza massima è in grado di radere al suolo un’intera città, mentre quella minima si adatta a distruggere un’area più limitata, provocando una radioattività maggiormente contenuta.

La ‘B61-12‘ è la prima di cinque nuovi tipi di testate atomiche che per volontà di Washington dovranno avere dimensioni ridotte, buona precisione e soprattutto la capacità di non essere individuabili dai radar nemici. Il costo  totale del programma di ammodernamento, che comprende anche lo sviluppo di missili da crociera adatti a trasportare questi tipi di bombe, è stimato in circa un trilione di dollari diluiti in 30 anni  -prendendo come riferimento il valore del dollaro al 31 agosto 2014. Le implicazioni sono enormi, come puntualmente evidenziato dal generale ed ex Capo del Comando Strategico degli Stati Uniti James Cartwright, secondo il quale: «la modernizzazione delle armi nucleari potrebbe influenzare profondamente il modo in cui i comandanti militari valutano i rischi derivanti dall’uso di armi nucleari […]. Armi nucleari di minore potenza e più precise aumentano la tentazione di usarle, perfino di usarle per primi invece che per rappresaglia». Caratteristiche inedite di grande rilievo come la precisione, la capacità di penetrazione nel sottosuolo e la flessibilità rendono la B61-12 un’arma nucleare che non si limita a rispondere alle necessità statunitensi in materia di deterrenza, ma che può effettivamente indurre chi ne dispone a pensare di usarla in determinati scenari di guerra. Di fatto, armi del genere abbassano la soglia nucleare, cioè elevano il tasso di probabilità di un attacco atomico.

nucleare 1Il che ha spinto il parlamentare di Die Linke, Ale­xan­der Neu ha chiarito che non solo il rafforzamento, ma anche la semplice pre­senza dell’arsenale nucleare statunitense in Germania viola il Trat­tato di Non Proliferazione delle armi nucleari sottoscritto da Berlino, mentre l’ex Sot­to­se­gre­ta­rio di Stato tede­sco Willy Wim­mer ha affermato che lo schieramento delle nuove bombe in Ger­ma­nia costi­tui­sce «una con­sa­pe­vole pro­vo­ca­zione con­tro il nostro vicino russo» che per di più contraddice il pronunciamento del 2009 attraverso cui il Bundestag aveva disposto che gli Stati Uniti ritirassero tutte le loro armi nucleari dal territorio tedesco.

Le posizioni critiche assunte da esponenti politici di Paesi quali Germania, Belgio, Lussemburgo, Olanda e Norvegia, che hanno richiesto con sempre maggior forza la rimozione delle testate nucleari statunitensi dal suolo europeo, si sono scontrate con l’opposizione dell’Italia, che continua tuttora a sostenere le armi atomiche rappresentano un simbolo irrinunciabile dell’impegno militare statunitense in Europa e dell’architettura di difesa euro-atlantica. Così facendo l’Italia violerebbe palesemente il Trattato di Non Proliferazione cui aderisce – secondo alcuni analisti -, Trattato che impegna ciascun Paese firmatario «a non ricevere armi nucleari, né il controllo su tali armi, direttamente o indirettamente». Eppure, con l’accordo della ‘Doppia Chiave’ del 1959, Washington e Roma hanno concordato la possibilità, vincolata all’assenso di entrambi i Governi, di mettere le bombe statunitensi stoccate in territorio italiano a disposizione dell’Esercito locale; in base a questo accordo i piloti dell’aeronautica militare vengono regolarmente addestrati ed aggiornati da istruttori statunitensi.

La frenetica attività statunitense ha con ogni probabilità, spinto la Corea del Nord, da sempre considerato ‘Stato canaglia’ da Washington, a potenziare il proprio arsenale nucleare testando con successo  -almeno secondo Kim Jŏng-ŭn– una bomba all’idrogeno, nel quadro complessivo che vede una sempre più rapida corsa agli armamenti. Particolarmente frenetica si è rivelata l’attività di Israele, che continua a potenziare i propri vettori  -come i missili ‘Jericho‘-  e a ricevere sottomarini di fabbricazione tedesca ‘Dolphin‘, modificati per trasportare i missili balistici ‘Popeye Turbo‘. Produce, inoltre, trizio, isotopo radioattivo dell’idrogeno utile per fabbricare armi nucleari di nuova generazione come le ‘mini-nukes‘, da utilizzare negli scenari bellici più ristretti.

L’Arabia Saudita, impegnata a fronteggiare la progressiva affermazione del nemico iraniano sottoposto per oltre un decennio a dure sanzioni a causa del suo programma atomico, non ha negato di essere sul punto di acquistare armi nucleari del Pakistan, di cui copre il 60% delle spese necessarie a sostenere il programma nucleare bellico. In totale, se alle forze nucleari a disposizione della Nato (circa 8.000 testate nucleari, di cui quasi 2.800 pronte al lancio) si sommano gli ordigni russi, cinesi, pakistani, indiani, israeliani e nordcoreani, il numero delle testate atomiche viene stimato in 16.300 unità, di cui 4.350 pronte al lancio.

 

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